Spread your wings – spicca il volo

“Spread your wings and fly away

Fly away, far away

Spread your little wings and fly away

Fly away, far away

Pull yourself together

‘Cos you know you should do better

That’s because you’re a free man”

Spread your wings – Queen (written by John Deacon)

Il vassoio da portare al tavolo tre è pronto. Il Deejay della stazione radio che i clienti ascoltano nel locale annuncia con voce calda:

“Oggi è il 28 agosto 1985, sono le 12.05, a Londra piove e le temperature oggi sembrano essere già autunnali e, per iniziare la nostra ora di trasmissione, ci ascoltiamo gli Wham con “Wake me up before you go, go…”

Sammy è a testa bassa, rapito da un annuncio su un giornale lasciato da un cliente e i panini pronti rischiano di arrivare al tavolo freddi, così come le bibite che diventeranno più calde.

“Ehi ragazzo, ci diamo una mossa o Rimani tutto il giorno a farti gli affari tuoi?”

“Mi scusi signor Smith, vado subito”

“Ecco bravo, poi mi spieghi che cazzo stavi leggendo su quel giornale tanto da ipnotizzarti? Cos’è sono arrivati gli ufo?”

Sammy non dà peso a quelle parole e velocemente, porta il vassoio ai clienti scusandosi per l’attesa.

Quell’annuncio, gli regalava una speranza. Forse, l’ennesima inutile o definitivamente l’ultima.

Aveva dovuto leggerlo più e più volte, in città ci sarebbe stata un’audizione importante per il musical “Cats”.

Il suo sogno fin da piccolo, quando i suoi genitori lo avevano iscritto a un corso di teatro dove il suo insegnante, accortosi del suo talento anche nel ballo e nel canto, l’aveva indirizzato anche al corso di musical e da allora non aveva mai smesso di ballare e recitare e qualche piccolo ruolo l’aveva ottenuto, ma sempre ruoli marginali.

Ora, quel giornale parlava di parti da protagonisti e, tra l’altro, nel suo musical preferito. Musical che aveva visto a teatro più e più volte commuovendosi ad ogni spettacolo.

Presentarsi il 16 settembre alle ore 8 del mattino presso il New London Theater 166 Drury Ln, Holborn.” Sammy ripete ad alta voce per ben tre volte, l’orario e il luogo del provino, quando i suoi pensieri vengono interrotti dall’urlo del proprietario del locale.

“Sammy porca troia, ti vuoi svegliare? Ha fatto in tempo a finire di cantare George Michael ed entrare la pubblicità e i panini del tavolo cinque sono ancora sul bancone a raffreddarsi. Cosa devo fare per farti muovere oggi? Darti un calcio in culo o minacciarti di licenziamento? Muoviti!”

“Mi scusi davvero signor Smith, oggi sono un po’ distratto non succederà un’altra volta.”

“Sarà meglio per te!!

“Hey Sammy – una voce squillante richiama la sua attenzione – “non mi dire che sei in fissa con un altro annuncio per la parte in qualche musical?” – è la voce della barista Susy che gli invia queste parole strizzando l’occhiolino al signor Smith e sghignazzando di nascosto

“Sì, vi chiedo scusa, ma tra un paio di settimane vi sarà un’audizione per il musical Cats e vorrei proprio provarci” – Sammy risponde mentre vola tra i tavoli per servire i panini.

“Ah, ah, ah, ancora non ti sei rassegnato? Se fossi stato un talento nel musical, un novello John Travolta, a quest’ora, all’alba dei quasi tuoi 30 anni, saresti su tutti i cartelloni della città. Invece servi panini nel nostro locale e neanche bene. Ah, ah, ah…”

“Ecco bravo” – rincara la dose il signor Smith – “vedi di ballare attorno ai tavoli fenomeno e vai velocemente al tavolo sette che il signore lì seduto è un po’che aspetta di ordinare.”

“Si certo, vado subito.” – aggiungendo a bassa voce e avvicinandosi al tavolo 7 – “Comunque io non ho ancora compiuto 24 anni e ci proverò, brutti stronzi!”

Affranto e arrabbiato per le parole della collega e del suo capo, chiede al cliente del tavolo sette senza guardarlo, cosa volesse ordinare.

“Vorrei un Hamburger con patatine e una birra media. Grazie”

“Prego. Vado subito in cucina!”

Alzando la testa, Sammy si accorse che il signore al tavolo non aveva tolto l’impermeabile ed era seduto con un capello da baseball in testa, con la faccia china sul menù. Aveva un’aria familiare, ma ora non poteva perdere tempo, era già stato richiamato troppe volte, meglio spegnere il cervello e volare in cucina.

