Il diario del piccolo Mario: Storia di scritti, superstizioni, malocchi e maghi, avvenuta nel 1982 (versione integrale)

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Eccoci a pubblicare sul blog, per intero, le avventure del piccolo Mario. In molti mi hanno chiesto di metterlo in versione integrale senza dover leggerlo a puntate o per poterlo stampare. Che dire, sono davvero molto, ma molto lusingato e accontento la richiesta. Ultimamente sono un po’ in pausa dallo scrivere nuovi racconti, anche se conto di rimettermi presto al lavoro. Una cosa è sicura, appena troverò l’ispirazione giusta e il tempo a disposizione, il piccolo Mario tornerà con nuove avventure.

Un grosso abbraccio a tutti voi.

Rocco

*Un ringraziamento speciale a David Hadjibay per aver realizzato l’immagine per questo racconto.

 

Come posso introdurre questa storia? Vediamo…

“C’era una volta…”

No, troppo fiabesco.

“In una galassia lontana…”

No, fa troppo Star Wars.

“In un tempo non molto lontano…”

Uff, no!

Forse così:

“Correva l’anno 1982, un anno straordinario, il presidente della Repubblica era Sandro Pertini; gli azzurri si laureavano campioni del mondo di calcio grazie ai goal di Pablito Rossi; l’estate era accompagnata da tormentoni quali “Un’ estate al mare”, di Giuni Russo e “Non sono una signora”, di Loredana Bertè; al cinema volavamo con le biciclette di “E.T.” di Spielberg e ci facevamo guidare nel mondo dei replicanti, guardando “Blade runner”.

In quell’anno così ricco di eventi, un bambino si appresta a finire la quinta elementare e a scoprire che i maghi esistono, ma non sono proprio come lui se li immagina e tutto quello che gli accade in questo periodo della vita, inizia a scriverlo in un diario…

Buona lettura!

Martedì 20 aprile 1982

Caro diario,

mi chiamo Mario e oggi ti ho ricevuto in regalo, per avere preso un buon voto a scuola nei giorni scorsi. È vero, i miei genitori mi hanno regalato te per questo motivo, ma, anche, perché la maestra voleva che tutta la classe iniziasse a tenerne uno dove scrivere le cose che ci accadono tutti i giorni e i nostri segreti. A dire la verità è un po’ che la maestra ci chiede di scriverne uno.

Voglio essere sincero con te, non avevo molta voglia di farlo, sono un po’ pigro. Comunque, visto che ora sei qui con me, ho deciso di iniziare a scrivere.

Ho dieci anni e frequento la quinta C della scuola Elementare Luigi Cadorna di Milano. Vivo con i miei genitori e le mie due sorelline più piccole Silvia e Laura, in una casa in affitto non molto grande, non proprio vicino alla scuola, non lontano dalla Fiera.

Sono alto, perlomeno uno dei più alti della mia classe. Ho i capelli ricci e neri e gli occhi azzurri e sono magro, molto magro, tant’è che i miei compagni mi hanno soprannominato Spillo, come il giovane attaccante dell’Inter, Alessandro Altobelli*, anche se io tifo la Juventus.

In questi mesi, spero di avere davvero il tempo di poter scrivere qualcosa su queste pagine.

A scuola stiamo lavorando tanto, a giugno ci saranno gli esami di quinta elementare che, ad essere sinceri, mi stanno agitando molto.

Oggi sono anche molto triste, perché mia mamma mi ha detto che sabato pomeriggio non andrò all’oratorio a giocare a pallone. Avevo promesso a Filippo e Sergio, i miei migliori amici, che ci sarei andato. Mia mamma, invece, ha detto che andremo insieme alla zia, in un posto dove forse, finalmente, qualcuno riuscirà a risolvere i nostri problemi.

Sai, mio papà lavora in fabbrica ed è in cassaintegrazione, che è una cosa che ti fa stare a casa dal lavoro anche se tu non vorresti. Purtroppo a causa di un incidente che gli è capitato da piccolo è anche zoppo e, per di più, ultimamente, non è stato molto bene.

La mia mamma è una casalinga, nel senso che lavora tantissimo a casa, badando e prendendosi cura di tutti noi, continuando a lamentarsi di come sia difficile andare avanti coi soldi.

Continua anche nel sostenere che, sicuramente, in passato, qualcuno ha fatto del male alla sua famiglia attraverso una maledizione e che questo male cadrà anche su di noi. Quindi bisogna proteggersi!

Quando dice così mi spaventa tantissimo. Non ho capito dove andremo sabato, ma ho paura che sarà una barba pazzesca. Ora devo smettere di scrivere perché devo andare a lavarmi i denti e mettermi a letto, il mio papà mi sta chiamando.

A presto.

Mercoledì 21 aprile 1982

Ciao diario, oggi sono in castigo perché ho preso una nota per aver disturbato in classe la lezione.

Giuro di essere innocente!

Io non volevo parlare continuamente con Lisa seduta dietro di me, era lei che continuava a chiamarmi!

Va be’ pazienza, andrò a letto senza guardare i cartoni animati.

Stasera è venuta a trovarci mia zia. Lei è la sorella di mia mamma, ed è lei che sta organizzando l’uscita per cercare di risolvere i nostri problemi. Ora, d’accordo che problemi ne abbiamo anche molti, ma proprio di sabato pomeriggio dobbiamo provare a risolverli?

Non ho ancora capito bene dove andremo e se andremo tutti, papà non sembrava molto convinto di questa uscita, anche se, dopo due urlate della mamma, ha cambiato subito idea.

Quando la mamma e la zia parlano, lo fanno in dialetto calabrese e non sempre capisco quello che si dicono. L’unica cosa che ho compreso, è quella che probabilmente incontreremo un mago!

Questo mi ha tirato su il morale. Mi piacciono i maghi e adoro tantissimo, quando guardo la televisione vedere i giochi di prestigio del mago Silvan* e di Tony Binarelli*. Solo che mi sembra strano che si esibiscano in uno studio all’interno di un appartamento. Boh?

Va bene, ti racconterò quando ci andrò. Ora devo andare, a domani.

Sabato 24 aprile 1982

Ciao diario, innanzitutto scusami per non aver, scritto nelle ultime sere, ma giovedì dopo aver visto Daltanious*, è iniziato Superflash*, il quiz di Mike Bongiorno e i miei mi hanno concesso di guardarlo quasi fino alla fine, mentre ieri sono stato dalla nonna e sono arrivato tardi.

Mamma mia quante cose ho da raccontarti! Come ho scritto un po’ di giorni fa, oggi, con tutta la famiglia siamo andati dal mago Tiberio. Noi bambini eravamo molto emozionati.

Non capita mica tutti i giorni di andare nello studio di un mago, non vedevo l’ora di vedere la sua bacchetta magica.

Per arrivarci abbiamo preso tre mezzi perché il suo studio si trova in Corso XXII Marzo, un po’ lontano da casa.

Quando siamo arrivati, una signora anziana ci ha aperto la porta e ci ha chiesto di accomodarci in sala d’aspetto, perché avevamo davanti un po’ di persone. In effetti, nella sala, si trovavano almeno una quindicina persone e il mago Tiberio riceve una persona o una famiglia alla volta. Appena le ho viste mi sono subito domandato: “Ma non può esibirsi qui davanti a tutti così facciamo in fretta? “

Molte persone parlavano tra di loro o leggevano i giornali poggiati sul tavolino. Io avrei voluto leggere Il Monello* che era poggiato su una sedia vuota, ma la mamma non ha voluto, perché dice che su quel giornale ci sono delle donne scostumate, cioè senza costume o almeno così credo, sopra.

In effetti aveva ragione. Al suo interno c’era una con solo reggiseno e mutande, ma costumi proprio non ne ho visti! Alla fine, mi sono dovuto accontentare di Topolino.

Una signora ha detto, rivolgendosi a mia zia, che era lì per curare la negatività e un altro signore per farsi togliere una fattura, che deve veramente fargli male, perché mentre lo diceva, ha nominato molti santi e persino Gesù, piangendo. Non sono riuscito a capire il perché, quelle persone, si trovassero lì da un mago invece che da un dottore, ma è probabile che, questo mago, abbia dei poteri davvero stupefacenti.

Abbiamo aspettato quasi due ore e poi siamo stati chiamati tutti, dentro la stanza.

Prima di entrare, la signora che ci aveva accolto all’ingresso, si è fatta pagare per lo spettacolo.

Cavolo, ho visto mia mamma che tirava fuori dal portafoglio una bella 50 mila lire. Ma dico? Abbiamo problemi di soldi e li spendiamo per un mago? Stessa cosa, subito dopo, ha fatto mia zia.

La stanza era illuminata da poca luce, al centro di una scrivania vi era una lampada, con all’interno un fornelletto, da cui usciva del fuoco e dietro di quella c’era il mago con una tunica rossa e una barba lunghissima.

Le mie sorelle, appena lo hanno visto, si sono spaventate e si sono nascoste dietro la mamma, io ho stretto forte la mano di mio padre e mi sono fatto coraggio.

