Milano, i luoghi di tutti che diventano luoghi per pochi

Grandi multinazionali si comprano luoghi che un tempo erano accessibili e fruibili da tutti. Io, in quel luogo, ci ho passato l’infanzia e l’adolescenza.

Ultima, in una città dove si cementifica a spron battuto e il consumo di suolo aumenta a ritmi velocissimi, è la vicenda del Lido di Milano, luogo multisport, oramai chiuso da anni, che era un luogo accessibile a tutti.

Ho tantissimi ricordi legati alle estati trascorse con la mia compagnia proprio in quella vasca gigante, dove andavamo a cercare un po’ di refrigerio. Ho imparato a nuotare lì, cercando di arrivare fino all’isolotto.

Ricordo le partite di basket epiche dell’allora Simac, Tracer, Philips e di tutte quelle squadre che hanno fatto la storia del basket milanese.

Ricordo le partite a minigolf, la pista di pattini a rotelle, il tennis e poi il calcetto.

E ricordo, infine, la buonanima di mio zio Gregorio, che lì lavorava come operaio. Insieme ai suoi colleghi si prendeva cura di quel luogo e lavorava per tenerlo davvero bene, perché lo amava e sapeva quanto fosse importante che potesse essere fruito da tutti.

Adesso, invece, diventerà l’ennesimo luogo d’élite.

E mentre le estati diventano sempre più roventi, tante persone e tante famiglie che non potranno permettersi, ovviamente, ingressi di quel tipo perderanno (il luogo è chiuso da molti anni, ma pensare di riqualificarlo no eh?) anche uno dei pochi luoghi dove poter trascorrere una giornata, stare insieme e, semplicemente, fare un tuffo.

Lo dico. Lo dico forte e chiaro, anche se interesserà a pochi:

Milano così, una Milano che invece di riqualificare preservando luoghi accessibili anche a chi ha poche disponibilità economiche e deve affrontare molte difficoltà, a me fa stare male.

Per citare una battuta morettiana:

Continuiamo così, facciamoci del male…

Rocco Carta

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