23 giorni – cronaca di una quarantena

Mi sveglio in piena notte, è in corso un mal di testa davvero forte, un’emicrania presumo o forse la solita cervicale che mi tormenta. Decido di alzarmi e recarmi davanti al mobiletto dei farmaci. Un antidolorifico è quello che ci vuole.

Ho sonno e prima di essere svegliato da questo martello che mi colpisce le tempie, stavo anche facendo un bel sogno. Provo a chiudere gli occhi, il farmaco agirà e potrò rituffarmi tra le braccia di Morfeo. Invece niente, Morfeo non mi vuole. Il dolore si attenua ma rimane a farmi compagnia.

Inizio ad avvertire dolori alle gambe, eppure non mi sento caldo. Misuro la temperatura, niente febbre. Vuoi vedere che… ma va, dai figurati sono stato attento su. Si è vero l’attenzione l’ho avuta ma attorno a me, tutto sta esplodendo. Vabbè proviamo comunque a sdraiarci.

Mattina, dormito niente. La testa non mi duole più, ma è pesantissima, come se durante la notte avesse messo qualche etto o chilo in più. Mi prude la gola e mi brucia, per ora non tossisco, ma inizio a preoccuparmi. Niente febbre.

Ok al lavoro non vado, meglio essere previdenti. Più tardi chiamo la dottoressa e nel frattempo, anche in casa, indosso la mascherina. Vuoi vedere che… ma no dai, pensa positivo sei sempre così negativo! Uhm, forse per una volta, anche solo per esorcizzare, sarebbe meglio pensare negativo.

Stanchezza, tanta stanchezza. Ti credo, non sono più riuscito a dormire!  Riposa, fatti cullare finalmente dalle braccia del dio del sonno.

Mi sveglio, la testa pesa ancora. Ho sete, la gola reclama acqua fresca. Tossisco. Devo chiamare la mia dottoressa. Ma prima, meglio controllare la temperatura. Ancora niente febbre.

Senta stia a casa per almeno tre giorni e poi ci risentiamo, qualsiasi cosa non esiti a chiamarmi in qualsiasi momento. Se arriva la febbre dovrò recarmi a farmi il tampone. Vuoi vedere che… ma no dai, ancora non ho febbre, qualche colpetto di tosse e nulla più. Ascolto i miei amici, chi mi conosce, dice che sono forte, che corro che ho gambe e tanto fiato. Può essere, eppure da stanotte, inizio a sentirmi fragile.

Mi isolo. Ho la fortuna di avere una camera dove chiudermi dentro e un bagno da poter utilizzare da solo. Ci rattristiamo un po’ tutti, ma è meglio così. Mia moglie e mia figlia sembrano stare bene. Mi figlia non sta andando a scuola, la classe è in quarantena per un caso Covid. Ora vediamo che ne sarà di me e di conseguenza di noi.

È sera, ceno a malavoglia, la tosse non è forte ma è fastidiosa. Misuro di nuovo la temperatura. Eccola, la regina del calore corporeo ha poggiato le sue labbra su di me. Poche linee ma è febbre. A questo punto, vuoi vedere che… non ti fissare su brutti pensieri. Guardati un film, cerca di distrarti. Domani vediamo come andrà.

Ho dormito, stanotte ho dormito, nonostante la tosse e il sudore che accompagna lo stato da febbricitante.

Misuro la febbre: 37. Vabbè, prendo una tachipirina e scrivo un sms alla dottoressa. Sono oberati i medici in questi giorni, non ho voglia di chiamare continuamente.

Il cellulare trilla di continuo. Come stai? Lo sai che quello è positivo, che è positivo anche quell’altro, la signora tal dei tali è in terapia intensiva. Un ragazzo che conosco ha febbre alta e ha bisogno di ossigeno. Che cazzo! Vuoi vedere che… inizio davvero a pensare che la bestia, il virus, potrei essermelo preso anche io. Sì, voglio fare il tampone e anche in fretta. Devo proteggere anche chi mi sta vicino.

Mi chiama la dottoressa e le dico che voglio fare il tampone. Mi asseconda e mi invia in ospedale per farlo. Sono un educatore, corsia riservata al personale scolastico. Per una volta, anche la mia figura professionale gode di un riconoscimento. Oddio ne avrei preferito un altro, ma facciamocelo bastare. Forse riesco anche a non fare la fila. Ma ora è tardi, ci andrò domani mattina.

La tosse aumenta, ritorna il mal di testa. Misuro la febbre, più che una febbre ho una febbriciattola, ma è comunque presente. Mi fa male il petto, ogni colpo di tosse è come un pugno sull’addome.