In cucina si ferma per attendere le ultime ordinazioni e anche per sbollire un po’, ma vorrebbe tanto trovarsi da un’altra parte. È stufo di essere preso in giro, vorrebbe davvero fargliela vedere a tutti quelli che non credono in lui. Tuttavia, il pensiero che potessero avere ragione bussa nella sua testa, si insinua a passo lento dentro le sue già fragili certezze.

“Ehi Sammy ecco l’ordine del tavolo sette.”

“Grazie Jeffrey!”

Sammy esce veloce dalla cucina, muovendo la testa a destra e a sinistra per controllare se i tavoli sono stati tutti serviti.

Quando arriva al tavolo sette dal vassoio inizia a poggiare sul tavolino le cose ordinate da quel cliente, notando che l’impermeabile ora è poggiato sulla sedia di fianco.

“Ecco il suo ordine sign…” – la bocca è spalancata e il suo corpo è sospeso in una pausa che non sa come e se sarebbe corretto interrompere. Lo stupore ha il sopravvento su tutto.

“Sammy giusto? Ti chiami così non è vero? Hai intenzione di rimanere così tutto il tempo, o finisci la frase? So di essere una visione celestiale amico, ma così è davvero troppo” – inizia a ridere da solo mettendo la mano davanti alla bocca.

“Signor Freddie Mercury!” – deglutendo la saliva- “Wow, lei non sa…, io amo i Queen, la sua musica, sono un suo grandissimo fan e…”

“Sì, sì ok, ok, ho capito! Primo: Dammi del tu. Secondo: Ti va di sederti qui a farmi compagnia?”

“Guardi, ehm, guarda, lo vorrei davvero tanto ma Mr. Smith…”

“Mr. Smith, mi scusi può raggiungermi al tavolo?” – Freddie ad alta voce chiama il proprietario del locale.

Il capo si avvicina al tavolo a grandi leve convinto che il suo dipendente avesse combinato qualcos’altro a causa del suo vivere tra le nuvole ed era pronto a cantargliele una volta per tutte. Quando…

“Oh cavolo, signor Mercury, mi dica?” – il tutto con la voce tremante dall’emozione.

“Mister Smith, vorrei che il suo cameriere possa sedersi al tavolo con me per farmi compagnia. Avrebbe nulla in contrario?”

“No, no, anzi…”

“Benissimo, allora chieda cosa desidera bere al mio amico e glielo porti grazie.”

“Sammy cosa ti porto da bere?” – Smith era paonazzo in viso.

“Ma io veramente…”

“Oh bando alle ciance, chi si trova in mia compagnia non può rimanere senza un bicchiere” – ora tutto il locale si era accorto della rockstar e osservava e ascoltava la scena.

“Ok, allora una coca cola, grazie.”

Freddie fa segno al ragazzo di sedersi, mentre i clienti del locale, increduli, iniziano a domandarsi sul come disturbare la star per un autografo, senza indisporlo, ma per ora non osano alzarsi dai loro tavoli.

“Bene Sammy se non ho capito male, tu balli e reciti?”

“Sì, fin da quando ero un bambino signor Mercury!”

“Freddie ti prego, e vorresti presentarti al provino per il musical Cats giusto? Tra l’altro un musical che amo molto.”

“Sì, lo vorrei tanto, ma gli ultimi provini a cui ho…”

“Ecco la tua coca cola ragazzo.” – Mr. Smith ora con Sammy è diventato incredibilmente gentile, quasi paterno- “Signor Mercury va tutto bene?” – Smith interrompe il dialogo guardando fisso Freddie con uno sguardo da triglia e un sorriso di plastica enorme.

“Sì mister grazie. Non si preoccupi, finito il mio pasto e la mia chiacchierata le farò l’autografo e magari, se ha con sé una macchina fotografica, faremo anche una foto tutti insieme. Ma ora mi faccia conversare in libertà e senza interruzioni con il mio giovane amico.”

“Sì, signor Mercury, certo, certo…” – girandosi e abbandonando il tavolo a passo svelto, provocando un sorriso maligno in Sammy.

Freddie mette un boccone in bocca e fa segno con la forchetta di proseguire nel discorso

“Solo che i provini a cui ho partecipato ultimamente, non mi sono andati benissimo e al massimo ho ottenuto ruoli marginali.”

“Quindi farai o non farai quel provino? Insomma, proverai a realizzare il tuo sogno oppure no?”

“Lo vorrei tanto, ma sono fuori allenamento e forse inizio a credere di non essere in grado.”

“Uhm, chi lo ha detto che non saresti in grado tesoro? Il signor Smith? La barista? Mi sembrano tutto ma non dei coreografi!”

Sammy si gira e osserva Smith e Susy dietro al bancone del bar prima di rispondere.