Dopo essersi presentato, ha indicato delle sedie dove ha fatto accomodare i miei genitori con le mie sorelle in braccio che non smettevano di piangere dalla paura. Una volta seduti, ha iniziato a fare domande ai miei sulla loro vita e loro gli hanno raccontato molte cose. Poi li ha fatti mettere davanti alla lampada infuocata e, dopo aver recitato a bassa voce una piccola formula magica e trovato la concentrazione, ha detto loro tutto ciò che osservava dentro la fiamma, ed erano immagini terribili.

In pratica, dava ragione a mia madre: qualcuno, in passato, ci aveva maledetti e, ora, lui, avrebbe allontanato per sempre la maledizione da noi. Comunque, io e credo anche i miei genitori, all’interno della fiamma, non vedevano nulla. Boh!

Poi è arrivato il mio turno.

Non volevo sedermi su quella sedia e mio padre mi ha fatto sedere con la forza spingendomi sopra. Il mago mi fissava con degli occhi spaventosi, sembravano quelli della regina Himika*, nemica di Hiroshi Shiba*, mentre sentivo il calore della sulla faccia. Dopo aver pronunciato, suppongo, quella che doveva essere un’altra formula magica, si è fermato un paio di secondi in silenzio e, subito dopo, mi ha dato il suo responso, anche io come tutta la famiglia, avevo quello che deve essere un grave problema ad un occhio: il malocchio!

Che diavolo è il malocchio? Dovrò mettermi la benda sull’occhio come Capitan Harlock*? Rimarrò cieco da un occhio?

Mi sono spaventato e stupito, avevo fatto la visita oculistica un mese fa e il medico aveva detto che ci vedevo benissimo.

È del tutto evidente che quel dottore non sa fare il suo lavoro. Poi ci ha detto di essere perfettamente guariti dalla maledizione e ci ha mandato via salutandoci con un bacio sulla testa.

Sarà, ma mio padre zoppicava ancora e a me sembrava di vederci uguale a quando sono arrivato. Forse bisogna avere solo un po’ di pazienza e aspettare che la formula magica lanciata dal mago e da quella fiamma faccia effetto. Staremo a vedere.

Va bene ora ti saluto e ci vediamo domani. Buonanotte

Domenica 25 aprile 1982

Ciao diario, che bella domenica è stata oggi. Innanzitutto la Juventus ha battuto l’Inter a Torino e domani, a sfottere gli interisti mi divertirò moltissimo.

Con il papà siamo andati in centro, al corteo della festa del 25 Aprile, data della fine della seconda guerra mondiale, in cui i partigiani e gli alleati ci hanno liberato dai nazisti e fascisti. È stato bellissimo, Il Papà mi ha fatto tenere una bandierina dell’Italia in una mano e una bandierina rossa nell’altra. A dire il vero, era pieno di bandiere italiane e rosse. Mio padre è un comunista. Lui sostiene che dopo Dio, o quasi alla pari, i suoi Dei sono un signore russo di nome Lenin e l’altro, italiano, Berlinguer*. Difatti, pur credendo in Dio e in Gesù, lui, a differenza della mamma a Messa non ci va quasi mai.

Abbiamo camminato tantissimo e poi abbiamo ascoltato i discorsi dei politici e dei partigiani in Piazza del Duomo.

Sai una cosa, mi sa che la magia del mago ha fatto effetto, perché oggi il mio papà, sembrava camminare molto meglio.

Ora ti saluto perché devo fare il bagno e poi devo mangiare.

Venerdì 30 aprile 1982

Caro diario, non ti scrivo ciao anche se a me piace di più, perché la maestra dice di iniziare sempre così. Sai che c’è? Visto che la maestra il mio diario segreto non dovrà mai leggerlo ti continuo a scrivere ciao.

Lo so, sarai offeso. È un po’ di giorni che non ti racconto nulla. Ma cavolo, la maledizione si è abbattuta di nuovo su questa famiglia!

Sara, mia sorella più piccola, ha preso la varicella che l’ha subito attaccata a Silvia la sorella di mezzo. Per fortuna, io l’ho fatta a quattro anni e non me la sono presa.

Inoltre a mia mamma, sul tram, hanno rubato il portafoglio e, come se non bastasse, mio padre l’altro giorno è caduto scendendo da una scala e si è rotto un braccio. Lunedì sarebbe dovuto tornare a lavorare. Lui e la mamma sono davvero molto giù e tristi.

Quel mago non ha vinto! Mia mamma e mia zia vogliono andare a protestare e poi, mi pare di aver capito, vogliano provare a recarsi da un altro mago più potente. Chissà che aspetto avrà questa volta? Se userà una fiamma per le formule magiche oppure se userà una bacchetta magica? Speriamo solo sia potente come Mandrake*!

Ora vado che inizia Hazzard*a presto.

Domenica 2 maggio 1982

Ciao diario. Oggi siamo stati tutto il giorno in casa e non ha smesso di piovere tutto il tempo. Stamattina ho fatto i compiti e oggi pomeriggio con la mia famiglia ho guardato Domenica In* con Pippo Baudo.

A me non piace molto, ma durante il programma, fanno Discoring* e il Muppet show*, quelli sì che mi piacciono e verso sera arriva Paolo Valenti* con 90° minuto* a raccontarci cosa è successo nel campionato di calcio.

Papà è ancora molto triste.

A causa del gesso al braccio, ieri non siamo potuti andare al corteo del Primo Maggio e si lamenta dicendo molte parolacce perché non l’aveva mai saltato. Tra l’altro, era ancora più dispiaciuto, perché quest’anno il corteo è stato dedicato ad un signore, Pio La Torre* che l’altra sera è stato ammazzato dai mafiosi, delle bruttissime persone cattive e spietate che hanno come stemma una piovra e a me le piovre fanno molta paura.

Sono un po’ preoccupato, perché domani la maestra mi interrogherà in geografia e forse è meglio che dia una ripassata. A presto.

Mercoledì, 12 maggio 1982

Ciao Diario, eccomi di nuovo a scriverti che cosa mi accade. Lo so non ci vediamo da un po’ di giorni ma non devi rimanerci male, non è che non ho nulla da raccontarti, ma il mio problema è quello di essere pigro, te l’ho già detto nella prima pagina e lo dice sempre anche la mia maestra.

A proposito, stasera sono in castigo. Ma è una punizione immeritata! È andata così:

stavo facendo l’intervallo con i miei compagni, a un certo punto un mio amico, mi ha chiesto di fare un po’ di imitazioni. È vero, non te l’ho mai scritto, ma io mi diverto tantissimo ad imitare compagni, maestre, bidelli e personaggi famosi e sono anche molto bravo. Ho imparato guardando in televisione i grandi imitatori, Gigi Sabani* o Alfredo Papa*. Comunque, non appena me l’hanno chiesto ho iniziato ad imitare Celentano* facendo tutte le mosse, Il Papa* che non è proprio facile ed infine sono salito su un banco con il cuscinetto della maestra messo dietro la schiena e gli occhiali da vista della mia compagna Linda per iniziare l’imitazione di Andreotti* durante un comizio.

Peccato che in quello stesso istante, la maestra è entrata in classe e si è messa a urlare come una pazza. Mi ha messo in punizione mandandomi fuori dalla classe con un sacco di operazioni di matematica da fare che, purtroppo, non ho ancora terminato e mi ha messo una nota dove ha scritto che mi sono comportato molto maleducatamente salendo con le scarpe sopra un banco di scuola e di aver addirittura essermi permesso di prendere in giro una delle più alte cariche dello Stato. Mia madre si è molto arrabbiata appena l’ha letta. Mi ha dato uno scappellotto e mi ha mandato dritto in camera mia.

Mio padre invece, si è arrabbiato perché sono salito sul banco, per l’imitazione invece, mi ha detto nell’orecchio, per non farsi sentire dalla mamma, di avere fatto bene e se, una volta calmate le acque, avessi potuto esibirmi in quella imitazione anche per lui.

Comunque domani mi scuserò ulteriormente con la maestra.

Mio padre ha ancora il gesso e mia mamma ha iniziato ad andare a stirare a casa di alcune persone che non hanno problemi di soldi, per aiutare a mantenere la famiglia. Le voglio bene e la ringrazio per quello che fa, la mia mamma è super.

Ma proprio a casa di quell’antipatico del mio compagno Simone doveva andare? La serva a quello lì e alla sua famiglia, vorrei proprio non la facesse.  Ora mi butto di nuovo sulla matematica. A presto.

Domenica, 16 maggio 1982

Ciao diario, oggi ci siamo recati, dopo essere andati a messa a casa dei nonni per festeggiare il compleanno del nonno. C’erano oltre a noi tutti gli zii e le zie e i loro figli. Mi sono molto divertito perché ho potuto giocare tutto il pomeriggio con i miei cugini e le mie cugine.

