Una Castagna scaccia paura





“Le nostre castagne erano bellissime,
e quando i ricci cadevano e rimbalzavano al suolo e ne uscivano i frutti, lucidi…”
Stefano Benni, L’ultima lacrima.

“Fa’ la punta alla matita
corri a scrivere la tua vita.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.”
(Gianni Rodari)

Gianni arriva con calma e senza fretta davanti all’ingresso della scuola. Vuole godersi pienamente l’aria elettrizzante e adrenalinica del primo giorno di scuola.

Sono sei mesi che non varca l’ingresso di quell’edifico, sei mesi che lui, i bambini e i ragazzi non ascoltano il suono della campanella di inizio lezioni. Sei mesi in cui la vita di tutti è stata stravolta dalla pandemia, dove tutto quello che faceva parte di quel mondo è stato, con estrema necessità, chiuso in presenza e trasportato nelle case degli stessi alunni e dei docenti, in quella che è stata chiamata “didattica a distanza”.

Si ferma, osservando quell’insieme di bambini che si salutano con il gomito o pugno contro pugno, tutti con mascherine diverse una dall’altra, anche se, all’interno del plesso, dovranno usare tutti quella chirurgica. Osserva e ascolta le vibrazioni positive di quel vociare che è pura allegria, vita che ritorna dopo tanto silenzio.

Il suo Comprensivo! Si entrerà scaglionati con orari diversi: la Primaria, le Medie e più in là, le Superiori.

Un bambino incrocia il suo sguardo e lo saluta calorosamente:

“Ciao maestro Gianni, come stai? Sarai in classe con noi quest’anno?”

“Io sto bene e tu, Marco?”

“Anche io e felice di tornare a scuola!”

“Sì, sarò in classe con voi. Ci vediamo dopo.”

Sta per varcare l’ingresso, un ultimo respiro ed eccolo di nuovo all’interno di quel luogo sacro, un luogo che ama e che gli è davvero mancato tanto.

Controllo temperatura e igienizzazione delle mani, sarà un anno tosto, tostissimo, molti i cambiamenti e molte le misure di sicurezza che dovranno essere rispettate e assimilate da tutti. Nonostante ciò, finalmente si ritorna in presenza, si ritorna occhi negli occhi con i ragazzi e i bambini e, ovviamente, fianco a fianco, metaforicamente parlando, visto che si dovranno rispettare le distanze fisiche di un metro, con i colleghi insegnanti e non saranno certo queste distanze e la mascherina a fermare le relazioni, l’agire e il suo spirito.

In fondo Gianni è allenato, momentaneamente, molto più di tutti i docenti che lavorano nella scuola, avendo per tutta l’estate lavorato nei centri estivi infanzia e primaria, gestiti dalla sua cooperativa che, pur se con numeri piccoli  e meno elevati di quelli con cui si avrà a che fare da oggi, sono stati davvero un banco di prova e i primi a rientrare in presenza con le regole anti Covid, funzionando molto bene. Comunque, nonostante tutto questo, varcato l’ingresso, sente aumentare ancor di più l’adrenalina, accompagnata da un piccolo giramento di testa. Ma è pronto.

Stamane è arrivato alla prima ora, per accogliere nel suo primo giorno di scuola un bimbo di prima elementare.

Si chiama Davide e, nei giorni scorsi, attraverso un incontro online sulla piattaforma  Zoom, insieme a tutto il team di docenti e del sostegno, la madre ha dato informazioni importanti per iniziare questa avventura. Sapere cosa ama il bambino, ciò che potrebbe disturbarlo e come eventualmente contenere un eventuale momento di crisi, sono consigli che saranno sicuramente utilissimi in queste delicate prime giornate.

La diagnosi dei neuropsichiatri del bambino dichiara un disturbo d’ansia generalizzata che causa al bambino alcune fobie. Ansie e paure che, al momento, lo portano ad avere bisogno di qualcuno sempre al suo fianco, in diversi momenti della giornata. Cose sottolineate anche dalle educatrici della scuola dell’infanzia.

È spaventato da questo primo giorno di scuola che incombe e la chiusura forzata dei mesi scorsi, nell’ultimo anno di scuola dell’infanzia, non ha sicuramente accompagnato al meglio il delicato passaggio dell’incontro con la classe della primaria.

La madre è stata tranquillizzata dall’incontro con la squadra dei docenti. Si è sentita rassicurata dalla ferma presenza dell’insegnante di sostegno e di Gianni, all’accoglienza in giardino della classe del figlio.

