Game Over

Game Over

Di Rocco Carta

Diecimila punti! Volevo solo arrivare a quella cifra. La Playstation 4 completa di accessori, una volta raggiunti quei punti, sarebbe stata il giusto premio.

Tutti i miei amici ce l’hanno, io no. I miei non me la comprano, dicono che già studio poco, se mi comprassero anche quell’aggeggio infernale, come lo chiama mio padre, studierei ancora meno.

Che palle! Bastava solo farmi contento, che ne so a Natale o per il mio compleanno, avevo anche visto delle belle offerte, e invece…

Invece eccomi qui, in punizione e con davanti a me la prospettiva, alla fine delle vacanze, di una serie di incontri con uno psicologo.

L’ho già detto, bastava che mi comprassero l’oggetto del desiderio e non ci saremmo trovati in questo casino.

Casino che, tuttavia, ho combinato io, imbecille che non sono altro. I miei sono delusi dal mio comportamento e faticano a rivolgermi la parola. Li capisco, non si sarebbero mai aspettati un comportamento del genere. Ho cercato di fermarmi, di non farmi attirare da quella sala giochi e da quel premio, ma non ho resistito. Io a quei punti ci volevo arrivare ed ero sicuro di poter riuscire a farcela a ottenerli. Del resto, si possono accumulare e, se non fossi stato beccato dai miei, ora, probabilmente avrei in casa la Play!

Novemila cento punti! Ero a tanto così dai diecimila. Sono sicuro che, con ancora un paio di giocate, alla “Ruota della fortuna” oppure a quello del basket avrei raccolto tutti i punti. Invece al rientro a casa, la scoperta che i miei avevano capito cosa avessi messo in atto per quel maledetto premio, ha bloccato tutto.

Che cretino! Mio padre, in un’altra circostanza, mi aveva avvisato: quei giochi sono pericolosi, rischiano di provocare “dipendenza”, ti portano a continuare a giocare perché ti danno l’illusione di vincere facile prosciugandoti il portafoglio. In pratica sono molto vicini al gioco d’azzardo. Meglio giocare con moderazione e accontentarsi dei premi guadagnati di volta in volta o, meglio ancora, non giocarci affatto. Purtroppo, non gli ho dato retta e ora mi trovo in questa situazione.

Che cavolo, non vedevo l’ora di arrivare qui al mare in vacanza dai nonni e ritrovare gli amici delle ultime estati e lasciarmi alle spalle un anno di scuola. Ho tredici anni e quest’anno la terza media è stata davvero faticosa. Quando sono partito ero solo felice, il mare mi attendeva.

I primi giorni di vacanza sono stati davvero fantastici. Alzarsi più tardi, andare in spiaggia tutto il pomeriggio e passarlo tra una giocata a beach volley e un bagno, tra un gelato e l’ascolto di qualche bella canzone e poi ritrovarsi alla sera con il gruppo per passeggiare sul lungomare e stare in piazzetta fino a mezzanotte, quando tocca tornare a casa a causa del coprifuoco imposto dai nonni, puntualmente infranto arrivando a casa rigorosamente in ritardo. Tutto nella norma.

Fino a quando, in un pomeriggio nuvoloso, invece di andare in spiaggia, io e i miei amici non abbiamo deciso di andare a finire in quella stramaledetta sala giochi.

L’idea era quella di fare un paio di partite ai videogames e un paio di sfide al calcio balilla. Ed è andata così, fino a quando l’urlo di gioia di una bambina non ha attirato la mia attenzione, verso una macchina che segnava la vincita di mille punti. Urlava e saltava di gioia mentre dal fondo della stessa macchina, uscivano bizzeffe di tagliandini equivalenti ai punti. Il padre diceva ad altre persone che li aveva vinti con il primo gettone della giornata e che la sua bimba era proprio nata con la camicia. Usciti da lì sarebbe andato immediatamente a farle sfregare un gratta e vinci.  Bisognava sfruttare quella manina fortunata.