Durante il pasto ho scoperto che la mamma e la zia vogliono andare da un altro mago. Questa volta dovremo andare tutti insieme fuori Milano. Appena papà ha sentito questa cosa, ha iniziato ad arrabbiarsi e a dire che lui non si sarebbe mosso di casa. Mia mamma l’ha mandato a quel paese e gli ha detto che dovrà accompagnarle, aggiungendo che questo è una persona con grandi poteri. Lui ha sbuffato e si è versato un bicchiere di vino. La mamma ha anche aggiunto che le mie sorelle le porteranno dai Nonni vista la paura che hanno avuto la scorsa volta, io invece, dovrò accompagnarle. Che pizza! Cosa ho fatto di male per meritarmi anche questo? Un altro sabato senza poter andare all’oratorio.

Speriamo solo, che questo mago abbia davvero così tanti poteri.

Per fortuna oggi, un altro evento mi ha rallegrato la giornata: la Juventus ha vinto il campionato e ha conquistato le due stelle sulla maglia. Un rigore di Liam Brady* contro il Catanzaro, ci consegna la vittoria all’ultima giornata contro una grandissima Fiorentina di Giancarlo Antognoni*. Io e mio padre abbiamo festeggiato. Molto tristi, invece, i cugini e gli zii tifosi del Milan che addirittura scenderanno in serie B e quelli tifosi dell’Inter.

Ora vado perché inizia la prima puntata di uno sceneggiato che la maestra e anche i miei genitori vogliono che guardi assolutamente, si chiama Marco Polo*. A Presto.

Lunedì 17 maggio 1982

Ciao diario, sono molto contento. Domani andrò al cinema con la mia classe a vedere un film che desideravo tanto vedere: “I predatori dell’arca perduta”*. Avevo chiesto ai miei, più volte, di portarmi a vederlo, ma non l’hanno mai fatto. La maestra invece ha deciso di premiarci per come stiamo lavorando bene.

Ha saputo che durante lo scorso fine settimana il film sarebbe stato proiettato nel cinema della parrocchia ed ha prenotato la visione per tutte le quarte e le quinte della scuola. Ho letto molto a riguardo, il personaggio principale si chiama Indiana Jones ed è un archeologo e questo già mi piace, va alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza e in più nel film i suoi nemici sono quei porci dei nazisti.

Oltretutto l’attore è lo stesso che interpreta Han Solo in Guerre stellari ma, in questo momento non mi torna in mente il suo nome. Te lo scriverò domani dopo la visione del film. A Presto.

Sabato 22 maggio 1982

Ciao diario, l’attore che interpreta Indiana Jones si chiama Harrison Ford e il film mi è piaciuto davvero tanto. Non sono riuscito a scriverti prima perché sono stato molto impegnato. Ho molte cose da raccontarti.

Ecco la prima: penso di essermi innamorato! La cosa fantastica è che in qualche modo centra il mago Giove. Te l’avevo scritto che oggi saremmo andati nel suo studio? Oh, non è stato merito di una sua magia o almeno così credo, perché forse…

Insomma, è andata così: siamo partiti presto nel pomeriggio, io, la mamma, la zia e mio padre.

Per un solo attimo ero quasi riuscito a convincere i miei a non portarmi con loro, grazie all’aiuto della mamma di Filippo che si era offerta di portarmi all’oratorio con loro e di invitarmi a casa loro a cena e a dormire. La sfortuna invece ha voluto che Filippo, da giovedì, è a letto con gli orecchioni e quindi abbiamo dovuto rimandare. Tutto sommato non è stata una sfortuna.

Quindi, mi sono ritrovato a prendere più mezzi per arrivare a Cologno Monzese nello studio del mago. Il viaggio è stato davvero una noia. Arrivati a destinazione, ci siamo ritrovati in una villa molto grande, con una sala d’aspetto davvero enorme e con tanta gente, molta di più di quella vista dal mago Tiberio, che attendeva il turno per raccontare le loro disgrazie e ricevere aiuto. Quando abbiamo visto tutta quella gente, mio padre ha iniziato a dire a bassa voce una serie di parolacce.

Era inevitabile, saremmo rimasti lì, tutto il pomeriggio! I famigliari del mago portarono un paio di sedie dove velocemente si accomodarono la mamma e la zia ed iniziarono subito a conversare con i vicini, chiedendo informazioni su quante volte erano stati in quello studio e se i poteri del mago Giove erano così forti da poter abbattere tutti i mali. Papà invece chiese di poter uscire nel giardino e io lo seguì immediatamente.

Dal Giardino si sentivano le risate e le urla di alcuni bambini che ogni tanto venivano fermate dalle grida della signora Giove, la moglie del mago, che oltre a fare la moglie, faceva anche la segretaria. Era uno spazio abbastanza grande, con degli alberi che in alcuni punti facevano ombra. Papà è andato proprio ad appoggiarsi ad un albero cercando riparo dal sole. In quello stesso istante, un pallone da pallavolo, mi ha colpito alla testa facendomi voltare velocemente verso il luogo da cui era arrivato il pallone.

Girandomi, rimasi fermo come statua e con la bocca aperta come un baccalà, di fronte a me, c’era la bambina più bella che avevo mai visto, mi guardava sorridendomi con gli occhi così azzurri che il cielo al confronto sembrava scolorito, mi parlava con parole che alle mie orecchie sembravano mute. Ha schioccato le dita per capire se la stavo ascoltando, sbloccandomi dallo quello stato di immobilità. Gli altri bambini ridevano e mi indicavano.

A quel punto mi ha dato la mano e si è presentata, era Maria, la figlia del mago in persona, la padrona di quel giardino e di quella palla. Si scusò e mi ha chiesto se volevo giocare con loro. Non me lo sono fatto dire due volte, e ho iniziato a posizionarmi nel campo dove si stava giocando una partita di palla prigioniera, gioco in cui io, me la cavo davvero bene. Sono finito, con grande gioia che ho cercato di nascondere, in squadra proprio con Maria.

Man mano che i grandi finivano le visite nello studio, i bambini che giocavano con noi se ne andavano via. Piano, piano iniziò ad avvicinarsi la sera e finimmo, i restanti, a giocare nella camera di Maria.

Quanti giochi che aveva! Erano proprio tanti, Barbie, Big Jim*, Playmobil, pupazzi e una pista di macchinine niente male. Abbiamo giocato con quella e chiacchierato molto, io e lei, anche se ad ogni suo sorriso arrossivo tantissimo. Quando arrossivo mi diceva che assomigliavo ad un Mon cicci*. Mi chiese se ero pronto per gli esami di quinta e mi ha raccontato che lei non aveva nessuna paura. Mi ha detto che suo padre, avrebbe sicuramente tolto sfortune e malocchi ai miei genitori.

Io gli ho risposto che non avevo ancora ben capito cosa fossero questi malocchi. La zia portava gli occhiali ma tutto sommato ci vedeva, i miei ci vedevano bene e io, nonostante quello che la volta scorsa mi disse il mago Tiberio, avevo proprio dei bei occhi e in quel momento, trovai il coraggio per dirle che comunque i suoi erano i più belli che avessi mai visto. A quel punto, fu lei ad arrossire.

Comunque riprese immediatamente il discorso, tornando su ciò che, a quanto ne sapeva lei, fossero i malocchi.

In pratica, mi ha spiegato, che quando una persona ti guarda in malo modo, quando prova invidia perché sei più bravo o più bello, oppure più ricco, per rabbia ti lancia una maledizione. Da quel momento, tutto nella tua vita sarebbe andato storto. Ed è qui che occorre proteggersi ed eliminare tutta questa sfortuna. Ed uno bravo a farlo è proprio suo padre. Questo, secondo Maria, era avere un malocchio.

Che cavolo! Quell’antipatico di Simone, mi guarda sempre male ed è invidioso di quanti goal faccio quando giochiamo a pallone. Ecco perché il Mago Tiberio mi disse che avevo il malocchio anche io. Però a pensarci bene, forse, il malocchio potrei averlo lanciato anche io nei suoi confronti, un po’ d’invidia per i suoi giochi e per la sua grande casa io la provo.

Uhm, questa cosa dovrò proprio approfondirla. Mi è antipatico ma non voglio causargli sfortuna e sono convinto che anche lui non vorrebbe causarla a me.

Siamo riusciti a giocare insieme ancora una decina di minuti, poi i miei uscirono dalla stanza del padre chiamandomi per avviarmi verso l’uscita.

Avrei voluto salutare Maria con un grosso abbraccio e un bacio sulla guancia. Ma cosa vuoi, la sua bellezza mi intimidiva proprio.

Così, decisi di dirle un ciao veloce guardandola di sbieco, correndo verso la porta. Che mammalucco che sono!

Appena uscito, mi sentì afferrare per un braccio e tirare di nuovo verso l’ingresso. Era Maria che mi diede un bacio sulla guancia e mi salutò dicendomi: “Ciao Mon cicci”.

Rimasi per qualche secondo imbambolato e rosso in viso come un peperone. I miei risero ma non dissero nulla.