Gianni saluta a distanza le colleghe e i colleghi docenti e le bidelle con cui, dal vivo, non si vedeva da quel fatidico 21 febbraio, quando si salutarono augurandosi un buon week-end. Un saluto mantenendo le distanze, ma sicuramente caloroso.

Ora è il momento di fiondarsi giù nel giardino. Gianni non è propriamente timido, ma, le situazioni in cui deve presentarsi davanti a tante persone, un po’ lo agitano. Abbassa un secondo la mascherina chirurgica appena arrivato all’esterno e prende un respiro. Poi, a passi levati, si avvicina alle maestre, in attesa dell’appello per la composizione delle classi.

I bambini e i genitori sono distanziati e diligenti alle nuove regole. In mezzo a loro, Gianni cerca Davide e i suoi genitori. Riconosce la madre e in basso uno scricciolo con uno zaino quasi più grande di lui. È attaccato a una gamba di mamma e papà e sembra già essere tesissimo.

Gianni si volta verso la collega del sostegno chiedendole se ha voglia di andare incontro a Davide, tanto prima della presentazione del team di docenti e dell’appello ci vorrà ancora un po’ di tempo. La collega annuisce e insieme si recano dal bambino.

I genitori li accolgono con un sorriso e con un bel:

“Buongiorno maestri!”

“Buongiorno a voi.”

Davide sbircia un pochino da dietro la gamba del padre, ma continua a nascondersi.

“Davide, loro sono due dei maestri che avrai quest’anno, ti va di presentarti?”

Davide si nasconde completamente dietro al papà, facendo un gesto di diniego con la testa.

“Ciao Davide, io sono Gianni e lei è la maestra Maria, Ti va se intanto ci salutiamo dandoci il pugno o il gomito, che ne dici? Così ci presentiamo.”

Davide alza un attimo la testa incrociando lo sguardo e la barba di Gianni, poi allunga il pugno verso la maestra e verso l’educatore. Quando tocca il pugno di Gianni, esclama:

“Lo sai che hai la barba come il mio papà?” – indicando il padre

“Hai visto? E ti piace?”

“Sì, certo!”

A questo punto Davide si stacca dai genitori, andando verso un albero non lontano. La preside li chiama per la presentazione della squadra e, mentre la madre raggiunge il bambino, i due tornano in formazione per ascoltare le parole e presentarsi successivamente.

Mentre la preside inizia il suo discorso, Davide corre verso Gianni. Ha qualcosa nella mano e vuole mostragliela.

“Ehi, maestro, hai visto questa castagna?” – glielo dice a bassa voce senza disturbare- “È proprio bella vero?”

“Sì, Davide, è stupenda. Dopo la guardiamo meglio insieme ok?”

Davide annuisce e torna dai genitori. Maria, dando un colpo di gomito all’educatore:

“A quanto pare te lo sei già conquistato eh?”

Gianni le sorride.

La preside inizia a fare l’appello di ogni sezione che andrà a comporsi e i bambini, staccandosi dalle mani dei genitori, si recano incontro alle insegnanti.

È il turno di Davide che, all’udire il suo nome, rimane attaccato stretto alla mano della mamma e sembra non voler raggiungere le maestre, che invitano la madre ad accompagnarlo da loro.

Gianni per il momento osserva e non interviene; Davide rimane vicino alla mamma, ma sembra tranquillo. L’educatore e l’insegnante di sostegno accolgono insieme alle maestre tutti i bambini e, per il momento, lasciano Davide con la madre che nel frattempo si è chinata a parlargli.

È il momento di mettere in fila i bimbi e salire in classe, il luogo che, se le cose andranno per il verso giusto, visto il periodo, dovrà accoglierli e ospitarli per un anno e probabilmente per tutto il percorso all’interno alla scuola primaria. Per questi bambini una seconda casa, un nido dove crescere, apprendere e infine spiccare il volo.

Davide comincia a piangere sommessamente e alcune lacrime cominciano a solcargli il viso. Vuole stare con mamma e papà: continua a dirlo, nascondendosi dietro di loro. A questo punto Gianni interviene, avvicinandosi al terzetto.

“Ehi, Davide ti va di andare in classe con me?”

“No, voglio stare con la mamma!” – Davide risponde abbassando la testa e piangendo più forte

“Davide, dove hai messo la castagna di prima?”

