Il gatto più magico che c’è

“Teresa, è ora di fare la nanna. Metti il pigiama, lava i denti e poi dritta a letto, ok?

“Va bene, ma poi mi racconti una storia?”

“Certo, amore mio.”

Teresa si infila il pigiama e corre a lavarsi i denti, mentre il padre finisce di mettere in ordine la cucina, tanto lo sa che l’operazione richiederà un certo tempo.

Lavati i denti, Teresa si precipita dalla mamma e dopo un po’ di coccole e qualche bacetto, recuperato il suo orsetto Teddy, senza il quale non riuscirebbe a dormire, entra nella sua cameretta e si infila sotto le coperte.

“Papààà, io sono pronta!”

“Eccomi, eccomi. Dunque, signorina” – cambiando l’impostazione del tono della voce – “Che tipo di storia gradirebbe ascoltare questa sera?”

“Uhm, all’asilo, oggi, la maestra ci ha raccontato la storia del Gatto con gli stivali. Un gatto magico sai?”

“Sì è vero!”

“Vorrei ascoltare una storia con un gatto super magico, anche se i gatti magici non esistono.”

Il padre con aria stupita replica alla figlia: “Come, come? I gatti magici non esistono? Ma come sarebbe a dire? Eppure noi un gatto lo abbiamo e di poteri magici ne tira fuori davvero tantissimi. Come fai a non accorgerti?”

“Ma che dici? Gizmo, il nostro gatto, è carino, ma passa il tempo a dormire oppure in giardino a cercare di catturare lucertole, cavallette e uccellini, ma magie non gliene ho mai viste fare. Non parla neanche e non ha nemmeno gli stivali. Mi stai prendendo in giro papà sciocchino.”

“Quindi tu Gizmo lo vedi solo fare questo?  Eh, piccola mia, allora bisogna proprio aprirti gli occhi. Per ora apri bene le orecchie e ascolta ciò che sto per raccontarti.”

“Ok papà!”

“C’era una volta, in un posto lontano, lontano, una scatola abbandonata e al suo interno vi si trovavano dei piccoli micetti che erano stati allontanati dalla madre e abbandonati da qualche uomo malvagio e senza cuore.

Una signora, per fortuna, si accorse della scatola, grazie al miagolio incessante dei micini che pareva davvero un grido un aiuto. Prese la scatola e portò i micini in un gattile, dove vennero accolti, curati e le persone che lo gestivano si prodigarono subito per trovare una famiglia ad un ognuno di quei trovatelli.

Nel frattempo, i micetti cresciuti un po’ cominciarono a venire adottati uno ad uno e furono trasferiti. Rimaneva un solo gattino, pelo rosso, faccia furbetta, birbante al punto giusto. Per sua fortuna, una bimba desiderava proprio un gattino rosso, così i suoi genitori decisero di farle una sorpresa…

Ed ecco che in quella famiglia arrivò il gattino a cui venne dato il nome Gizmo.”

“Papà e quali sarebbero i poteri magici di Gizmo?”

“Teresa non essere impaziente e non farmi perdere il filo, ora ci arrivo…”

Il suo nome è stato preso da un gatto magico che la piccola di casa aveva visto su un videogioco, di una cugina più grande. Papà e mamma volevano dargli un altro nome, ma alla fine a spuntarla fu la bambina. Mai nome, tra l’altro fu più adatto a quel gatto dai mille poteri. Quali? Eccoli qua.

Innanzitutto, si racconta che fin dall’antichità i gatti furono venerati come dei e stessero spesso a fianco di fate o di streghe con enormi poteri.

Quel gattino appena arrivato ne aveva combinate di tutti i colori. Aveva rovinato facendosi le unghie tutto il divano nuovo, aveva fatto pipì dappertutto marcando il territorio, aveva buttato giù vasi, bicchieri, statuette, giocando per la casa; eppure, aveva già iniziato ad usare la sua arte magica per far star meglio tutti.

Quando la piccola di casa stava male o piangeva per qualche motivo, Gizmo arrivava sempre a fare la fusa, a dare i suoi bacetti e far passare il malumore e la bimba si chetava sempre.

Stessa cosa faceva quando la mamma o il papà erano un po’giù o avevano avuto una giornata stressante. Il potere magico di far tornare il buon umore è un super potere, uno dei più importanti.

Quando la bimba nella sua cameretta aveva paura del buio o di star da sola, eccolo che arrivava, con i suoi occhi luminosi a farle compagnia, facendole passare ogni paura.

Esattamente come quando si sentiva un po’sola e annoiata e allora si avvicinava alle sue gambe, spingendo una pallina per giocare insieme. Un gatto che avverte la noia di un bambino, un altro superpotere.

Oppure quando in strada un gattino della colonia felina era stato investito e Gizmo era uscito a leccare la zampetta del gattino, per lenire il dolore e a miagolare a squarciagola per farsi sentire dalla mamma della bimba e salvare il micio. Un super potere da vero eroe.

Per finire l’aiuto che ha dato alla bimba, quando giocando per casa con il papà a nascondino, dopo che la bimba non riusciva a capire dove fosse nascosto il padre e il gatto magico, zitto, zitto, si mise a miagolare toccando la gamba del padre facendolo scoprire e facendogli fare tana. Vabbè, questo più che un potere magico è stata una fregatura, ma quanto è stato bravo.

I gatti sono tutti magici, scalano palazzi come l’uomo ragno, cadono dai palazzi e non si fanno nulla come Superman o Supergirl, fanno tanta compagnia a persone sole, grandi e piccini e sono in grado di far star bene e meglio le persone, anche senza gli stivali, qualcuno a dir la verità con dei calzini, ma Gizmo non li ha.”

“Ora ci credi che i gatti, anche il nostro, hanno i poteri magici?”

“Sì, papà, ma dov’è Gizmo ora? Vorrei si accocolasse qua con me a far la nanna.”

Teresa non fa in tempo a terminare la frase che Gizmo  è già dentro alla stanza e sta facendo le fusa alle gambe del papà. Poi come avesse capito, salta nel letto di Teresa, accoccolandosi vicino lei.

“Ok amore mio, ora fai la nanna”

Il padre rimbocca le coperte alla piccola, la bacia sulla fronte le dà la buonanotte. Infine fa una carezza al gatto, uscendo dalla stanza.

È giunto il momento di sdraiarsi anche per lui e guardare un film per prendere sonno, quando, dopo un po’…

“Papààà non riesco a dormire. Mi racconti un’altra storia?”

Ecco un potere che il gatto Gizmo non ha, quello di far addormentare subito Teresa. Ed eccolo di nuovo in piedi!

Rocco Carta

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