Mi sono incamminato con il cuore che mi batteva a mille inciampando sui piedi di mio padre e cadendo rovinosamente in avanti. Mi sono sbucciato anche un ginocchio ma non sentivo nessun dolore.

Caro diario mi sa che questa volta mi sono proprio preso una bella cotta! A domani.

Domenica 23 maggio 1982

Ciao diario, rieccomi qua. Che dormita mi sono fatto, ieri siamo davvero arrivati tardi e dopo averti scritto tutto ciò che mi è accaduto dal mago Giove e di Maria, mi sono infilato sotto le coperte e sono crollato subito.

Maria è continuamente nei miei pensieri. Si, sono sicuro, sono davvero innamorato.

L’amore! Io lo so che cos’è l’amore! Vuoi un esempio? Sono la mia mamma e il mio papà che dopo tutti questi anni, dopo tante cose anche brutte che gli sono capitate, dopo tanti litigi e problemi, sono ancora insieme e si guardano ancora con occhi sognanti.

Una prova del loro amore? Eccotela!

Stamattina, papà doveva fare la barba con la lametta, operazione che di solito compie da solo. Peccato che, per colpa del gesso al braccio destro, con la sinistra non ci riesca. Ci ha provato ma è stato tutto inutile. Allora mia mamma è arrivata e gli ha detto di sedersi comodo sulla sedia che ci avrebbe pensato lei. È stata bravissima, gli passava la lametta sulla pelle con una delicatezza incredibile, sembrava quasi lo stesse carezzando. Sono rimasto un po’ sulla porta del bagno in silenzio a osservarli, finché mia sorella non mi ha chiamato per prenderle un gioco che non riusciva a prendere.

Quando poco tempo dopo, sono tornato davanti alla porta, la mamma aveva tra le mani la faccia del papà e lo guardava, mentre lui le sorrideva. Ho cercato di non far rumore e di non farmi vedere per non disturbarli. Papà le ha detto “ti amo” e infine l’ha fatta sedere sulle sue gambe e si sono baciati. Un bacio lunghissimo, interrotto da quella fenomena di mia sorella Silvia, che vedendomi sulla porta del bagno che sbirciavo, ha iniziato ad urlare Mario è uno spione, Mario è uno spione.

La mamma e il papà si sono girati di scatto mettendosi a ridere e io sono scappato, ma non prima di tirare uno scappellotto a quella deficiente di mia sorella. Che vergogna!

Ecco, questo per me è l’amore, guardarsi come si guardano la mamma e il papà e prendersi cura l’uno dell’altro, anche quando i problemi sono davvero tanti.

Ora vado a presto

Lunedì 24 maggio 1982

Ciao diario, non smetto di pensare un minuto al sorriso di Maria e al suo bacio sulla guancia. Perché abitiamo così lontano? Vorrei proprio rivederla. Ne sono sicuro, è la donna della mia vita! Vorrei tanto possedere i poteri del suo papà per poter, con una magia, teletrasportarmi a casa sua. Oggi ne ho parlato a scuola con Sergio, lui è uno che alle bambine della scuola piace parecchio ed è uno che ha già avuto tante fidanzate. Mi ha detto che si vede proprio che sono cotto come un uovo alla cocque ma, da bambino esperto, mi ha anche fatto capire che non sarà facile fidanzarmi con lei visto che abitiamo a chilometri distanza e che, forse, farei bene a tornare a corteggiare Lisa che oltre ad essere seduta a scuola dietro il mio banco, vive anche nel palazzo a fianco al mio. Solo che io non riesco a togliermi dalla mente quegli occhi così azzurri, più azzurri della maglia della nazionale e quel bacio sulla guancia che mi ha fatto battere il cuore.

Caro diario, devo proprio fare qualcosa per rivederla, suo papà è un mago e potrà, sicuramente, se non si offende, aiutarmi.

Ora vado, a presto.

Martedì 25 maggio 1982

Ciao diario, oggi con la maestra abbiamo iniziato a fare delle prove d’esame. Ognuno di noi, ha presentato ciò che porterà nell’interrogazione orale in ogni materia. Io ho deciso di portare per geografia il Giappone, per storia sono indeciso se parlare di Garibaldi o di Mazzini, mentre in scienze ancora non lo so, devo sbrigarmi a decidermi.

Maria continua ad essere un chiodo fisso nella mia testa. Come posso fare a rivederla? Se non la rivedo impazzirò.

Ah, parliamo d’altro va.

Come ben sai la nazionale di calcio parteciperà ai mondiali di calcio in Spagna, anzi al Mundial* come lo chiamano gli spagnoli. In questi giorni, l’allenatore Bearzot*, ha convocato i giocatori che partiranno per i mondiali. Io, mio padre e i miei amici siamo rimasti stupiti e arrabbiati, perché il mister non ha convocato il bomber della Roma, Roberto Pruzzo* e ha invece convocato Paolo Rossi* che tra l’altro quest’anno ha giocato pochissimo per via di una squalifica. Come si fa a non portare il miglior attaccante? Non riesco a spiegarmelo e come me, non se lo spiegano in molti. Difatti sono pochi a credere che questa squadra arriverà lontano. Il Brasile di Zico*, L’Argentina attuale campione del mondo e La Germania di Rumenigge* sembrano davvero molto più forti. Vedremo. Comunque, forza azzurri!

Sabato 29 maggio 1982

Ciao diario, quante cose ho da raccontarti!

L’altro giorno, con la mia classe, siamo stati in gita al parco delle Cornelle che si trova vicino a Bergamo. È stata una giornata stupenda, a parte l’autista del pulman che ci ha frantumato le cosidette per tutto il viaggio con la canzone di Phoebe Cats* che s’intitola “Paradise” da lui messa in continuazione nell’autoradio aiutato dalla nostra maestra, che pizza! Mi piaceva quel brano, ora lo detesto.

Abbiamo visto un sacco di animali da vicino e abbiamo riso come dei matti quando abbiamo visto l’elefante fare la cacca. Non avevamo mai visto una cacca così gigantesca!

Le maestre ci hanno lasciato anche del tempo libero per poter giocare a pallone e così abbiamo sfidato una classe che era lì in visita da Brescia. La sfida, anche se i nostri avversari erano molto fallosi e aiutati da quel disgraziato del mio compagno Tonino che si è offerto per fare l’arbitro, l’abbiamo vinta noi, con l’aiuto dei miei tre goal alla Brady.

La mia compagna Lisa mi è stata vicino tutto il tempo, sul pullman e anche al parco. Addirittura ha fatto tutto il tempo della sfida, il tifo per la nostra classe insieme a Stefania che è la fidanzata di Sergio. Lo ammetto, mi ha fatto molto piacere, solo che io in questo momento ho ancora in testa solo Maria.

A proposito la vuoi una novità? Sto per rivederla. Mia zia, mi ha chiesto se sabato cinque giugno, l’accompagno dal mago. La mamma e il papà non verranno e lei non ha voglia di andarci da sola. Solitamente, avrei sbuffato facendola arrabbiare e avrei risposto di no, ma il pensiero di incontrare nuovamente Maria e poterle rivelare di essere innamorato di lei, mi ha fatto assentire alla richiesta.

Mia zia, vuole tornare dal mago per rinforzare la sua opera contro il malocchio per tutta la famiglia e mi ha promesso che questa volta entrerò anche io dal mago e potrò vederlo all’opera e chiedergli ciò che voglio. Lui prevede il futuro!

Sono felice ed emozionato non vedo l’ora.

Ora vado a guardare un po’ di tv. A presto

Lunedì 31 maggio 1982

Ciao diario, come va?

Oggi sono un po’ giù. Stamattina, arrivati a scuola, la nostra maestra ha voluto raccontarci una storia terribile accaduta a una bambina che si chiamava Simonetta Lamberti* e alla sua famiglia.

La nostra maestra è di origini campane e ha la sua famiglia che vive vicino al paese di Simonetta, Cava dei Tirreni.

Stamane è entrata in classe con il Corriere della sera sottobraccio e ha iniziato a spiegarci ciò che è accaduto la sera di due giorni prima, probabilmente mentre io ti stavo scrivendo della gita al parco delle Cornelle.

Simonetta è la figlia dodicenne di un giudice e quel pomeriggio, suo padre decide di passare delle ore al mare, che si trova non molto distante da dove abitano, con la sua bambina. Mentre stavano tornando a casa, Simonetta si addormenta appoggiando la testa al finestrino dell’auto e a me piace pensare che aveva iniziato a sognare qualcosa di bello.

Appena l’auto sta per entrare nel paese di Cava dei Tirreni, viene affiancata da un’altra vettura con dentro persone armate che vogliono uccidere suo padre. Numerosi sono i colpi che vengono sparati. Il padre si salva, invece, Simonetta viene colpita alla testa, a morte.

Ho alzato immediatamente la mano per domandare chi poteva aver tentato di uccidere il padre e invece aveva ucciso lei.