“È qui.” – la toglie dalla tasca per mostrarla a Gianni

“Oh, è proprio stupenda, super lucida, prima non mi ero proprio accorto di quanto fosse bella.”

“Sì, è vero è proprio bellissima.” Ora Davide ha alzato la testa e guarda Gianni. Anche le lacrime si sono fermate.

“Facciamo così: ora saliamo in classe insieme, ma. prima di salire, io e te, andiamo a cercare un’altra castagna che terrò io. Così tutte e due avremo un portafortuna per questo primo giorno di scuola. Che ne pensi?”

Davide ora sorride, ma continua a non staccarsi dalla madre. Poi risponde:

“Io ho paura di andare in classe, tanta. Ma la castagna per te la vorrei tanto cercare.”

“Vuoi sapere una cosa?” – Davide annuisce con la testa – “Anche io ho un po’di paura e, credimi, anche i tuoi compagni che sono saliti, ne hanno. Tutti abbiamo un pochino di paura, ma è normale sai?”

“Davvero? Non mi stai prendendo in giro?”

“No, è proprio così. Ed è una cosa normalissima.”

La mamma di Davide interviene prontamente

“Che ne dici se ora cerchi la castagna e poi sali con Gianni? Alle 12 io sarò qua fuori a prenderti, ok?”

Davide annuisce e, dopo aver dato un lungo abbraccio e un bacio ai genitori, si avvicina a Gianni.

“Andiamo a cercare la tua castagna scaccia-paura?”  

“Certo, ma la voglio lucida e bella come la tua!”

I genitori sorridono a Gianni e si allontanano dal giardino della scuola. L’insegnante di sostegno scende a controllare come sta andando: è tutto tranquillo.

Gianni si accorge della sua presenza e richiama la sua attenzione:

“Ehi maestra Maria, noi stiamo cercando una bella castagna scaccia paura per me. Che ne dici se ne cerchiamo una anche per te?” – Gianni lo dice strizzando l’occhio, senza farsi vedere dal bambino. – “Così tutti e tre affrontiamo meglio questa giornata.”

“Ma sì, dai! In effetti è proprio quello che ci vuole per far passare anche la mia, di paura.”

Trovate le castagne, il trio si dirige all’interno della classe, dove la maestra sta iniziando a presentarsi con i bambini e si appresta a spiegare le regole della classe, che quest’anno saranno inevitabilmente più numerose.

Davide viene salutato da tutti i compagni e si avvicina banco. Ascolta i discorsi delle maestre e di Gianni. Sembra sereno e a suo agio seduto nella sua postazione.

Il suono della campanella del cambio dell’ora, come il fischio di un arbitro a fine partita, interrompe la discussione sui racconti delle vacanze della prima C, lasciando alcune mani alzate in attesa di poter prendere parola per parlare. Anche Davide ha raccontato la sua vacanza. Timidamente ma lo ha fatto, interrompendo il flusso dei racconti dei compagni, per chiedere ai tre adulti in classe di raccontare la loro, essendo molto curioso di venirne a conoscenza.

Ora è arrivato il momento di salutare, perché Gianni deve recarsi alle medie dove segue altri ragazzi.

“Davide, io ora devo andare. Ti saluto e ci vediamo più tardi, al momento dell’uscita, ok?”

“Va bene, ma io ho ancora un po’ di paura.”

“Dove hai messo la castagna?”

“Qui, nel mio pugno”

“Bene, allora tienila lì che ti aiuterà un po’ad affrontare la paura, insieme a quello che con i tuoi compagni e la maestra Maria farete. Poi all’uscita mi racconterai come è andata, d’accordo?”

“Sì”

Con un saluto a Davide e alla classe e cenno d’intesa con l’insegnante di sostegno, Gianni abbandona l’aula.

Deve correre, come al solito, nell’altro plesso e, pur essendo abbastanza sportivo, sa già che arriverà con il fiatone e con la mascherina chirurgica ad accentuarlo. Mentre accelera il passo per arrivare nell’altro plesso, ripensa a quella prima ora, sentendosi soddisfatto per come è andato questo primo approccio con Davide. Bisognerà creare la giusta relazione e progettare ciò che sarà necessario per sostenerlo e renderlo autonomo. Sarà un lungo lavoro da cominciare subito, sperando che il maledetto virus non determini ancora chiusure come nei mesi scorsi.

Ma, in fondo, come si dice sempre: chi ben comincia è a metà dell’opera.

Rocco Carta

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