Racconti per bambine e bambini

IL PICCOLO GERMOGLIO

di Simona Adelaide Martini

Il piccolo germoglio

C’era una volta, in un grande e verde prato, un piccolo e giovane germoglio, appena spuntato, in attesa di cure e nutrimento per poter crescere forte e vigoroso. 

Un giorno, inaspettatamente, arrivò una forte tempesta. Tutte le piante e i fiori del giardino si affannarono per riparare il piccolo germoglio. Lo difesero strenuamente, coprendolo con il proprio corpo, evitando che il vento lo toccasse, che la pioggia lo lambisse, che la grandine lo colpisse. 

Finalmente la tempesta cessò, tutte le piante ne uscirono ammaccate e ferite, tranne il piccolo germoglio, che tutti si erano affannati a difendere. Il piccolo germoglio, osservando il campo semi-distrutto, le piante contuse e disordine ovunque cominciò a fare domande: “Ma cosa è successo? Come mai c’è tutto questo caos?”. “Non è successo niente, stai tranquillo” rispondevano le piante più grandi. “Ma siete tutte ammaccate, ferite”. “Sì, ma tu non pensarci, continua a fare le tue cose, a giocare con le goccine d’acqua, a farti scaldare dal sole”. 

I giorni trascorrevano e il germoglio continuava ad osservare le piante indaffarate a mettere in ordine, qualcuna era dolorante, qualcun’altra se ne stava in un angolo in silenzio, altre parlavano a bassa voce tra di loro. Si sentiva escluso, capiva che era successo qualcosa, ma ormai non osava più porre domande. Le piante grandi lo schivavano, facevano finta che lui non ci fosse. Si sentiva triste, inquieto. Gli veniva da piangere, ma nemmeno sapeva perché. Non cresceva nemmeno più. Nessuno si era accorto che quel piccolo germoglio non stava diventando una piantina. Anzi, qualcuno era contento che rimanesse un germoglietto che non dava fastidio e stava al posto suo. 

Ma un giorno il piccolo germoglio, stufo di tutto ciò, cominciò a fare dispetti a grandi e piccini. Pizzicava le foglioline dei giovani amici, rispondeva male alle piante più grandi, ad un certo punto smise totalmente di giocare e infine anche di parlare. Tutti erano, finalmente, preoccupati per lui. Nessuno capiva come mai quel piccolo germoglio, che tutti si erano affannati a difendere e proteggere, ora stesse male e si comportasse così. 

Una pianta decise di parlargli, di capire che cosa stava succedendo. Disse il germoglio: “Sento che qualcosa non va. Tutti mi passate accanto, ma non mi guardate. Non mi vedete. Vorrei solo sapere qualcosa, capire, parlare, farmi consolare, ma nemmeno so per cosa”. 

La pianta grande decise di raccontargli l’accaduto. Delicatamente lo prese in braccio e gli raccontò della tempesta, della fatica che avevano fatto tutte le altre piante e che ancora stavano facendo, del fatto che qualcuna era rimasta più ferita di altre e del fatto che niente sarebbe stato più come prima. 

Il germoglio si sentiva sempre più leggero, più sollevato. Finalmente capiva tutto. Abbracciò la pianta grande, fece qualche sorriso anche agli altri. Piano piano smise di fare dispetti, collaborò a mettere in ordine, ricominciò a crescere. 

Ogni tanto si parlava della bufera, del campo rovinato, ma poi riparato come era stato possibile, dei nuovi germogli che erano arrivati e avevano dato gioia a tutti. Un nuovo campo e una nuova comunità di fiori e piante abitava ora quel campo e ogni tanto, la sera, al tramonto, ancora si ricordava, con un po’ di nostalgia e di tenerezza, il vecchio campo. Ma nessuno aveva più paura che arrivasse una tempesta, perché sapevano che sarebbero stati uniti e che, insieme, l’avrebbero affrontata.