Il cubo

Ma come diavolo si risolve il cubo di Rubik? Quando ero piccolo ci ho provato per ore e ore, completavo una facciata, arrivavo a due e poi basta, se fossi andato avanti anche le due facciate sarebbero state disfatte. Una cosa che ho sempre odiato: le cose iniziate, lasciate o fallite a metà. Comprai anche un libro per cercare di risolverlo, di portarlo a termine, ma nonostante l’uso delle figure e delle spiegazioni, riuscivo a comporre sempre e solo due facciate. Ero un ragazzino; eppure, capivo che la logica non era proprio il mio forte e forse non lo sarebbe … Continua a leggere Il cubo

L’autore del racconto sono io

Già, l’autore di “Storia della signora solidarietà” che potete leggere su questo blog dal 2019: https://storiequalunque.com/2019/11/27/storia-della-signora-solidarieta/ Sono io: Rocco Carta. Perché scrivo ciò, semplicemente perchè ieri su Youtube mi hanno fatto notare questi due video: https://youtu.be/r1kPEX2K-yE https://youtu.be/4K-LrVBRKqM Sono davvero molto belli e ringrazio l’autrice dei video e la voce narrante. Ma il racconto non è di Gianni Rodari ma bensì mio (ringrazio per l’accostamento al maestro, ovviamente). I miei racconti su questo blog si possono usare e condividere tranquillamente, chiedo solo la correttezza nel citare l’autore del racconto usato (vi sono racconti qui nel blog, anche di altri autori). Probabilmente … Continua a leggere L’autore del racconto sono io

Il gatto più magico che c’è

“Teresa, è ora di fare la nanna. Metti il pigiama, lava i denti e poi dritta a letto, ok? “Va bene, ma poi mi racconti una storia?” “Certo, amore mio.” Teresa infila il pigiama e corre a lavarsi i denti, mentre il padre finisce di mettere in ordine la cucina, tanto lo sa che l’operazione richiederà un certo tempo. Lavati i denti, Teresa si precipita dalla mamma e dopo un po’ di coccole e qualche bacetto, recuperato il suo orsetto Teddy, senza il quale non riuscirebbe a dormire, entra nella sua cameretta e si infila sotto le coperte. “Papààà, io … Continua a leggere Il gatto più magico che c’è

Educativa Estiva

Uhm… Lo so, un racconto non dovrebbe mai iniziare con un uhm, è una cosa che risulta fuori dagli schemi canonici di ogni corso di scrittura creativa e molti puristi della scrittura perfetta, sicuramente, storceranno il naso. Ma io di mestiere non faccio lo scrittore, bensì l’educatore e, visto che “la forma” devo rispettarla ogni volta io scriva una relazione, compili un documento o aiuto nella didattica un alunno, in questo caso mi tolgo lo sfizio di cominciare con una bella interiezione. La forma è importante, ma cazzarola, alle volte può essere anche stravolta, no? Bando alle ciance: mi chiamo … Continua a leggere Educativa Estiva

Corri ragazzo

Mi preparo, un po’ di stretching e scaldo i muscoli. Fuori c’è il sole che mi chiama, ma anche vi fossero nuvole gonfie di pioggia, mi chiamerebbero alla stessa maniera: “Corri ragazzo“.  Le cuffie già alle orecchie e mi accingo a lanciarmi in strada, a calpestare e macinare chilometri di strada e d’asfalto. Da solo, con la sola compagnia della musica da me scelta.  Ogni nota un passo, una schitarrata elettrica per aumentare il ritmo, il suono caldo di un sax per dosare il respiro: nient’altro, nessuna voce, nessuna parola, il mondo lo percorro ma funge solo da cornice. Cornice … Continua a leggere Corri ragazzo

Spread your wings – spicca il volo

“Spread your wings and fly away Fly away, far away Spread your little wings and fly away Fly away, far away Pull yourself together ‘Cos you know you should do better That’s because you’re a free man” Spread your wings – Queen (written by John Deacon) Il vassoio da portare al tavolo tre è pronto. Il Deejay della stazione radio che i clienti ascoltano nel locale annuncia con voce calda: “Oggi è il 28 agosto 1985, sono le 12.05, a Londra piove e le temperature odierne sembrano essere già autunnali e, per iniziare la nostra ora di trasmissione, ci ascoltiamo … Continua a leggere Spread your wings – spicca il volo

Una Castagna scaccia paura

“Le nostre castagne erano bellissime,e quando i ricci cadevano e rimbalzavano al suolo e ne uscivano i frutti, lucidi…”Stefano Benni, L’ultima lacrima. “Fa’ la punta alla matitacorri a scrivere la tua vita.Scrivi parole diritte e chiare:Amore, lottare, lavorare.”(Gianni Rodari) Gianni arriva con calma e senza fretta davanti all’ingresso della scuola. Vuole godersi pienamente l’aria elettrizzante e adrenalinica del primo giorno di scuola. Sono sei mesi che non varca l’ingresso di quell’edifico, sei mesi che lui, i bambini e i ragazzi non ascoltano il suono della campanella di inizio lezioni. Sei mesi in cui la vita di tutti è stata stravolta … Continua a leggere Una Castagna scaccia paura

Un lasciapassare per una nuova vita

“Siamo antifascisti perché la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi.” Carlo Rosselli   “Carlo e Nello Rosselli. Giustizia e Libertà. Per questo morirono. Per questo vivono.” Epitaffio sulla tomba dei Fratelli Rosselli. Arrivò con mezz’ora di anticipo al bar dove aveva l’appuntamento e ordinò una spuma. Piazza San Babila era sotto un sole cocente e l’afa incollava i vestiti al corpo. Una percezione di calore, mai così simile a quella provata quando si trovava soldato durante la guerra di Etiopia. Già, l’Etiopia … Continua a leggere Un lasciapassare per una nuova vita

Un provvidenziale blackout

“Blackout, it’s clear, who you are will appear Blackout, no fear, so glad that we are all still here When the lights go out When the lights go out When the lights go out When the lights go out, it’s all you talk about The darkness where you learn to see When the lights go out, don’t you ever doubt The light that we can really be When the lights go out” The Blackout – U2 Piove, come non pioveva da mesi. Milano è caotica con la gente che va di fretta, come tutte le mattine all’ora di punta. Anche … Continua a leggere Un provvidenziale blackout

IL TRE È IL NUMERO PERFETTO

    di Kevin Every     Il fischio nelle orecchie di Sias si attenuò. Un velo grigiastro gli impastava la vista. La schiena gli doleva contro il pavimento duro. «Dove diavolo…» Le assi di legno su cui poggiava i palmi avevano più buchi di un tronco marcescente. Le pareti di pietra perdevano qualche briciolo di polvere ogni tanto, con un fruscio inquietante. La luce delle torce illuminava a stento una sedia rovesciata a terra, rotta, e un tavolo che stava in piedi per miracolo. La credenza nell’angolo era l’unico oggetto solido in quella catapecchia. Dalla cima del mobile spuntò … Continua a leggere IL TRE È IL NUMERO PERFETTO