Io, nel frattempo, continuavo a restare fisso su tutti quei bigliettini che continuavano ad uscire dalla macchina. Ma che cosa si può vincere con mille punti?

Ho deciso di spostarmi verso la cassa del locale dove si trovavano in bella vista i premi con i relativi punti. Con i punti vinti dalla bambina, si potevano ritirare un po’ di premi, anche se non vi era nulla di eccezionale. I premi più belli arrivavano dai cinquemila punti in su. Ed è lì che l’ho vista, la Playstation 4, l’oggetto del desiderio, diecimila punti! Punti che si possono accumulare di volta in volta, inserendoli in una tessera che si può richiedere alla cassa e convertire in premi ogniqualvolta lo si voglia.

 La tentazione iniziava a farsi forte! Io sarei rimasto al mare un mese e mezzo e volendo, con un pizzico di fortuna, giocando un poco al giorno, magari sarei riuscito a portarmi a casa la Play. I miei mi avevano lasciato cinquanta euro e ai miei nonni avevano lasciato altri soldi, per darmi la paghetta, fino a quando mi avessero raggiunto in vacanza. In tasca avevo dieci euro e, senza troppi pensieri, ho deciso di tentare subito la sorte cambiando cinque euro in gettoni. Con questi primi tentativi sono riuscito a realizzare più o meno centocinquanta punti. Gli amici cercarono di dissuadermi dal giocare altri soldi, invitandomi ad uscire da lì per recarci insieme a fare merenda. Non li ho ascoltati, andando subito a cambiare gli altri cinque euro, sapendo bene che erano gli ultimi soldi che avevo nel portafoglio.  Ero determinato a giocare alla stessa ruota della fortuna della bambina. Ho fatto benissimo, perché grazie a quelle giocate sono riuscito ad ottenere quasi mille punti. Tutto sommato come inizio non era affatto male.

La sera stessa, ho detto ai miei nonni che sarei andato in piazzetta. Invece sono tornato alla sala giochi dove ho cambiato in gettoni venti euro, venendo via da lì dentro con la bellezza di tremilacinquecento punti. Davvero niente male come primo giorno e pazienza se, per quella sera, sarei rimasto senza gelato o coca cola, ero davvero soddisfatto così. Seimilacinquecento punti mi separavano dal mio premio.

Nei giorni successivi, ho giocato il resto dei cinquanta euro che mi avevano lasciato i miei, non riuscendo, rispetto al primo giorno, a racimolare quasi mille punti. La sorte aveva deciso di abbandonarmi. Per tornare a giocare ho dovuto aspettare la fine della settimana, quando la nonna mi ha dato altri cinquanta euro.

Fremevo. Non vedevo l’ora di andare a cambiare subito dieci euro e provare a far salire i miei punti. Mi ero anche ripromesso che, finiti quei soldi, per quel giorno sarebbero stati gli ultimi e che nei giorni successivi ne avrei cambiati meno. Del resto, nessuno mi correva dietro ed ero anche sicuro che avrei fatto un sacco di punti.

Non è andata così, e dopo aver vinto pochi punti con quei primi dieci euro, non ho tenuto fede alla mia promessa cambiando altri dieci euro. Ma sì, ho pensato, domani non ci torno. Il risultato, ovviamente, si è rivelato al di sotto delle aspettative e nel giro di due giorni ho fatto fuori tutta la paghetta della settimana.

Quando mi sono ritrovato fuori dalla sala giochi, mi girava la testa ed ero incazzato con me stesso: mi ritrovavo con quasi cinquemila punti e nessun soldo in tasca per il resto della settimana. Mi veniva la tentazione di tornare indietro, prendere quello che potevo con quei punti e buttare via la carta. Non l’ho fatto, prendendo la decisione di non recarmi più lì dentro, fino alla prossima paghetta.