La maestra mi ha risposto raccontandoci, come da quelle parti, esista un’associazione criminale che si chiama camorra. Questi criminali, vogliono comandare in quella zona al posto dello Stato, mettendo paura ai cittadini minacciandoli e chiedendogli di non denunciare le loro malefatte. In questo sono del tutto simili alla mafia che come ti avevo già raccontato, ha fatto fuori il povero Pio La Torre.

Io e i miei compagni, non conoscevamo Simonetta ma, sapere quello che le è accaduto, ci ha colpito profondamente. La maestra mentre finiva di spiegarci, aveva la voce rotta dalla commozione e anche io avevo le lacrime agli occhi.

Non si può morire così a dodici anni, senza avere nessuna colpa. Nei film e nei cartoni animati che guardo alla tv, quando dei delinquenti o dei cattivi tentano di compiere degli atti così crudeli, arriva, quasi sempre, un eroe a salvare le vittime. Purtroppo nella realtà, questo non avviene spesso.

Questi maledetti, spero vengano presi e arrestati. Nel frattempo la maestra, ci ha detto che per sconfiggere queste persone, non bisogna avere paura e non abbassare mai la testa. Lo dobbiamo a Simonetta e a Pio La Torre.

È comunque difficile non avere paura, quando ti raccontano di persone capaci di ammazzare dei bambini!

Giuro, comunque solennemente, che proverò a non avere paura di questa gente e che, di Simonetta, vittima innocente di questi assassini maledetti, conserverò sempre il ricordo, anche se non ci siamo mai conosciuti di persona.

Ora, spero solo che riposi in pace e che la sua famiglia possa affrontare questo dolore immenso e trovare giustizia.

Stasera non ho voglia di raccontarti altro. Comprendimi.

Mercoledì 2 giugno 1982

Ciao diario,

oggi sono rimasto a casa da scuola perché è il giorno della Festa della Repubblica. Con i miei abbiamo guardato un po’ la tv e poi abbiamo ascoltato il discorso del Presidente Pertini*. Quanto mi piace ascoltarlo, ha una voce davvero simpatica che adoro imitare, riusciamo a capirlo anche noi bambini, spiega le cose bene, esattamente come farebbe un nonno. In effetti lui è un po’ il nonno di tutti noi.

Di solito, ascoltare alla tv i politici o andare ai comizi ad ascoltarli, mi annoia parecchio, anche quelli dei politici del Partito Comunista dove, ogni tanto, accompagno il papà a sentirli.

Invece lui no! Lui non mi annoia mai e ho un grosso desiderio: quello di conoscerlo di persona. Mio padre mi ha promesso che la prima volta che verrà a Milano, proverà ad accompagnarmi a conoscerlo.

La bella notizia è quella che il papà ha tolto finalmente il gesso. Non ne poteva più e, finalmente, domani potrà tornare al lavoro.

Abbiamo festeggiato questi eventi e la Repubblica, recandoci al parco di Trenno dove abbiamo partecipato a un picnic con tutti i miei compagni e i loro genitori. Fra pochi giorni finirà il nostro ultimo anno di elementari e dopo gli esami, se andranno bene, a settembre inizieremo tutti ad affrontare il percorso delle medie. Chissà in che classe finirò? E chissà se avrò la fortuna di avere fra i miei compagni i miei migliori amici? Lo spero tanto, anche perché ci siamo iscritti nella stessa scuola.

Oggi anche Lisa mi ha comunicato di essersi iscritta alla Bottego, che è il nome della scuola che frequenterò. Ammetto che la notizia mi ha fatto molto piacere, sapere che potrebbe diventare anche lei una mia compagna, anche perché avevo capito che si sarebbe iscritta in un’altra scuola. Meglio così, Lisa è la mia migliore amica.

Durante il picnic la musica ci ha fatto molta compagnia, la radio e un mangiadischi hanno funzionato tutto il pomeriggio. Molti amici e genitori hanno portato un sacco di 45 giri. Baglioni*, i Chicago*, Battiato*, Julio Iglesias*, Phoebe Cates (ancora lei) e altri ci hanno tenuto molta compagnia. A me e ai miei compagni è piaciuto particolarmente un 45 giri che ha portato Sonia, cantato da quel cantante che piace tanto a tutte le ragazzine, Miguel Bosè*, dal titolo “Bravi Ragazzi”.

Durante il pomeriggio, quell’antipatico che si dà tante arie di Simone ci ha consegnato l’invito per una festa di fine elementari che si svolgerà quando avremo finito gli esami. Non mi sta proprio simpatico, tuttavia apprezzo molto questa sua idea. Probabilmente da settembre non saremo più tutti insieme e sarà bello goderci un ultimo pomeriggio in compagnia.

Io nel frattempo inizio a fremere per l’incontro che avrò sabato con Maria. Un po’ mi spiace per Lisa che ho capito che mi sta dietro, ma io sabato chiederò a Maria di diventare la mia ragazza. Speriamo non mi cedano le gambe!

A presto

Sabato 5 giugno 1982

Ciao diario, oggi è stato il gran giorno.

Io e la zia siamo andati dal mago Giove. Come è andata? Purtroppo, non esattamente come avrei voluto. Eccoti i fatti: stamattina ho fatto la doccia e mi sono vestito di tutto punto per far colpo con Maria. Ho addirittura indossato la camicia della mia prima comunione che, per fortuna, mi sta ancora. Mio padre, vedendomi così abbigliato, si è fatto una grande risata dicendo a mia madre che la figlia del mago mi aveva sicuramente stregato, facendo scatenare la cantilena di mia sorella Silvia: “Mario è innamorato, Mario è innamorato, e gne, gne, gne”.

L’ho ignorata per recarmi in sala a scrivere un biglietto a Maria, anche se, passandole vicino, uno scappellotto gliel’ho rifilato ugualmente. Meglio non perdere le buone abitudini.

A pomeriggio, appena è arrivata la zia, siamo partiti alla volta di Cologno Monzese. Ero agitatissimo, ma cercavo di non farlo notare, leggendo durante il viaggio il Guerin sportivo* che mi aveva regalato la zia, tutto dedicato al Mundial di Spagna che sta per incominciare.

Arrivati al cancello della villa del mago hanno cominciato a tremarmi le gambe. Sentivo le voci dei bambini nel giardino già in lontananza e immaginavo Maria che gestiva il gioco.

È se in questi mesi qualcun altro fosse riuscito a fidanzarsi con lei? Anche lei va a scuola e, nella sua villa, passano parecchi bambini. No, non può essere, ho pensato scacciando quell’immagine di lei già fidanzata. Lei aspetta me!

Appena varcata la soglia dell’ingresso ho cercato di inquadrarla nel giardino, in mezzo ai pochi bambini rispetto alla volta scorsa che si trovavano nel giardino. Non era lì. Probabilmente si trovava all’interno della casa.

Anche nella grande sala le persone erano meno della volta precedente. Cavoli, staremo sicuramente meno tempo dell’altra volta e io avrei voluto poter stare di più. Si, ma dov’era Maria?

Ci viene incontro sua madre che ci saluta calorosamente e ci fa accomodare. Mi faccio coraggio chiedendole di Maria. La risposta mi è arrivata come una delle martellate che Lamù * tira sulla testa di Ataru Moroboshi*, facendolo finire con la faccia sul pavimento. Maria era via tutto il fine settimana dalla nonna!

Se avessi potuto le avrei risposto come il piccolo Arnold*: “Che cavolo stai dicendo signora Giove”, ma sarei stato davvero insolente. Che sfortuna! Ho aspettato così tanto per rivederla ed eccomi qua, seduto su una sedia con un caldo micidiale che mi incolla la camicia alla pelle, dandomi un fastidio pazzesco, senza poter vedere i suoi occhi.

È sicuramente colpa del malocchio. Ma chi diavolo mi invidia così tanto?

Abbiamo aspettato il nostro turno per un’ora e mezza, decisamente meno della volta scorsa, e finalmente siamo entrati nello studio del mago.

Uno studio con tanta luce e nessuna fiamma accesa come nello studio del mago Tiberio, con dei quadri raffiguranti degli angeli alle pareti e molte immagini di santi appese ovunque. Il mago era vestito con una camicia e dei pantaloni senza tunica. Dall’accento, ho capito che era sicuramente siciliano. Ritira il suo compenso dalle mani di mia zia e inizia ad ascoltare ciò che ha da dire lei sulla sua situazione e quella dei miei genitori.

Lui annuisce e l’ascolta per cinque minuti, poi chiude gli occhi e le mette le mani sulla testa e, recitando i nomi di un po’ di santi, lancia una formula per scacciare l’invidia e il male. In effetti, da vedere, è meno spaventoso del rito del mago di Tiberio. Anche a questo giro, niente bacchette magiche né pozioni. Comincio a credere che chi disegna i maghi nei fumetti e nei cartoni animati, non sappia davvero come lavora un mago e, anche quelli in televisione, in carne e ossa, ci prendono in giro. Appena potrò, comunque, scriverò una lettera direttamente al mago Silvan per avere delucidazioni sulla questione.

