Andrà tutto bene

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“Verranno giorni limpidi

Come i brividi

Quest’anno

Ritorneremo liberi

Come quelli che

Non sanno…”

Filosofia agricola – Niccolò Fabi

Piove e anche parecchio. Ma a lui non reca fastidio, anzi. Il ticchettio delle gocce sui tetti spezza il silenzio spettrale della grande città.

Osserva i tram che tagliano la curva dalla sua finestra con in mano una buona tazza di caffè caldo. Pochi i movimenti umani sul marciapiede di fronte alla sua abitazione e, quei pochi che passano, lo fanno a passo spedito e con indosso la mascherina. I bar hanno le serrande abbassate e anche la torrefazione è chiusa, togliendogli il piacere di quell’ottimo odore di caffè tostato che tanto adora e fa iniziare meglio la giornata.

Milano, la grande metropoli, sembra essere stata catapultata in un film distopico, quelli dove i contagi da virus sono i protagonisti e, spesso, quando si mette davvero male, le persone finiscono per mutare in zombi famelici. Sorride nervosamente e muove la gamba mentre fa questa associazione, rendendosi immediatamente conto di aver fatto un pensiero davvero esagerato. Per fortuna la situazione, seppur seria, non è a questo livello.

È venerdì. Per la precisione un venerdì tredici di un anno bisestile, con una pandemia in pieno corso, ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale della Sanità proprio la sera precedente. Pur non essendo mai stato superstizioso, è evidente che l’incrocio di questi dati fornisce alla sua fervida immaginazione un quadro astrale davvero nefasto, scacciato da un movimento repentino della testa e della mano sinistra.

Il mondo dovrà superare una dura prova per poter tornare alla normalità. Il virus è chiamato Covid-19 o più semplicemente Corona virus. Un virus influenzale terribile, più complicato da debellare, che ha già causato, anche nel nostro Paese, moltissimi contagi e numerosi decessi.

In attesa di trovare un vaccino gli scienziati e i ricercatori migliori sono all’opera per trovare una cura adeguata. Tuttavia, per contrastare la diffusione dei contagi, il Governo ha dovuto adottare misure drastiche, fermando molte attività e invitando a restare a casa.

Tutti a casa! Restate a casa! Andrà tutto bene! Lavatevi bene le mani. Evitate contatti fisici e mantenete un metro di distanza uno dall’altra. Uscite solo per necessità impellenti: se seguiamo queste regole ne usciremo fuori molto prima. Queste sono solo alcune delle regole da seguire con attenzione.

Gli eroi in prima linea in questa battaglia sono gli infermieri, il personale sanitario e ovviamente i medici che, continuando a lavorare senza sosta, stanno combattendo un enorme battaglia e, alla fine di tutto, meriteranno encomi e giusti riconoscimenti. Ma sono eroiche anche tutte quelle persone che continuano a recarsi al proprio posto di lavoro, garantendo i servizi essenziali alla sopravvivenza della nazione. Mentre pensa ciò, immagina tutte queste persone con i costumi dei più grandi supereroi Marvel e Dc Comics, sua grande passione, ammettendo a sé stesso la grandezza reale di questi uomini e donne senza identità nascoste ma sotto gli occhi di tutti.

 Il suo mondo è tutto nella zona dove, anni or sono, ha scelto di vivere e acquistare casa. La zona di Porta Genova vicino alla stazione che collega tutta l’area sud della provincia milanese, quella della movida dei navigli all’ora dell’aperitivo e il continuo movimento a tutte le ore del giorno e della notte, con numeri enormi di persone che calpestano il suolo della piazza, accompagnati dallo sferragliare dei tram sui binari e dei rumori dei clacson e degli autobus, dei bar e dei ristoranti aperti a tutte le ore. Vita che ora, affacciato a quella finestra, sembra essersi presa una vacanza, una pausa di riflessione, un attimo per rifiatare e tornare più in forma di prima.

Abbandona la finestra per accomodarsi alla scrivania, la sua postazione di lavoro, dove, tra poco, essendo un insegnante di lettere, si collegherà online con i suoi studenti per fare lezione da remoto. “Smart Working” lo chiamano, ma a lui gli inglesismi non sono mai piaciuti, per lui il termine adatto è semplicemente lavoro da casa. Pronto a eseguire il suo dovere, pc acceso, piattaforma online sulla quale compariranno i suoi alunni in video, tutti quelli della classe collegata e della quale potrà controllare la loro attenzione. Lezioni in cui, lui che, durante le sue ore in classe, declama versi e poesie non stando mai fermo, muovendosi e gesticolando parecchio, dovrà restare fermo davanti a una telecamera. Non ama la didattica a distanza, anche se è ancora relativamente giovane, avendo compiuto quarantacinque anni lo scorso mese. Preferisce la classe, il contatto con gli alunni, il rumore di chi prende appunti e adora girare attorno ai banchi. Comprende, tuttavia l’emergenza della situazione e, tutto sommato, comincia a cambiare idea, riconoscendo il valore e l’utilità che la tecnologia in questa situazione di emergenza gli offre.