Mi alzo. Niente febbre, tosse al minimo, un po’ dolorante, ma credo che con la mia macchina e la mia mascherina, posso recarmi tranquillamente a fare il tampone.

Ospedale di Bollate. Si metta in fila lì. Ci sono un po’ di macchine, ma tutto sommato, la fila dove insegnanti e studenti arrivano per eseguire l’esame, non è lunghissima.

Eccoci ci siamo! Abbassi la mascherina, ma non scopra la bocca. Fatto! Un po’ di solletico nel naso, nulla di più. Gli esiti arriveranno in un paio di giorni sul suo fascicolo sanitario elettronico. Me ne vado incrociando le dita.

Penso a quei cretini di complottisti e mi scappa una risata, chissà, magari ora che mi sono entrati nelle narici e mi hanno infilato due microchip, forse divento più intelligente? Rido da solo come un cretino. Meglio così.

Sono stanco. Riposo un po’. Poi scrivo alla scuola, tutte le classi in cui sono entrato i giorni precedenti, dovessi essere positivo meglio essere pronti.

Sera, ceno davanti alla tv. Da solo con il mio vassoio sulle gambe. Arriva un sms. È la mia dottoressa. Guardi signor Carta, mi spiace ma lei è risultato positivo. Si isoli se non lo ha già fatto e comincia la quarantena anche per i suoi familiari.

Rimango fermo a rileggere quell’sms più volte. Mi viene da piangere, ma trattengo le lacrime. Non ho paura per me, ho paura per mia moglie e mia figlia. Le devo avvisare, ma prima, apro l’app del fascicolo sanitario della Regione Lombardia. Lì il responso è scritto a chiare lettere:

“SARS COV-2 = PRESENTE” leggerlo così è ancora più pesante.

Avviso mia moglie e mia figlia. Ci preoccupiamo ma decidiamo di restare calmi. Avviso al lavoro. Scrivo alla mia dottoressa, ma visto i sintomi, per ora non mi prescrive antibiotici o altri farmaci. Non ho febbre e la tosse si è quietata.

Non dormo, fatico a prendere sonno. Incrocio le dita per i miei cari, spero non lo abbiano già preso, non voglio che lo prendano.

È notte ma i rumori delle ambulanze sono tantissimi. Quelle sirene inquietano, fanno venire i brividi. Com’era? Non ce n’è Coviddi! Ma va a fanculo va!

I giorni successivi sto meglio, ma sono stanco. Tanto stanco. Dormo tantissimo. Mai dormito così tanto. Succede quello che dicono molti: l’olfatto sparisce e anche il gusto diminuisce. Mi dicono che torneranno, ma quando? Mi consigliano di comprare il saturimetro, meglio controllare l’ossigenazione del sangue. Lo ordiniamo online da una farmacia. Per fortuna mia moglie e mia figlia continuano a stare bene. Nessun sintomo. Faranno un’indagine anche loro nei prossimi giorni, precisamente, se non compariranno sintomi, dopo il decimo giorno dal mio tampone, ma stanno bene.

Passo le mie giornate chiuso nella stanzetta, fra letture e serie tv. I messaggi di amici e colleghi sono numerosi e anche sui social, i tanto vituperati social, anche le persone che magari mi conoscono solo virtualmente, mi incoraggiano, mi fanno sentire la loro vicinanza e mi scrivono tutti i giorni per sapere come sto. Altri nella mia stessa condizione scambiano con me informazioni e ci facciamo coraggio a vicenda. Calore umano inestimabile.

Per ironia della sorte, prima di ammalarmi, avevo comprato il libro “Febbre” di Jonathan Bazzi. Inizio a leggerlo e mi farà molta compagnia. Così come molti film.

Il suono delle sirene delle ambulanze continua ad essere incessante insieme al suono straziante delle campane a lutto. Vorrei fare come l’equipaggio della nave di Ulisse, quando si trova davanti al canto delle sirene, tapparmi le orecchie, non sentire più nulla. Ma non posso. Il cuore fa male.

Il saturimetro dichiara che ho ossigeno nella norma, stessa cosa i miei famigliari. I giorni passano, sono stanco di stare da solo, ma resisto. Fa capolino il sole, dopo giorni di nuvole.  Lo trovo un buon segno.

È giunto il momento di iniziare a prenotare il tampone di controllo. Mi sento meglio e voglio farlo quanto prima. Mi dicono che è complicatissimo prenotarlo. ATS avrebbe dovuto mandarmi un codice per prenotare il secondo tampone e confermarmi la quarantena, ma da loro, io non ho mai ricevuto nulla e come me, anche tante, tantissime persone.

