Il diario del piccolo Mario (terza e ultima parte)

IMG_4421

Mercoledì 2 giugno 1982

Ciao diario,

oggi sono rimasto a casa da scuola perché è il giorno della Festa della Repubblica. Con i miei abbiamo guardato un po’ la tv e poi abbiamo ascoltato il discorso del Presidente Pertini*. Quanto mi piace ascoltarlo, ha una voce davvero simpatica che adoro imitare, riusciamo a capirlo anche noi bambini, spiega le cose bene, esattamente come farebbe un nonno. In effetti lui è un po’ il nonno di tutti noi.

Di solito, ascoltare alla tv i politici o andare ai comizi ad ascoltarli, mi annoia parecchio, anche quelli dei politici del Partito Comunista dove, ogni tanto, accompagno il papà a sentirli.

Invece lui no! Lui non mi annoia mai e ho un grosso desiderio: quello di conoscerlo di persona. Mio padre mi ha promesso che la prima volta che verrà a Milano, proverà ad accompagnarmi a conoscerlo.

La bella notizia è quella che il papà ha tolto finalmente il gesso. Non ne poteva più e, finalmente, domani potrà tornare al lavoro.

Abbiamo festeggiato questi eventi e la Repubblica, recandoci al parco di Trenno dove abbiamo partecipato a un picnic con tutti i miei compagni e i loro genitori. Fra pochi giorni finirà il nostro ultimo anno di elementari e dopo gli esami, se andranno bene, a settembre inizieremo tutti ad affrontare il percorso delle medie. Chissà in che classe finirò? E chissà se avrò la fortuna di avere fra i miei compagni i miei migliori amici? Lo spero tanto, anche perché ci siamo iscritti nella stessa scuola.

Oggi anche Lisa mi ha comunicato di essersi iscritta alla Bottego, che è il nome della scuola che frequenterò. Ammetto che la notizia mi ha fatto molto piacere, sapere che potrebbe diventare anche lei una mia compagna, anche perché avevo capito che si sarebbe iscritta in un’altra scuola. Meglio così, Lisa è la mia migliore amica.

Durante il picnic la musica ci ha fatto molta compagnia, la radio e un mangiadischi hanno funzionato tutto il pomeriggio. Molti amici e genitori hanno portato un sacco di 45 giri. Baglioni*, i Chicago*, Battiato*, Julio Iglesias*, Phoebe Cates (ancora lei) e altri ci hanno tenuto molta compagnia. A me e ai miei compagni è piaciuto particolarmente un 45 giri che ha portato Sonia, cantato da quel cantante che piace tanto a tutte le ragazzine, Miguel Bosè*, dal titolo “Bravi Ragazzi”.

Durante il pomeriggio, quell’antipatico che si dà tante arie di Simone ci ha consegnato l’invito per una festa di fine elementari che si svolgerà quando avremo finito gli esami. Non mi sta proprio simpatico, tuttavia apprezzo molto questa sua idea. Probabilmente da settembre non saremo più tutti insieme e sarà bello goderci un ultimo pomeriggio in compagnia.

Io nel frattempo inizio a fremere per l’incontro che avrò sabato con Maria. Un po’ mi spiace per Lisa che ho capito che mi sta dietro, ma io sabato chiederò a Maria di diventare la mia ragazza. Speriamo non mi cedano le gambe!

A presto

Sabato 5 giugno 1982

Ciao diario, oggi è stato il gran giorno.

Io e la zia siamo andati dal mago Giove. Come è andata? Purtroppo, non esattamente come avrei voluto. Eccoti i fatti: stamattina ho fatto la doccia e mi sono vestito di tutto punto per far colpo con Maria. Ho addirittura indossato la camicia della mia prima comunione che, per fortuna, mi sta ancora. Mio padre, vedendomi così abbigliato, si è fatto una grande risata dicendo a mia madre che la figlia del mago mi aveva sicuramente stregato, facendo scatenare la cantilena di mia sorella Silvia: “Mario è innamorato, Mario è innamorato, e gne, gne, gne”.

L’ho ignorata per recarmi in sala a scrivere un biglietto a Maria, anche se, passandole vicino, uno scappellotto gliel’ho rifilato ugualmente. Meglio non perdere le buone abitudini.

A pomeriggio, appena è arrivata la zia, siamo partiti alla volta di Cologno Monzese. Ero agitatissimo, ma cercavo di non farlo notare, leggendo durante il viaggio il Guerin sportivo* che mi aveva regalato la zia, tutto dedicato al Mundial di Spagna che sta per incominciare.

Arrivati al cancello della villa del mago hanno cominciato a tremarmi le gambe. Sentivo le voci dei bambini nel giardino già in lontananza e immaginavo Maria che gestiva il gioco.

È se in questi mesi qualcun altro fosse riuscito a fidanzarsi con lei? Anche lei va a scuola e, nella sua villa, passano parecchi bambini. No, non può essere, ho pensato scacciando quell’immagine di lei già fidanzata. Lei aspetta me!

Appena varcata la soglia dell’ingresso ho cercato di inquadrarla nel giardino, in mezzo ai pochi bambini rispetto alla volta scorsa che si trovavano nel giardino. Non era lì. Probabilmente si trovava all’interno della casa.

Anche nella grande sala le persone erano meno della volta precedente. Cavoli, staremo sicuramente meno tempo dell’altra volta e io avrei voluto poter stare di più. Si, ma dov’era Maria?

Ci viene incontro sua madre che ci saluta calorosamente e ci fa accomodare. Mi faccio coraggio chiedendole di Maria. La risposta mi è arrivata come una delle martellate che Lamù * tira sulla testa di Ataru Moroboshi*, facendolo finire con la faccia sul pavimento. Maria era via tutto il fine settimana dalla nonna!