Prima del collegamento sua moglie si affaccia per un breve saluto, gli invia un bacio con la mano, ricambiato anche con un breve inchino. Anche lei insegna e lavora da remoto, ma ora farà una pausa: si sta preparando la vasca da bagno, per immergersi dentro e ritemprarsi un po’.

Il computer segnala collegamento attivo.

  • Buongiorno ragazzi ci siete tutti?
  • Credo di sì prof… – risponde un alunno
  • Bene, come state? Uno alla volta vi prego, così non sovrapponiamo le voci e riesco a fare l’appello. Poi inizieremo subito parlando di Ungaretti e tra cinquanta minuti ho il collegamento con i ragazzi di seconda.

Finite le due ore di lezione, scrive una mail alla sua dirigente per rendicontare quanto eseguito e fatto durante la settimana trascorsa e aggiorna il registro online, con i compiti e le pagine da studiare delle sue classi, cercando di non esagerare con i carichi di lavoro.

Ha bisogno di sgranchirsi le gambe e, visto che ha smesso di piovere, apre la finestra ed esce sul balcone. Ha smesso di fumare da due mesi, ma in questo momento se avesse un pacchetto di sigarette a portata ne accenderebbe subito una.

Ritorna a osservare il via vai della piazza e qualche persona in più in strada si intravede. Si ritrova a pensare che forse i milanesi hanno iniziato a essere più responsabili. Il sabato precedente i Navigli e la Darsena, complice una bella giornata di sole e forse anche l’incoscienza di alcuni, erano stati presi d’assalto. Forse ora le misure restrittive e i vari richiami hanno fatto leva sulle persone e in particolare anche sui giovani. Forse, pensa, era il caso di attuarle prima. Alle volte si ha troppa fiducia nel senso di responsabilità della gente.

Chissà se le persone che passano sotto il suo balcone si stanno recando a fare la spesa, stanno andando al lavoro o sono usciti per necessità. Mentre osserva la poca umanità in transito, considera che dovrà uscire anche lui per recarsi al supermercato. Il frigo comincia ad essere vuoto. Impreca pensando alle file che dovrà fare all’entrata del supermercato ed è al corrente che le consegne online potrebbero non essere disponibili in giornata, viste le continue richieste. Inutile struggersi, gli toccherà uscire!

Sta per rientrare in casa, quando una voce dal balcone sopra il suo lo richiama verso la ringhiera.

  • Eh signora mia, io ho già i miei problemi e una bella età, mio marito fatica a camminare e, nonostante il Comune ci eroghi un servizio a di consegna pasti a domicilio, ci mancano alcune cose nella dispensa. Nostro figlio vive a Torino e anche i nostri nipoti non sono vicinissimi. Guarda un po’ che situazione!

È la signora del piano di sopra, ottantenne molto attiva, sempre pronta a correre in soccorso degli anziani presenti nel palazzo e nei dintorni. Parlava con la dirimpettaia del civico di fianco anche lei anziana. Le loro chiacchiere lo fecero pensare ai suoi genitori, giù a Napoli, facendolo immalinconire, nonostante non abbia mai smesso di sentirli tutti i giorni. Finita tutta questa buriana, andare a trovarli sarà la prima cosa che farà.

  • Lo sa qual è la cosa più brutta signora? È non poter uscire per andare a trovare le altre persone nel quartiere. Giocare a canasta con la signora Fumagalli, andare al bar e scambiare due chiacchiere con quel bel giuinott del ragazzo alla cassa. Ci sentiamo soli, anche se i custodi sociali del Comune, dei veri angeli, ci telefonano tutti i giorni.
  • Ha ragione, anche a me chiamano tutti i giorni per sapere come stiamo io e mio marito
  • Esatto, proprio tutti i giorni! Il resto della giornata passa attraverso la visione della televisione e l’ascolto della radio a farci compagnia. Che altro possiamo fare? Speriamo solo finisca presto sciura.

Dopo aver ascoltato ancora per qualche minuto la conversazione, decide di rientrare in casa. Fermandosi ancora qualche secondo davanti alla finestra, rapito dal decollo di un volo di piccioni da un balcone verso il cielo che ora si sta aprendo.

