Un provvidenziale blackout

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“Blackout, it’s clear, who you are will appear

Blackout, no fear, so glad that we are all still here

When the lights go out

When the lights go out

When the lights go out

When the lights go out, it’s all you talk about

The darkness where you learn to see

When the lights go out, don’t you ever doubt

The light that we can really be

When the lights go out”

The Blackout – U2

Piove, come non pioveva da mesi.

Milano è caotica con la gente che va di fretta, come tutte le mattine all’ora di punta.

Anche Gianni sta correndo, evitando pozzanghere e con l’ombrello che, durante il percorso, si è girato dalla parte opposta più volte e che decide di abbandonare nel primo cestino. Impreca e vorrebbe farlo anche a voce alta, ma il fiato, al momento, gli serve per accelerare il passo ed è bene non sprecarlo.

Ha un appuntamento di lavoro importante e non è il primo, ma a questo appuntamento tiene davvero molto.

La sera precedente aveva scelto l’abito per presentarsi al meglio a questo colloquio, recandosi anche dal barbiere per una messa a punto di barba e capelli. Aveva deciso anche di andare a letto presto e rifiutare l’invito a una serata in discoteca al Borgo del tempo perso, dove i suoi amici, ancora studenti universitari, passavano tutti i mercoledì sera, ballando e cercando di fare colpo su qualche ragazza. Lui che l’università l’aveva abbandonata iniziando a lavorare o, per meglio dire, iniziare a saltare da un posto di lavoro all’altro. Sempre per brevi periodi o per incomprensioni, chiamiamole così, con i datori di lavoro.

Aveva puntato la sveglia alle sette e trenta del mattino, ben due ore prima del fatidico appuntamento, pensando fosse meglio muoversi d’anticipo per evitare eventuali problematiche che gli avrebbero potuto causare ritardi.

Peccato che il temporale notturno abbattutosi sulla città avesse causato un blackout elettrico, facendo saltare la radiosveglia e svegliandolo di soprassalto alle otto e tre quarti del mattino. Sveglia che ora si trovava in mille pezzi sul pavimento della stanza.

Ed eccolo di corsa per le vie di Milano, fradicio e senza neanche aver avuto il tempo di poter mettere qualcosa sotto i denti con le scarpe che, oramai, imbarcano acqua come una nave che sta per affondare. Decisamente un momento non particolarmente propizio per un colloquio.

È in ritardo e anche di parecchio e, nell’ufficio dove deve arrivare, si erano raccomandati moltissimo sul rispetto della puntualità e al telefono lui si era detto un amante della puntualità.

È quasi arrivato, con più di mezz’ora di ritardo, trafelato e bagnato come un pulcino, ma è lì, deve solo attraversare la strada e varcare il portone e la IGB Bank sarà pronto ad accoglierlo.

Alle parole e alle scuse per il ritardo penserà dopo. una volta seduto davanti al dottore che gli farà il colloquio.

Attraversa la strada senza accorgersi di stare passando con il semaforo rosso, con il tram in curva che per poco non lo mette sotto, facendo scattare gli improperi al suo indirizzo da parte del conducente e dei passeggeri a causa della brusca frenata, ma lui non li sente neanche. Ora si trova davanti al portone della sede bancaria e con un salto lo varca, venendo accolto dal custode:

  • Desidera?
  • Buongiorno, sono Gianni Migliorisi, avevo appuntamento con il Dottor. Passanti per il posto di impiegato
  • Esatto, aveva! Perché il dottore ora è in riunione e ha chiesto di non essere disturbato. Inoltre, temo che il posto di impiegato se lo sia aggiudicato il ragazzo che aveva appuntamento dopo di lei. Mi spiace.

Vorrebbe riuscire a emettere qualche parola, qualche suono, ma le parole di quell’uomo davanti a lui gliele hanno tolte tutte.

Bagnato e sconfitto, eccolo di nuovo in strada, dove la pioggia continua a cadere incessante. Gli gira la testa e avverte un senso di nausea. Un altro fallimento.

Decide di non fermarsi a fare colazione e di arrivare a passo spedito alla fermata del tram per tornare a casa. Vuole solo andare a chiudersi nel suo rifugio e meditare su quanto accaduto.

A un tratto, l’occhio gli cade su una pubblicità affissa sul vetro della fermata che annuncia la ricerca di personale presso una cooperativa di servizi educativi rivolte a bambini e ragazzi. È strano e riflette sulle sincronicità, perché, proprio il giorno in cui lo avevano chiamato per il colloquio alla banca, la sua migliore amica, Sofia, lo aveva cercato di convincere a trovare un lavoro molto più vicino alle persone, magari di cura, riconoscendo in lui doti di empatia e sensibilità davvero spiccate. Certo, avrebbe guadagnato molto meno, ma vuoi mettere quante soddisfazioni in più? Gianni, pur avendo pensato che tutto sommato potesse aver ragione, aveva lasciato cadere la questione, tornando a parlare del colloquio nell’importante banca internazionale.

Il tram sta arrivando, ma lui si trova ancora rapito da quell’annuncio e, infine, tira fuori il cellulare dalla tasca per scrivere il numero di telefono della cooperativa. In fondo cosa aveva da perdere?

Esattamente un anno dopo…

È una giornata splendida. Il vento forte dei giorni scorsi ha spazzato via ogni nuvola dalla città, giovando anche alla pulizia dell’aria.

Gianni sta correndo, evitando i bambini che cercano di prenderlo nel cortile della comunità minori dove lavora come educatore, alternando le sue giornate con l’assistenza domiciliare handicap. È tornato anche all’Università dove ora, si è iscritto a Scienze dell’educazione perché deciso a terminare gli studi e diventare un educatore professionale. Ha conosciuto sul lavoro e se ne è innamorato, Simona con cui ha deciso di provare a vivere insieme.

Si ferma con il fiatone appoggiandosi a un muro. I bambini gli saltano tutti addosso facendolo cadere a terra. Per qualche istante, si ritrova a pensare su quanto sia stato provvidenziale il blackout e il temporale dello scorso anno. Ora, non riesce proprio a immaginarsi dietro a una scrivania in un ufficio grigio.  

Si rialza, prende la parola, facendo cessare le urla di allegria dei bambini:

  • Bravi, mi avete preso. Dai Guido, ora tocca a te. Tu scappi e noi ti prendiamo

 

Rocco Carta

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