
Placare due onde impetuose che stanno per scontrarsi,
stare nel mezzo per farle deviare, cercando
non la vittoria dell’una sull’altra,
ma un varco invisibile dove entrambe possano respirare.
Essere riva e non tempesta,
silenzio tra due grida,
mano aperta che non trattiene
eppure guida il corso dell’acqua.
È ascoltare ciò che non viene detto,
tradurre il fragore in linguaggio umano,
trovare un ritmo comune
dove prima c’era solo urto.
E rimanere, mentre tutto spinge a schierarsi,
in quell’equilibrio fragile e necessario
dove la pace non è assenza di forza,
ma arte sottile di trasformarla.
Rocco Carta
Quello che fa un educatore, quello che faccio io e cerco di fare sempre.