Finito il tutto, il mago si rivolge a mia zia chiedendole chi fossi e se avevo delle domande da porgli. Mia zia mi presenta, ci stringiamo la mano e guardandolo, faccio al mago tre domande:

  1. Passerò l’esame di quinta elementare?
  2. L’Italia vincerà i mondiali?
  3. Posso fidanzarmi con sua figlia Maria?

Alla terza domanda, il mago mi sorride e non dice nulla. Mi chiede di mostrargli una mano e poi chiude gli occhi concentrandosi sulle risposte.

Risposta N° 1:

Passerai l’esame con un voto vicino alla sufficienza.

Risposta N° 2

L’Italia, mi spiace dirtelo, uscirà agli ottavi e Bearzot verrà esonerato.

La prima risposta mi è andata abbastanza bene, la seconda un po’ meno, anche se temo abbia ragione sul percorso al Mundial della Nazionale.

Per la terza risposta, invece, apre gli occhi fissandomi e sorridendomi senza scomporsi troppo, dicendomi che forse sarebbe il caso di domandarlo a sua figlia Maria, aggiungendo che, da quanto ne sa, Maria è già fidanzata con il suo compagno di scuola Giovanni. A quel punto mi dà una pacca sulla spalla e ci congeda salutandoci e augurandomi un in bocca al lupo per gli esami.

Io esco da quello studio a testa bassa e amareggiato. Mia zia rimane in silenzio per almeno dieci minuti, probabilmente per non disturbare la mia sofferenza. Poi mi propone, provando a tirarmi su il morale, di chiamare a casa e di dire che ci saremmo recati in pizzeria a mangiare una pizza. Ma io non avevo voglia e così siamo rientrati subito a casa.

Maria è già fidanzata! Ho il cuore spezzato e ora non ho più neanche voglia di scriverti. Non è colpa tua diario, ma voglio prendermi una pausa e restare da solo con il mio dolore. Non te ne avere a male.

A presto

Lunedì 14 giugno 1982

Ciao diario come va?

Io un po’meglio dall’ultima volta che ti ho scritto.

Oggi abbiamo iniziato gli esami di quinta elementare. Come primo giorno ci è toccato il tema d’italiano. Tutta la classe era agitata ed emozionata e io, per farmi coraggio e come portafortuna, mi sono portato la catenina con la testa di Jeeg robot d’acciaio*, uguale a quella che indossa Hiroshi Shiba nel cartone animato.

Io ho scelto il tema che ci faceva parlare dei cinque anni trascorsi nella nostra classe. Spero tanto sia andato bene, anche se il mago Giove mi ha predetto che passerò l’esame sicuramente.

Domani sarà la volta di matematica, materia dove in effetti non brillo tantissimo. Proverò comunque a fare del mio meglio.

Maria? Non ti nascondo che ci penso ancora. Sergio e Filippo mi hanno detto di fare come dice il proverbio: chiodo scaccia chiodo, cioè di buttarmi su un’altra bambina, ma io non mi sento ancora pronto. Questa botta è stata davvero forte. Mi sono illuso troppo senza fare i conti con la realtà. Amen è andata così.

A proposito, oggi è stato il gran giorno dell’esordio della nostra Nazionale ai Mondiali in Spagna. Allo stadio di Vigo, gli Azzurri hanno pareggiato con la Polonia 0-0 e, come volevasi dimostrare, non sono di certo partiti alla grande. Ora ci aspettano altre due partite, una con il Perù e l’altra con Il Camerun. Forza Azzurri!

Ora vado che devo riposare. Gli esami sono impegnativi sai?

A presto!

Sabato 19 giugno 1982

Ciao diario

Questa settimana non ti ho mai scritto perché ho dovuto studiare parecchio per l’esame orale che avrò lunedì mattina. Sono davvero molto teso e questo fine settimana studierò il più possibile anche se, domani, avrò la finale del torneo di calcio degli oratori, finale che ci siamo aggiudicati noi del Mater Amabilis contro il San Protaso. Sai che sono in lizza per vincere il titolo di cannoniere? Rispetto all’attaccante del San Protaso sono sopra di un goal, ma domani cercherò di farne il più possibile.

Gli esami scritti credo mi siano andati bene e anche i problemi di matematica non mi sono sembrati particolarmente difficili. Dai, è quasi finita, mi manca un ultimo sforzo.

A proposito: l’Italia ai mondiali ha pareggiato anche con il Perù 1-1 e adesso rischia l’eliminazione al primo turno, nella partita contro il Camerun. Rossi continua a non segnare e si comincia davvero a rimpiangere il bomber Pruzzo. Mi sa che il mago Giove ci ha visto giusto, non andremo molto lontano.

Ora ti saluto. Domani ti scrivo per raccontarti come è andata la finale all’oratorio.

Domenica 20 giugno 1982

Ciao diario

la finale l’abbiamo persa 5 a 3. Che sfortuna! Abbiamo giocato bene ma non è bastato, il San Protaso è stato nettamente più forte. Comunque una piccola soddisfazione me la sono levata: ho vinto il titolo di capocannoniere grazie alla doppietta che ho messo a segno oggi. Mi hanno dato una piccola coppa che conserverò per tutta la vita.

L’anno prossimo ci rifaremo di sicuro. Ora vado perché devo ripetere a mia madre gli argomenti di cui parlerò domani durante l’orale.

A domani

Lunedì 21 giugno 1982

Ciao diario

Finitaaaaaa!!!

Stamattina ho dato l’orale e credo mi sia andato bene. Non mi sono neanche mai impappinato. Ora manca solo l’esito che ci diranno lunedì prossimo. Poi sabato tutta la classe sarà alla festa di fine anno a casa di Simone. Non vedo l’ora.

Domenica 27 giugno 1982

Ciao diario, quante cose ho da raccontarti.

Cominciamo dall’Italia che pareggiando con Il Camerun è riuscita, nonostante tre pareggi e giocando male, a qualificarsi alla fase successiva al Mundial e, il 29 giugno, affronterà l’Argentina e subito dopo il Brasile di Zico, in quello che è di sicuro il girone più difficile di tutti. Non la vedo molto bene ma, come dice il mio papà, la palla è rotonda, quindi chissà.

Passiamo ad altro.

Ieri è stato il grande giorno della festa nella villa di Simone. Lui ha una villa davvero molto grande. Sua mamma è un noto avvocato e suo padre è medico all’ospedale Niguarda. Ogni volta che vedo la sua casa, dove tra l’altro mia madre va una volta alla settimana a stirare, rimango a bocca aperta. Simone mi è antipatico perché è uno che si dà molte arie, ma giuro di non provare nessuna invidia. Mai mi permetterei di lanciare un malocchio a lui e alla sua famiglia, ognuno ha quello che si può permettere e, io e la mia famiglia rispetto ad altre, siamo già fortunati.

La festa l’abbiamo fatta nella sua taverna, uno spazio davvero grande. Avevamo uno stereo con delle casse molto grandi e delle luci psichedeliche con una palla fatta di stagnola, appesa al soffitto, che faceva da strobo come in una vera discoteca.

Su un tavolo lungo quanto un’intera parete, vi erano patatine, pop-corn, panini e dolci di vario tipo e bibite a non finire e vicino alla parete opposta un Calcio balilla per chi non aveva voglia di ballare.

Eravamo tutti presenti, insieme ad alcuni compagni e compagne invitati da Simone della quinta A e B.

Marco, un compagno della quinta A, si è proposto per fare il Claudio Cecchetto* della situazione, mettendo e togliendo i dischi di volta in volta. Quanti bei brani abbiamo ascoltato e ballato. C’erano i successi del momento fra i 45 giri di Simone e Marco, ma anche qualche brano di qualche anno fa. Devi sapere, caro diario, che a me ballare piace un sacco, anzi credo di avere proprio ritmo. Non per niente, alle feste, i miei compagni mi paragonano a John Travolta*. Dovresti proprio vedermi, mica tutti si muovono come me.

La festa è stata davvero bella e ci siamo divertiti un sacco, sia noi maschi, sia le femmine. Eravamo tutti ben vestiti e ben pettinati, anche se alla fine di tutto eravamo sudatissimi.

Ieri è stato un gran pomeriggio e credo che non lo dimenticherò per parecchio tempo. Anzi, a descriverlo, mi emoziono tantissimo anche adesso. Vuoi sapere per cosa? Ok ti racconto.

Alla festa, ovviamente, c’era anche Lisa. Lei è una ragazza davvero carina. Ieri, invece era super carina. Aveva i capelli sciolti e una gonna a fiori colorata che la rendevano ancora più bella. Appena l’ho vista, sono rimasto a bocca a aperta e, come me, sono rimasti a bocca aperta anche altri compagni, in particolare Diego della quinta C che ha iniziato a ronzarle attorno fin da subito, moscone malefico!

Lei, invece ha salutato dapprima le sue amiche e poi è arrivata verso di me, sorridendomi. Giuro che mai mi era battuto il cuore come in quel momento. Mi ha salutato e abbiamo parlato del più e del meno, fino a quando non ci hanno chiamato per fare il gioco della pentolaccia*. Non avrei mai voluto finire quella chiacchierata, volevo stare con lei.

