Parole di bellezza

Voglio chiudere questo 1° Maggio con le parole di questo immenso uomo e poeta dette in diretta al concerto del 1° maggio a Roma: “Vorrei dedicare quest’ultima canzone a una categoria molto particolare di lavoratori: agli artisti, ai musicisti e ai lavoratori dello spettacolo, praticamente a tutti noi che siamo qui davanti a voi. Per ricordarci del senso di responsabilità che abbiamo quando scegliamo di scrivere o cantare delle cose, perché le parole che usiamo possono essere dei detonatori di individualismo, aggressività e violenza, come allo stesso tempo degli amplificatori di sensibilità di attenzione all’altro e di pace. E forse … Continua a leggere Parole di bellezza

Non sono mai lo stesso

Non sono mai lo stesso racconta un incontro intimo con la sconfitta, lontano dai momenti epici e vicino alla quotidianità. Il protagonista la riconosce, la affronta e la mette in discussione, scoprendo che non è solo un limite ma anche uno specchio dei propri tentativi, delle cadute e delle trasformazioni. Attraverso un dialogo silenzioso, emerge una verità: ogni caduta cambia chi siamo, e ogni volta che ci rialziamo non siamo più gli stessi. La sconfitta non sparisce, ma perde forza di fronte alla capacità di rinascere. Continua a leggere Non sono mai lo stesso

Radici da far crescere insieme

La “remigrazione”, parola fredda per un gesto antico, diventa il tentativo di cancellare volti, storie, radici che ormai si intrecciano con le nostre. Si parla di espellere, di deportare, come se bastasse spostare corpi per guarire ferite più profonde. Eppure, dietro questa idea, vive una paura che cerca bersagli facili: si indicano gli altri, li si trasforma in colpa, in peso, in errore da correggere. Ma una società non si salva sottraendo umanità: si perde, lentamente, ogni volta che smette di riconoscerla. Rocco Carta Continua a leggere Radici da far crescere insieme

Educatrici, educatori e professionisti del sociale, siamo diventati una specie rara?

In realtà siamo in tanti e vorremmo poter lavorare ed essere riconosciuti in modo dignitoso.Eppure, da anni, raccontiamo sempre le stesse difficoltà, gli stessi disagi e assistiamo alla continua fuga, dopo anni di studio e formazione, verso altre professioni.Vogliamo poi parlare, visto l’andazzo, di chi continua a improvvisarsi educatore o educatrice? O dello sfruttamento delle persone da parte delle istituzioni, che ricorrono a figure non adeguatamente formate solo per tappare i buchi? Avrei ancora molto, moltissimo da aggiungere. Ma si continua così, allo stesso modo: invece di migliorare e rendere adeguate le condizioni lavorative, le si peggiora ulteriormente. Questo è. … Continua a leggere Educatrici, educatori e professionisti del sociale, siamo diventati una specie rara?