L’albero di Natale

É ancora notte e il buio avvolge il quartiere. Vorrebbe restare a letto, ma la sveglia lo richiama impietosa: il turno di lavoro lo aspetta.
Si lava, si veste e si prepara per uscire. Non fa colazione, quella da sempre ama farla al bar.
Ci sarà un bar aperto il giorno di Natale? Tenterà la sorte.
In strada, il freddo gli entra nelle ossa; per un istante, un solo istante, gli passa il pensiero per la testa di mandare all’aria tutto e tornare al tepore della sua casa.
Ma é solo un piccolo attimo a richiamare la sua concentrazione, ora é il vetro della sua macchina da scongelare, esattamente come stanno già facendo le uniche due persone in strada come lui.
In auto pensa già al caffé caldo e alla brioche che lo aspetta.
Come ha fatto a pensare che i bar siano chiusi quel giorno, questa città non chiude mai e per un bar chiuso, altri ne resteranno aperti.
Il supermercato in cui lavora rimarrà aperto mezza giornata e a lui, senza figli e con i familiari al suo paese, é toccato il turno di prima mattina. É vero, avrebbe dormito volentieri tutto il giorno, ma in fondo uscire e passare qualche ora al lavoro gli avrebbe tolto quel senso di solitudine che prova da quando si é trasferito in questa città e che diventa maggiore nei giorni di festa.
Come volevasi dimostrare, il bar di Chen é aperto.
L’odore del caffè gli arriva alle narici appena uscito dall’auto, guidandolo fino all’entrata.
“Ah, ora sì che può cominciare la giornata. Il mio regalo di Natale!”, pensa mentre morde la brioche appena uscita dal forno.
Ora lo aspetta il dovere.
La mattina di lavoro passa veloce, la gente si affretta alle casse per gli ultimi acquisti o per acquistare ciò che manca a imbandire la tavola. La tavola!
Chissà i suoi i genitori e i suoi parenti come si staranno preparando. Per qualche secondo il cervello gli propone immagini luculliane e gli invia, o almeno così a lui pare, persino gli odori di quelle pietanze e quella atmosfera.
Ma il richiamo di un cliente, che chiede dove si trova la mozzarella tal dei tali, lo riporta alla realtà.
Un brindisi con i colleghi e la mattinata é finita.
Le strade sono deserte ed é veloce il percorso per tornare a casa. Sì é comprato qualcosa di pronto per pranzare e un panettone, anche se condividerli con sé stesso gli mette un’infinita tristezza.
Sceso dalla macchina l’occhio cade verso alcuni sacchi della spazzatura accatastati fuori dal condominio.
Qualcosa di verde fa capolino in mezzo a quell’ammasso di spazzatura, di scatole e pacchi scartati da regali ricevuti da grandi e piccini.
É un albero, un albero di Natale un po’ malandato, ma ancora dignitoso. Un albero di cui qualcuno ha pensato di disfarsi, proprio quel giorno, il giorno in cui dovrebbe sfoggiare il suo splendore, più di tutti gli altri giorni. Invece, al suo posto, sarà stato scelto qualcosa di nuovo e più moderno, qualcosa all’ultima moda, e per lui é giunto il tempo di cedere il passo.
Non ha avuto il tempo di allestire nel suo appartamento un albero di Natale, ma quello non intende lasciarlo lì.
Sposta i sacchi e lo solleva per portarlo verso casa, quando si sente chiamare da una finestra del suo palazzo: “Ehi ragazzo, sì dico a te, ti dispiacerebbe portarmi su quell’albero? É un po’ che lo osservo lì in mezzo, ma come puoi ben capire le mie gambe non mi permettono di scendere per recuperarlo.”
La voce é quella della signora del secondo piano, la signora che vive sopra di lui. É sempre stata molto gentile e disponibile ogniqualvolta le ha chiesto qualcosa, come può rifiutare di portarle quell’albero?
Annuisce e, sorridendo, si incammina verso le scale, parlando a bassa voce e guardando l’albero: “Pensare che ti volevano buttare via e invece…”
La signora lo accoglie calorosamente, ringraziandolo e insistendo per offrirgli un caffé.
“Sai, stasera arriva mia nipote, e mi dispiaceva non aver fatto l’albero di natale. Quando era piccolina, ne andava matta, non vedeva l’ora di farlo e guai se non era bello grande. Sì, come vedi ho le lucine, qualche addobbo e un alberello da tavolo molto piccolo, ma vuoi mettere con questo bellissimo esemplare?” Ha ragione, è stato abbandonato al suo destino anche se ancora molto bello.
“Ma forse ragazzo, l’albero lo volevi tu?”
“Non c’é nessun problema signora, glielo cedo molto volentieri!”
“Oh, nessuna signora ti prego, mi chiamo Margherita e anche se potrei essere tua nonna, dammi del tu ti prego?”
“D’accordo, io mi chiamo Giuseppe e il caffé, Margherita lo bevo davvero molto volentieri.”
Chiacchierano tutto il pomeriggio mentre addobbano l’albero in attesa dell’arrivo della nipote di Margherita. Due anime sole nel giorno di Natale, si raccontano le loro vite e di quanto, a entrambi, manca un po’ di compagnia.
Margherita invita Giuseppe a restare anche per cena, vuole fargli conoscere la sua amata nipote.
E lui già un po’ innamorato di lei, dopo aver visto le foto sul tavolino in sala, non se lo fa ripetere due volte e accetta.
L’albero ora é in abito elegante, luci che illuminano la stanza e palle colorate che rallegrano gli umori…

Lo so volete sapere come va a finire vero? Questa volta il finale lo lascio a voi! É andata come a voi più aggrada…

Con questa storiella volevo solo farvi arrivare i migliori auguri di buone feste e di un meraviglioso 2019. A tutti voi che seguite questo blog, un grosso abbraccio e tanta bellezza.

Rocco

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tantissimi auguri anche a te e alla tua famiglia 🎄! Elena

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    1. storiequalunque ha detto:

      Grazie Elena. Auguri di cuore anche a te e ai tuoi cari ❤️

      Piace a 1 persona

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