Invece, durante i giochi, siamo stati sempre separati o in squadre diverse, mentre invece, quel bell’imbusto di Diego sempre vicino lei. Mi credi se ti dico che stavo esplodendo di gelosia?

Poi, finalmente, Marco ha messo sul giradischi “Disco Inferno”*: le luci si sono abbassate e sono iniziati i balli. Tutti siamo entrati in pista a scatenarci sulle note dei Bee Gees*, di Donna Summer* e di Alberto Camerini*. Quanto mi piace “Tanz bambolina”!

 Ho ballato come un pazzo, cercando in tutti i modi di attirare l’attenzione di Lisa verso di me, solo che in pista i mosconi da uno erano diventati già tre che cercavano di ballare e attirare la sua attenzione verso di loro, accidenti.

Ho pensato che forse me lo meritavo: a Lisa sono sempre piaciuto ed è sempre piaciuta anche a me, fino a quando non mi sono invaghito momentaneamente di Maria. Che stupido sono stato. Ora, se dovesse preferire Diego o uno degli altri mosconi, farebbe benissimo!

Tutto questo è andato avanti così, fino a quando Sergio è andato da Marco a chiedergli di partire con i lenti. I lenti sono il momento giusto per invitare una ragazza a ballare stretti stretti. Marco non si è fatto pregare e ha annunciato il momento solenne.

Le luci sono diventate ancora più basse e le note iniziali del primo lento hanno accompagnato noi ragazzi verso l’invito alle ragazze. Ho cercato di farmi largo velocemente fra i miei compagni, quasi come fossi Mennea* dopo il colpo dello start dato dalla pistola del giudice di gara, temendo di essere fregato al fotofinish da Diego.

Mentre io cercavo di farmi largo, Lisa faceva la stessa cosa, cercando di arrivare verso di me, respingendo gli inviti dei mosconi.

Ci siamo ritrovati al centro della taverna, sotto lo strobo, occhi negli occhi e, senza dire una parola, ci siamo abbracciati e abbiamo iniziato a ballare, accompagnati da lei: Phoebe Cates e “Paradise”, che in quel momento ho iniziato ad apprezzare tantissimo. Il lento successivo è stato “Reality”, di Richard Sanderson* e non poteva essere altrimenti: quest’anno è stato il lento dei lenti e Lisa ha appoggiato la testa sulla mia spalla facendosi accompagnare dai miei passi. Infine Marco ha messo sul piatto del giradischi un lento che non avevo mai sentito, cantato da quel cantante che aveva fatto scalpore a Sanremo, quello che i miei dicevano essere un ubriacone e invece a noi ragazzi stava molto simpatico: Vasco Rossi* di cui lui e il suo papà andavano matti.

 La canzone aveva delle parole bellissime, anche se a me sarebbero andate bene pure le parole del “ballo del qua, qua” pur di stare abbracciato a Lisa. Quel brano si chiama “Canzone” ed è incredibile che una canzone abbia questo titolo vero? Eppure s’intitola così ed è stupenda.

Verso la fine della canzone, Lisa ha tirato su la testa dalla mia spalla. Ci siamo guardati un attimo negli e occhi e poi, e credo di essere arrossito mentre te lo sto scrivendo, ci siamo baciati.

Un bacio lungo, labbra su labbra, con gli occhi chiusi, interrotto solo dal cambio di disco. Marco ha messo un altro lento e io, continuando a ballare abbracciati, ho preso coraggio per chiedere a Lisa se si voleva mettere con me. La risposta è stata un bel sì e ora io e lei siamo fidanzati.

Non sai come sono felice. È pensare che tutto questo è accaduto a casa di Simone che, dopo questa festa, non mi è più antipatico. Insomma dopo il bacio con Lisa, vedo l’amore dappertutto!

Ora devo andare! A presto

I love Lisa

Lunedì 28 giugno 1982

Ciao diario, ce l’ho fatta: promosso!

Anz,i tutti promossi!

Mercoledì pomeriggio ci consegneranno le pagelle e sapremo anche i risultati. Ora, fino a settembre, voglio solo giocare e divertirmi. Penso proprio di essermelo meritato.

Ovviamente, in questi giorni, passo molte ore in cortile e sul marciapiede davanti a casa, dove ci raduniamo con i miei amici e con Lisa. I momenti che adoro di più, comunque, sono quelli in cui restiamo da soli. Purtroppo oggi mi ha anche detto che domenica partirà per la Sicilia e starà via due mesi a casa dei suoi nonni.

Speravo partisse molto più avanti, anche perché io resterò a Milano fino a fine a luglio. Mi ha promesso che non smetterà di pensarmi e che mi scriverà. Io ho promesso altrettanto.

Ora vado, perché essendo estate, i miei mi hanno dato il permesso di uscire in cortile, dove mi incontrerò con i miei amici e con Lisa. Ogni momento che avrò disponibile per stare insieme a lei lo sfrutterò.

A presto!

Lunedì 12 luglio 1982

Ciao diario, scusa, scusa e ancora scusa. Ma quella stordita di mia sorella Silvia ti aveva nascosto dentro a una sua borsa e non riuscivo più a trovarti. Mi sono anche arrabbiato con i miei, perché credevo che ti avessero buttato via, magari per sbaglio e quindi ho rischiato pure di prenderle. Mia mamma ti ha ritrovato stamattina. Comunque appena torna Silvia, che è dalla nonna, uno dei miei scappellotti non glielo leva nessuno.

Ho una marea di cose da raccontarti.

Primo: con i miei sono andato a ritirare la pagella.

Le maestre ce l’hanno consegnata riempendomi di complimenti per come avevo svolto l’esame e per come, secondo loro, io sia pronto più di altri ad affrontare le medie. I miei erano strafelici e giuro di essere rimasto stupito anche io. Oltretutto sono uscito con un bell’ottimo!

Ma non dovevo superare l’esame, come mi aveva predetto il mago Giove, con dei voti bassi?

Secondo: Lisa è partita.

Questo un po’ mi rattrista. Mi manca moltissimo e continuo ad ascoltare i tre lenti, che mi sono fatto regalare dai miei come premio per il mio esame, a più non posso, tant’è che mia madre minaccia di farmeli sparire.

Prima che lei partisse, siamo stati insieme più tempo possibile e, addirittura, i suoi mi hanno invitato a pranzo da loro. Quando il padre di Lisa ha chiesto a mio padre se potevo andare da loro a pranzo, sono arrossito come un peperone, perché loro due hanno iniziato a scherzare sul nostro fidanzamento e si sono stretti la mano chiamandosi consuoceri. Menomale che non era nei paraggi mia sorella, se no sai che pezza che mi faceva!

A casa loro, a un certo punto, sono rimasto da solo con suo padre che mi ha raccontato di come, da ragazzini, lui e sua moglie si fossero conosciuti e innamorati e di come siano stati sempre insieme. Poi ha anche aggiunto di trovarmi simpatico e di piacergli. Quelle parole mi hanno fatto un sacco di piacere e mi hanno messo proprio a mio agio.

Poi, abbiamo iniziato a parlare dei mondiali. A proposito, dell’Italia e di come è andata a finire ti racconto nel terzo punto.

L’Italia aveva appena battuto l’Argentina grazie ai goal di Tardelli* e di Cabrini* e si stava per apprestare ad affrontare il grande Brasile di Zico e Falcao*. Ebbene, io sostenevo che con Il Brasile non ci sarebbe stata partita e che saremmo stati eliminati sicuramente anche perché mi era stato predetto.

 A quel punto, mettendosi a ridere, mi ha chiesto chi mi aveva fatto quella previsione. Ho risposto che era stata fatta dal grande mago Giove in persona. Lui è scoppiato a ridere ancora di più domandandomi che altro mi aveva predetto. Io gli ho raccontato tutto. A quel punto, dandomi una pacca sulla spalla, mi ha chiesto se io credevo alle parole di quel ciarlatano, visto che aveva già sbagliato la previsione sui miei esami e che dovevo fidarmi di lui, l’Italia avrebbe sconfitto il Brasile, se lo sentiva.

Ho passato proprio un bel pomeriggio con la famiglia di Lisa. Al momento dei saluti, sulla porta, ci hanno lasciati da soli e noi ci siamo abbracciati forte e ci siamo dati un bacio. Ci siamo promessi ancora una volta che ci saremmo pensati e abbiamo incrociato le dita, per fare in modo che a settembre ci saremmo ritrovati nella stessa classe. Speriamo. Poi ci siamo salutati e sono tornato a casa. Lei l’indomani è partita.

Mi manca da morire.

Terzo: siamo campioni del mondo!

È incredibile e stento ancora a crederci: gli Azzurri dopo aver battuto l’Argentina di Maradona* e Passarella*, hanno fatto fuori il Brasile dei fenomeni con una tripletta di Paolo Rossi, proprio lui che ora tutti chiamano Pablito.