“Oh, loro non credono in niente neanche a loro stessi. Sono io che ho paura di ricevere l’ennesima cocente delusione. Leggo un annuncio, mi emoziono, mi reco al provino e “sbamm” porta in faccia o al massimo: è bravo ma non così tanto da essere uno dei protagonisti. Per questo non mi sto più allenando tanto.”

“Eppure, prima, davanti a quell’annuncio il tuo viso si è illuminato, ci credevi, eri già proiettato sul palco. Sbagli ragazzo. Hai un sogno? Seguilo. Se conoscessi un po’ la mia storia dovresti saperlo che io, i miei sogni, li ho realizzati quasi tutti.”

“Ma lei… ehm tu, hai un talento inarrivabile, hai una band eccezionale, io non lo so se ho talento.”

“Vedi tesoro, il talento se non lo liberi, se lo tieni nascosto, se lo reprimi, non uscirà mai. Il talento va aiutato a spiccare il volo e tu, vuoi tenere legato il tuo talento a questi tavoli del bar? A prendere ordinazioni e sentire le cazzate che ti dicono quei due? Il talento va liberato amico mio, liberalo.” -Ora Freddie guarda fisso e con serietà Sammy negli occhi attendendo una risposta.

“Ma io devo lavorare altrimenti non mangio e quindi il tempo per allenarmi rimane pochissimo. Un provino del genere merita tanto, tantissimo allenamento.”

“Sì, ma il provino non è oggi. Conosci i personaggi del musical?

“A memoria!”

“Benissimo, sai cosa farebbe Freddie Mercury al posto di Sammy? Manderebbe a farsi fottere tutti e tutto e per due settimane si preparerebbe meglio di Rudolf Nureyev caro. Spiccherei il volo ragazzo mio.”

“Ma io…”

“Conosci la nostra canzone Spread your wings?”

“Sì, certo, è una delle mie preferite. Il protagonista si chiama come me.”

“Sarà contento John (Deacon n.d.r) che l’ha scritta. Ecco, il protagonista apre le sue ali e spicca il volo, libera il suo talento e tu Sammy caro, che cazzo stai aspettando? Libera le tue ali e se non andrà bene, liberale ancora anche se si spezzano, le ali si possono riparare, sempre, fidati di me caro.”

A quelle parole Sammy si immagina sul palco del teatro, nel ruolo di Munkostrap o di Admetus e inizia a sentire un fuoco dentro, il fuoco della fenice. Quando si sente toccare la spalla.

“Bene nuovo amico mio, mi spiace avere interrotto il tuo sogno ad occhi aperti, ma devo proprio andare. Credimi: Brian, Roger e John non amano i ritardi in studio e io sono un noto ritardatario.” – anche in questo caso ride coprendo i suoi mitici denti con la mano destra.

Sammy si alza e stringe la mano a Freddie ringraziandolo per quella chiacchierata e quelle parole.

“Ora faccio un po’ di autografi e la foto con il tuo capo e poi volo. Ti ho lasciato la mancia e ci vediamo a teatro ragazzo mio.” Strizzandogli l’occhio.

Sammy si risiede mentre Freddie si concede ai suoi Fans.

È deciso, farà il provino e se andrà male pazienza ve ne saranno altri. Ora deve dirlo a mister Smith, aveva finito di servire all’Emerald Bar, ora era giunto il momento di spiccare il volo come il Sammy della canzone. Freddie è uscito e Sammy ora guarda vicino al piatto e sotto al tovagliolo, la mancia è davvero cospicua e quelle sterline nelle prossime due settimane saranno il suo sostentamento grazie alla generosità di quel mito.

È ora di rimettersi in forma e di conquistare il mondo.

3 novembre 1985

Freddie si accomoda nella platea del New London Theater riconosciuto da molti spettatori. Stasera è la prima del musical Cats. Tutti sanno l’amore che Freddie ha per i gatti e anche per il mondo del balletto, quindi non si stupiscono di trovarlo lì.

Ma lui è lì anche per un altro motivo: sui cartelloni, nei nomi principali del cast vi è un Sammy Stuart probabilmente il compagno di un pranzo a cui aveva chiesto di spiccare il volo.

Non conosce il suo cognome, ma qualcosa gli dice che le sue parole, quel giorno abbiano messo le ali al ragazzo e doveva vederle aprirsi per il volo con i suoi occhi.

Si spengono le luci, si apre il sipario, inizia il decollo…

Rocco Carta

Questo è un racconto che vuole essere un omaggio a uno dei miei miti e a tutto quello che la sua musica e quella dei Queen ha saputo regalarmi, rallegrarmi e confortarmi durante la mia vita.

Tutto quello che avete letto nel racconto è ispirato alla canzone “Spread your wings” e i luoghi, le vicende e i personaggi in questione sono il solo frutto della mia fantasia.

2 pensieri su “Spread your wings – spicca il volo

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