I primi due giorni da quella decisione sono riuscito a resistere alla tentazione di chiedere soldi in prestito agli amici per continuare la mia impresa. Tuttavia, la voglia di tornare a provare ad accumulare punti era fortissima.

Un pomeriggio, uscendo dal bagno, gli occhi mi sono caduti sulla borsa della nonna appesa in corridoio. Lei stava parlando sul terrazzo con la vicina e il nonno ronfava sulla poltrona davanti alla televisione. L’occasione era ghiotta, bastava solo allungare la mano e prendere qualche euro. Non se ne sarebbe mai accorta e io avrei potuto continuare la mia impresa. Ho tentennato qualche secondo: la parte buona di me cercava di dissuadermi dal farlo, ma il mio lato oscuro prese il sopravvento.

Mi sono ritrovato di fronte a quelle macchine a spendere il bottino di quel piccolo furto ai danni della nonna in men che non si dica. Nonostante quei gettoni fossero il frutto di un brutto gesto, sono riuscito a portarmi a casa mille punti e, nei giorni successivi, un po’ dal portafoglio della nonna e un po’ da quello del nonno, continuai a giocare, mettendo a tacere il rimorso di quei piccoli furti con l’avvicinarsi del mio premio.

Quello che non avevo calcolato era il fatto che quei continui ammanchi iniziassero a insospettire i nonni. Loro, facendo due calcoli e capendo di non essere tutto a un tratto diventati così rincoglioniti da perdere i soldi, capirono che a far sparire i denari era stata sicuramente una mano lesta. Ovviamente quella mano lesta ero io!

Hanno telefonato ai miei genitori per raccontare loro quello che stava accadendo, dicendo loro che non erano ancora riusciti a capire dove andassi a spendere i soldi. Mio padre ha detto di non preoccuparsi e di non dirmi niente della telefonata, il fine settimana sarebbero arrivati al mare e mi avrebbero messo alle strette. Chiudendo la telefonata, si sono ritrovati affranti e preoccupati. Cosa stavo combinando? A cosa mi serviva rubare i soldi ai nonni? Chi stavo frequentando? Quella notte non sono riusciti a dormire né loro, né i nonni. Io invece ho dormito sonni tranquilli, felice per il raggiungimento di quasi ottomila punti!

Il giorno dopo ho trovato sia la borsa della nonna che il portafoglio del nonno vuoti.  Avrei dovuto insospettirmi e invece ho pensato che probabilmente dovevano andare a prelevare. Ho provato anche a chiedere loro la paghetta anticipata di due giorni e loro, facendo finta di niente, mi hanno risposto che me l’avrebbero data i miei fine settimana.

Quella risposta mi ha fatto arrabbiare, portandomi a controbattere loro a voce alta. Non l’avevo mai fatto, soprattutto con loro. Hanno cercato di tranquillizzarmi, non solo non ci sono riusciti, si sono presi anche qualche insulto mentre uscivo, sbattendo la porta. Non avete idea di quanto sia pentito per l’accaduto. Sono due persone favolose che farebbero di tutto per il loro unico nipote. Non se lo meritavano un atteggiamento del genere. Solo che la rabbia era più forte di tutto. Volevo giocare costi quel che costi. Sapevo bene che quella sceneggiata di prima sarebbe stata raccontata ai miei e avrebbe avuto delle conseguenze. Non mi interessava niente volevo solo giocare.

Mi sono recato in spiaggia dove ho chiesto a un mio amico dieci euro in prestito che gli avrei restituito l’indomani. Lui ha provato ad azzardare un predicozzo sul pericolo del gioco, dicendo che tutto il gruppo era molto preoccupato per me. L’ho mandato a quel paese andando a cercare il prestito da una mia amica che stava aspettando un ragazzo con cui aveva un appuntamento. Non ha fatto storie e mi ha prestato il denaro.