In semifinale Rossi ha segnato due goal alla Polonia, regalandoci la finale al Santiago Bernabeu di Madrid contro la Germania Ovest di Rumenigge. Davanti agli occhi di tutto il mondo, ieri sera l’Italia ha battuto la Germania Ovest per tre reti a uno, facendo saltare sulla sedia della tribuna dello stadio, a ogni goal, il nostro presidente Sandro Pertini. Rossi, sì ancora lui, Tardelli, che dopo il goal urlava e correva come un pazzo e il giovane Altobelli ci hanno fatto questo regalo.

La gioia è scattata ovunque. A Milano al fischio finale ci siamo riversati tutti in strada con bandiere, trombette e clacson che hanno suonato per tutta la notte all’impazzata.

Tutti cantavano una canzone lanciata dalle radio che si intitola “Siam tutti figli di Bearzot”*, rifatta da un trio di ragazzi, in onore della vittoria e, ripresa a sua volta da una canzone di un gruppo tedesco che si intitola “Da,da,da”*.

Una notte davvero stupenda che non scorderò mai.

Alla fine il mago Giove non ha azzeccato neanche una previsione e, forse, ha ragione il padre di Lisa a chiamarlo ciarlatano. Stai a vedere che, probabilmente, il vero mago è stato il mister Enzo Bearzot?

Che periodo straordinario. Da tutto quello che ti ho scritto in questi mesi, ho imparato molte cose e ho quasi la voglia di rileggere tutto per capire quanti cambiamenti sono avvenuti.

Una cosa è certa, i maghi che guariscono le persone, tolgono i malocchi e le fatture non esistono e non esistono nemmeno i malocchi e le fatture. Esistono i prestigiatori come Silvan, ma quelli no.

Sto iniziando a notare che anche in famiglia cominciano a non parlarne quasi più e ho sentito mia madre, finalmente, dire a mio padre che, forse, i soldi spesi per il lavoro di quei maghi potevano essere risparmiati. Sono d’accordo con lei! Mia zia, invece continua ad essere convinta del contrario. Presto cambierà idea anche lei. Credimi, è più facile completare il cubo di Rubik* che credere alle formule pronunciate da quegli impostori.

Fa caldo caro diario e passo molti pomeriggi al parco, dove, con i pochi amici rimasti, chiacchieriamo e giochiamo a pallone, rigorosamente all’ombra e alcune volte, con la mia famiglia, andiamo in piscina al Lido di Milano, dove mio zio, che lavora lì, ci fa entrare tutti gratis, grazie a Dio. Tuttavia non vedo l’ora di andare al mare, in Calabria dai miei parenti. Il mar Ionio mi sta aspettando.

Comincio a pensare al primo di giorno di scuola alle medie e, di tanto, in tanto, mi concentro e incrocio le dita a occhi chiusi, chiedendo a qualche santo, di farmi finire nella stessa classe dei miei migliori amici e di Lisa. Secondo me, funziona di più questo rito che quelle formule dei maghi.

Aspetta un secondo, mi sta chiamando la mamma con urgenza.

Non ci crederai, era Lisa che mi chiamava da una cabina a gettoni dalla Sicilia. Sentire la sua voce, mi ha fatto battere forte il cuore.

Mi ha detto che si sta divertendo, che è già abbronzata e che ieri sera anche loro hanno festeggiato la vittoria degli azzurri. Poi mi ha salutato perché aveva finito i gettoni, dicendomi che le mancavo.

Che ci vuoi fare, l’ho conquistata! Scherzo, manca tanto anche a me.

Ora devo andare perché usciamo tutti a mangiarci un gelato.

A presto!

Fine (per ora…)

Indice dei nomi, personaggi, programmi tv e cartoni animati usati nel racconto:

*Alessandro Altobelli, detto Spillo, grande bomber dell’Inter e della Nazionale.

*Silvan grande prestigiatore televisivo degli anni 70/80

*Tony Binarelli altro grande prestigiatore

*Daltonius Mitico Cartone animato

*Superflash Superflash, quiz condotto da Mike Bongiorno nei giovedì sera di quegli anni

*Il-Monello Rivista, tutto sommato, non così “scostumata”

*La regina Himika, acerrima nemica Di Hiroshi Shiba (Jeeg robot d’acciaio)

* Hiroshi Shiba, lui che può diventare Jeeg!

* Il pirata tutto nero, Capitan Harlock

* Enrico Berlinguer, segretario del PCI in quegli anni

* Hazzard serie tv imperdibile .

* Mandrake, mitico mago dei fumetti, un mago più vero del mago Tiberio

* “Domenica In” nel 1982  era presentata da Pippo Baudo

* All’interno di Domenica In vi era “Discoring” programma musicale, dove potevamo ascoltare la musica del momento e la classifica dei dischi.

* Il momento atteso dai bambini durante Domenica in era il “The Muppet show”. Kermit la rana irrompeva nella O del titolo dello show e i Muppet partivano con la sigla

* Paolo Valenti e il mitico 90° minuto e tutti i suoi inviati dai campi di gioco. Noi i goal li guardavano così.

* Pio La Torre sindacalista e politico, ucciso dalla mafia.

* Gigi Sabani grande imitatore e presentatore tv

* Alfredo Papa grande imitatore

* Adriano Celentano, lui lo conoscete sicuramente tutti.

* Nel 1982 il Papa era lui. Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla

* Giulio Andreotti politico

*  Liam Brady attaccante irlandese della Juventus

* Giancarlo Antognoni centrocampista della fiorentina

* Marco Polo serie tv. La prima puntata andò in onda proprio domenica 16 maggio 1982

* I Predatori dell’arca perduta di Steven Spielberg. Indiana Jones è Harrison Ford

* Big Jim il mitico fidanzato che tutti e tutte facevamo fidanzare con Barbie

* Mon Cicci. Pare che stia per tornare in un cartone animato in tv

* Il Mondiale 1982 si svolse in Spagna. La mascotte era Naranjito.

* Roberto Pruzzo grande bomber della Roma che non venne, creando scalpore, convocato al Mundial

* Al posto di Pruzzo, Bearzoto convocò lui: Paolo Rossi che durante il mundial divenne Pablito!

* L’allenatore degli azzurri: Enzo Bearzot.

* Zico il regista del Brasile dei fenomeni di quell’anno

* Karl Heinz Rumenigge calciatore della Germania Ovest

* Phoebe Cates e la sua “Paradise” colonna sonora dell’omonimo film di cui lei era anche la protagonista.

* Simonetta Lamberti uccisa dalla camorra la sera del 29 maggio 1982

* Sandro Pertini il più grande Presidente della Repubblica

* Claudio Baglioni cantautore

* Il maestro Franco Battiato cantautore

* I Chicago storica band americana e il 45 giri di “If you leave me now” che fu uno dei lenti più popolari di quegli anni

* Ora vanno per la maggiore suo figlio Enrique, Alvaro Soler, ecc., ma a quei tempi el calor latino l’aveva lui: Il pirata e signore Julio Iglesias

*  Miguel Bosè attore, presentatore e cantante

* Il mitico almanacco targato Guerin Sportivo dedicato ai mondiali di Spagna. Il Guerin è un giornale tuttora esistente.

* Lamù la ragazza dello spazio e quel disgraziato di Ataru Moroboshi. Uno dei cartoni animati più belli di quell’epoca.

* Gary Coleman ovvero il mitico Arnold dell’omonima serie tv.

* La collana con la testa del Jeeg robot d’acciaio portata all’esame come portafortuna. L’autore del racconto ai tempi l’avrebbe tanto voluta!

* il presentatore, Disc jokey, creatore di Radio Deejay, talent scout e cantante, mister Giocajouer, Claudio Cecchetto

* Donna Summer la regina della disco music

* Il mitico Alberto Camerini cantante

* Un campione “La freccia del sud” Pietro Mennea

* Reality il lento dei lenti di quell’anno, colonna sonora del film “Il tempo delle mele” cantata da Richard Sanderso

“Il Blasco” Vasco Rossi. Nel 1982 partecipò a Sanremo arrivando ultimo.

*Il terzino della Nazionale e della Juventus, il “bell’Antonio” Antonio Cabrini

* Diego Armando Maradona, credo non abbia bisogno di presentazioni.

* Daniel Passarella centrocampista argentino che poi andò a giocare nella Fiorentina e nell’Inter

* Marco Tardelli centrocampista della Juventus e della Nazionale. La sua esultanza dopo il secondo Goal alla Germania Ovest nella finale mondiale, è uno dei momenti indelebili, nella memoria dei tifosi.

* Da da da Trio è una band tedesca che realizzò il brano Da Da Da; a seguito della vittoria italiana ai mondiali ne venne incisa anche una versione in italiano dai Masters (tre ragazzi italiani, Paolo Paltrinieri, Lorenzo Canovi e Romeo Corpetti), intitolata Da Da Mundial ’82, con il testo che rende omaggio ai calciatori italiani definendoli “tutti figli di Bearzot”.

Dedicato a tutte e tutti i bambini degli anni 80 e a quelli degli anni duemila.

Ottobre, 2017

Rocco Carta

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