La chiacchierata ascoltata lo ha reso inquieto. Vive in un grande caseggiato dove sono presenti molte famiglie. Eppure i suoi rapporti con il vicinato si sono sempre limitati al buongiorno e buonasera per le scale o in ascensore, con giusto uno scambio di quattro parole veloci e agli incontri nelle assemblee di condominio. In pratica un rapporto di vicinato davvero nullo.

Si reca in cucina dove la moglie sta già apparecchiando attendendolo.

  • Ma non dovevi preparare tu la carbonara? Non ti vedevo più arrivare! Ho già messo su la acqua per gli spaghetti
  • Si scusa, è che ero sul balcone e mi sono fermato ad ascoltare i discorsi della signora del piano di sopra con la signora che abita nel palazzo a fianco.
  • Chi la signora Tansini?
  • Si, forse… – si chiama così? Non lo ricordava neanche – le loro parole mi hanno un po’ scosso.
  • Dai prepara, professore, che a tavola mi racconti.

Durante il pranzo le racconta di quanto quelle parole, ascoltate all’insaputa delle due signore, lo abbiano fatto pensare ai suoi lontani genitori e del senso di frustrazione che prova per il fatto di non conoscere minimamente le persone divise solo dalle mura, dai soffitti e dai pavimenti di casa sua. Persone tenute a distanza non solo da muri fisici, ma anche da muri fatti di indifferenza e poco altruismo.

Sente il bisogno di fare qualcosa, di intervenire e rimediare, di rendersi utile. Viste le disposizioni governative, non può certo invitare le persone a casa sua o entrare nella loro, ma sicuramente può fare qualcosa per farle sentire meno sole.

D’accordo con sua moglie, crea un cartello che affigge vicino alle cassette della posta nell’androne. Cartello che recita così:

Avviso

In queste giornate difficili e particolari per tutti,

vorremmo renderci utili per tutte le persone

costrette a restare nelle proprie case e impossibilitate a muoversi,

anziane o in difficoltà.

Se avete bisogno di qualunque cosa, di dover fare la spesa, recarvi in farmacia o

di qualche piccole commissioni nei dintorni, ma anche di scambiare due parole con qualcuno

non esitate a contattarci. Lasciate qui in casella, la numero 37,

i vostri contatti per chiamarvi e organizzarci.

Buona giornata a tutti

Mario e Anna

L’avviso contiene anche dei numeri utili istituiti dal Comune per la consegna di farmaci e altre utilità.

Fatto ciò salgono dalla signora Tansini, dove, rigorosamente da dietro la porta, le raccontano della loro iniziativa, chiedendole di aiutarli nel diffonderla, visto che aveva più di loro il polso della situazione sui bisogni e le eventuali difficoltà del vicinato.

Quelle parole che raccontano la loro idea e la loro voglia di mettersi in gioco, commuovono la signora che li ringrazia per alcuni minuti a cui si aggiunge, commosso fino alle lacrime, il marito, noto brontolone del palazzo.

La signora Tansini si mette subito all’opera, telefonando ai numeri delle persone che possono aver bisogno e, visto che il professor Mario deve andare a fare la spesa, a prendere nota dei prodotti di cui possono avere bisogno.

Quel pomeriggio, quando prende la sua auto per recarsi al supermercato ha una lista di prodotti da acquistare davvero lunga. Non gli interessa più di quanto tempo debba aspettare per entrare all’interno del super né, tantomeno quanto ci metterà a concludere la spesa. Dotato di mascherina e pronto a rispettare tutte le disposizioni di sicurezza, sente di essere diventato una persona migliore di quella che è stata fino adesso. Certo non è mai stato una pessima persona, anzi, è riconosciuto da tutti i suoi conoscenti come uomo altruista e generoso. Eppure, per farlo guardare meglio attorno a sé, ha avuto bisogno di una situazione di emergenza. Ne è dispiaciuto ma è giunto il tempo di rimediare.

Salita la rampa del box, il sole lo accoglie e lo abbraccia con il suo calore. Le nuvole si sono completamente diradate. Alza la testa verso i balconi del quartiere, proseguendo verso la sua destinazione e si accorge che i balconi e i terrazzi sono pieni di disegni e lenzuola disegnate da bambini e ragazzi, con sopra tanti, tantissimi e coloratissimi arcobaleni, accompagnati dalla scritta “Andrà tutto bene”.

Accosta l’auto vicino a un marciapiede, per guardare meglio tutta quella sinfonia di disegni e colori e per consentire alle lacrime di commozione di scendere tranquille, senza rischiare un incidente.

Sì, è così, andrà tutto bene. Ce la faremo.

Rocco Carta

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Micaela ha detto:

    Grazie Rocco! molto bello

    "Mi piace"

    1. storiequalunque ha detto:

      Grazie a te per averlo letto Micaela ❤️

      "Mi piace"

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