Quella sera sono riuscito a giocare e finalmente anche io ho vinto i mille punti come la bambina! Novemila, la Playstation era vicina. Mi sentivo forte, non pensavo per niente al fatto di essere arrivato quasi a quel premio, con l’inganno e rubando. Ce l’avevo quasi fatta e, se ero riuscito a fare questo, avrei potuto giocare anche ad altro e magari vincere soldi! Peccato non avere avuto già diciott’anni.

Quella sera ho chiesto scusa ai nonni, mostrando un’euforia illogica che deve averli turbati ulteriormente. Probabilmente hanno pensato che bevessi, fumassi erba o anche peggio. Con il senno di poi, capisco quegli occhi che, quella sera, mi scrutavano allucinati. Non avevo altri soldi in tasca e visto che non volevo rubare ulteriormente, ho deciso di rimanere a casa, addormentandomi felice e sicuro che con la prossima paghetta, avrei sbancato.

L’indomani mi sono svegliato come al solito quasi a mezzogiorno. Quando sono arrivato in sala, ho trovato i miei genitori e i nonni che mi aspettavano. Gli occhi dei miei non promettevano nulla di buono.

Mi hanno incalzato facendo un sacco di domande spalleggiati dal nonno e dalle lacrime della nonna. Mio padre, per la prima volta da quando son nato, ha minacciato di prendermi a schiaffi se non gli avessi subito confessato che cazzo stavo combinando con i soldi che avevo rubato. Non avevo alternative e non riuscivo a inventare nessuna scusa, cogliendomi di sorpresa. Mi avevano ghiacciato sul posto.

Ho raccontato la verità, piangendo e chiedendo scusa. La nonna voleva abbracciarmi ma il nonno glielo ha impedito, portandola via e lasciandomi da solo con mia madre e mio padre. Mia madre mi ha chiesto dove fosse la tessera con i punti, aggiungendo di dargliela subito.

Ho provato a protestare per quella richiesta, ma le urla di mio padre mi hanno fatto capire che era meglio accontentarla. Ho cercato, ancora timidamente, di chiederle di non gettarla via e di implorarli per ridarmela. Le mie implorazioni sono rimaste inascoltate e, in una frazione di secondo, mia madre ha preso delle forbici tagliando la tessera di netto. Quel gesto mi ha provocato una fitta al cuore e, di conseguenza, un conato di vomito. I miei mi guardavano indignati e probabilmente anche loro, per colpa mia, avvertivano una fitta al cuore.

Dal quel momento sono rimasto in punizione per una settimana. Niente spiaggia, niente amici, niente cellulare e la compagnia della televisione, della musica e dei libri. Con i nonni ho iniziato a ricucire, con i miei che sarebbero tornati al mare, finalmente, per le loro agognate vacanze, avrei provato a rimettere tutto a posto.

Sono dispiaciuto e incredulo di essere arrivato a tanto per la bramosia di vittoria e di premi. Credo di aver capito cosa provi un giocatore d’azzardo e giuro che una cosa del genere non la voglio provare mai più.

Ho deciso di tornare a raccontare, dopo qualche tempo dalla pubblicazione di “Slot” https://storiequalunque.com/2017/02/25/slot/, del pericolo della dipendenza da gioco d’azzardo, affrontando, questa volta, la tematica dal punto di vista di un ragazzino adolescente, attirato dalle macchinette di una sala giochi erogatrici di biglietti per arrivare alla conquista di premi ambiti.

L’ispirazione mi è arrivata ascoltando alcuni racconti fatti da ragazzi e entrando a contatto io stesso con questo genere di sale giochi con mia figlia, accorgendomi subito, di quanto il confine fra gioco e gioco a premi fosse ampiamente superato e della pericolosità di questi esempi.

Questo fenomeno, si chiama “Ticket Redemption” e qui sotto vi allego un articolo molto interessante scritto da psicologi che si sono occupati della questione per farvi un’idea:

http://www.opsonline.it/psicologia-37040-ticket-redemption-e-gioco-d-azzardo.html