La richiesta è alta, ma io mi attacco al computer, tempo ne ho, faccio di testa mia e riesco a prenotarne uno all’ospedale San Carlo.

Il giorno successivo, non si potrà più prenotare dal portale, se vuoi fare il tampone, lo devi fare a tue spese. La follia assoluta! Ancora una volta, in Regione, nella Regione Lombardia, qualcosa non funziona. Ma come hanno fatto a non farsi trovare preparati? Si vergognino.

Corrono ai ripari. ATS ha dichiarato che senza sintomi dopo ventuno giorni, si è liberi, si può tornare a lavorare. Ormai è saltato tutto.

Nel mentre, torna l’olfatto e anche il gusto torna alla normalità. Un altro buon segno.

Faccio il secondo tampone e nel frattempo anche mia moglie e mia figlia fanno le loro indagini. Loro, per fortuna, non hanno nulla, io resto ancora positivo oramai giunto al mio quattordicesimo giorno, senza sintomi, in pratica sono ancora nella situazione di partenza.

Lo ammetto, credevo di no. È una botta, ma mi adeguo.  Mi isolo di nuovo.

La dottoressa mi prolunga la malattia, quando finirà, saranno dal primo tampone, esattamente ventitre giorni! Se non avrò sintomi, sarò libero di uscire e di tornare a lavorare.

Mi manca non cenare e stare insieme ai miei amori, ma devo tenere botta.

Mi manca la scuola, mi mancano i bambini, i ragazzi e i miei colleghi. I bambini della prima elementare dove lavoro, dicono alla maestra, che il Covid se non mi fa tornare da loro, è proprio cattivo! Li adoro.

Hanno ragione è molto cattivo e non guarda in faccia a nessuno. Le persone si ammalano, il numero cresce di giorno in giorno. Le terapie intensive tornano a riempirsi, alcuni non ce la fanno e il numero delle persone decedute è oramai altissimo. Sono fortunato lo posso dire e scrivere a chiare lettere. Sono a casa mia, tutto sommato solo spossato, soprattutto alla sera, ma senza sintomi importanti. Altri, anche più giovani di me stanno combattendo e si trovano anche in gravi condizioni. Ogni giorno persone di tutte le età, parenti, amici e conoscenti di persone a me vicine, prendono la bestia e alcuni purtroppo non ce la fanno, andandosene in una completa e muta solitudine, senza neanche la possibilità di un ultimo abbraccio.

C’è chi nega che tutto questo sia vero, che ci stanno mentendo, ecc., a me queste persone fanno solo pena.

I giorni passano e finalmente posso tornare a uscire e a non restare isolato. Decido di tornare a lavorare, ma per qualche giorno ancora in smart working.

I bambini delle elementari aspetteranno un altro pochino per incontrarmi di persona. Siamo di nuovo in zona rossa e i ragazzi di medie e superiori sono a didattica a distanza. Va bene, partiamo così, lentamente.

Ricomincio, ritorno anche in presenza, eppure, qualcosa non torna, un tarlo non mi fa stare tranquillo.

Alla sera sono molto stanco e la testa mi pesa. Mi accorgo, anche, quando accelero il passo o faccio le scale, di avere il fiatone. Io, il fiatone? Ok, non sono più giovanissimo, ma davvero non è mai stato un mio problema. Ora, speriamo non a lungo, invece lo è.

Voglio fare un altro tampone. Il terzo. Voglio sentirmi dire di non essere più positivo. Voglio la negatività.

Lo faccio, quello rapido. In quindici minuti, si ottiene il risultato. Incrocio le dita.

Il risultato arriva:

NEGATIVO. Ho bisogno di risentirlo: NEGATIVO e anche di leggerlo: NEGATIVO.

È andata, è finita. Ho i miei strascichi, ma per ora è finita.

Tuttavia, non posso non pensare a tutte le persone che ci sono ancora dentro e che non stanno bene e, infine, a quelle che non ce l’hanno fatta.  

Persone con nomi e cognomi non numeri che ogni sera il bollettino nei notiziari ci snocciola.

Persone.

Vite.

Rocco Carta

Questa mia narrazione vuole essere una piccola testimonianza di quello che ho vissuto, nella speranza, per tutti, che questo maledetto virus, possa sparire ed essere sconfitto.

8 pensieri su “23 giorni – cronaca di una quarantena

  1. Grazie per averci raccontato la tua storia. .ho pianto tanto..tantissimo…ho rivissuto ogni attimo della tua storia e ho rischiato di perdere la persona a me più cara…grazie! Spero che chi legga e non crede possa riflettere su tutto ciò che purtroppo è triste verità…grazie!

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