Se avessi potuto le avrei risposto come il piccolo Arnold*: “Che cavolo stai dicendo signora Giove”, ma sarei stato davvero insolente. Che sfortuna! Ho aspettato così tanto per rivederla ed eccomi qua, seduto su una sedia con un caldo micidiale che mi incolla la camicia alla pelle, dandomi un fastidio pazzesco, senza poter vedere i suoi occhi.

È sicuramente colpa del malocchio. Ma chi diavolo mi invidia così tanto?

Abbiamo aspettato il nostro turno per un’ora e mezza, decisamente meno della volta scorsa, e finalmente siamo entrati nello studio del mago.

Uno studio con tanta luce e nessuna fiamma accesa come nello studio del mago Tiberio, con dei quadri raffiguranti degli angeli alle pareti e molte immagini di santi appese ovunque. Il mago era vestito con una camicia e dei pantaloni senza tunica. Dall’accento, ho capito che era sicuramente siciliano. Ritira il suo compenso dalle mani di mia zia e inizia ad ascoltare ciò che ha da dire lei sulla sua situazione e quella dei miei genitori.

Lui annuisce e l’ascolta per cinque minuti, poi chiude gli occhi e le mette le mani sulla testa e, recitando i nomi di un po’ di santi, lancia una formula per scacciare l’invidia e il male. In effetti, da vedere, è meno spaventoso del rito del mago di Tiberio. Anche a questo giro, niente bacchette magiche né pozioni. Comincio a credere che chi disegna i maghi nei fumetti e nei cartoni animati, non sappia davvero come lavora un mago e, anche quelli in televisione, in carne e ossa, ci prendono in giro. Appena potrò, comunque, scriverò una lettera direttamente al mago Silvan per avere delucidazioni sulla questione.

Finito il tutto, il mago si rivolge a mia zia chiedendole chi fossi e se avevo delle domande da porgli. Mia zia mi presenta, ci stringiamo la mano e guardandolo, faccio al mago tre domande:

  1. Passerò l’esame di quinta elementare?
  2. L’Italia vincerà i mondiali?
  3. Posso fidanzarmi con sua figlia Maria?

Alla terza domanda, il mago mi sorride e non dice nulla. Mi chiede di mostrargli una mano e poi chiude gli occhi concentrandosi sulle risposte.

Risposta N° 1:

Passerai l’esame con un voto vicino alla sufficienza.

Risposta N° 2

L’Italia, mi spiace dirtelo, uscirà agli ottavi e Bearzot verrà esonerato.

La prima risposta mi è andata abbastanza bene, la seconda un po’ meno, anche se temo abbia ragione sul percorso al Mundial della Nazionale.

Per la terza risposta, invece, apre gli occhi fissandomi e sorridendomi senza scomporsi troppo, dicendomi che forse sarebbe il caso di domandarlo a sua figlia Maria, aggiungendo che, da quanto ne sa, Maria è già fidanzata con il suo compagno di scuola Giovanni. A quel punto mi dà una pacca sulla spalla e ci congeda salutandoci e augurandomi un in bocca al lupo per gli esami.

Io esco da quello studio a testa bassa e amareggiato. Mia zia rimane in silenzio per almeno dieci minuti, probabilmente per non disturbare la mia sofferenza. Poi mi propone, provando a tirarmi su il morale, di chiamare a casa e di dire che ci saremmo recati in pizzeria a mangiare una pizza. Ma io non avevo voglia e così siamo rientrati subito a casa.

Maria è già fidanzata! Ho il cuore spezzato e ora non ho più neanche voglia di scriverti. Non è colpa tua diario, ma voglio prendermi una pausa e restare da solo con il mio dolore. Non te ne avere a male.

A presto

Lunedì 14 giugno 1982

Ciao diario come va?

Io un po’meglio dall’ultima volta che ti ho scritto.

Oggi abbiamo iniziato gli esami di quinta elementare. Come primo giorno ci è toccato il tema d’italiano. Tutta la classe era agitata ed emozionata e io, per farmi coraggio e come portafortuna, mi sono portato la catenina con la testa di Jeeg robot d’acciaio*, uguale a quella che indossa Hiroshi Shiba nel cartone animato.

Io ho scelto il tema che ci faceva parlare dei cinque anni trascorsi nella nostra classe. Spero tanto sia andato bene, anche se il mago Giove mi ha predetto che passerò l’esame sicuramente.

Domani sarà la volta di matematica, materia dove in effetti non brillo tantissimo. Proverò comunque a fare del mio meglio.

Maria? Non ti nascondo che ci penso ancora. Sergio e Filippo mi hanno detto di fare come dice il proverbio: chiodo scaccia chiodo, cioè di buttarmi su un’altra bambina, ma io non mi sento ancora pronto. Questa botta è stata davvero forte. Mi sono illuso troppo senza fare i conti con la realtà. Amen è andata così.

A proposito, oggi è stato il gran giorno dell’esordio della nostra Nazionale ai Mondiali in Spagna. Allo stadio di Vigo, gli Azzurri hanno pareggiato con la Polonia 0-0 e, come volevasi dimostrare, non sono di certo partiti alla grande. Ora ci aspettano altre due partite, una con il Perù e l’altra con Il Camerun. Forza Azzurri!

Ora vado che devo riposare. Gli esami sono impegnativi sai?

A presto!

Sabato 19 giugno 1982

Ciao diario

Questa settimana non ti ho mai scritto perché ho dovuto studiare parecchio per l’esame orale che avrò lunedì mattina. Sono davvero molto teso e questo fine settimana studierò il più possibile anche se, domani, avrò la finale del torneo di calcio degli oratori, finale che ci siamo aggiudicati noi del Mater Amabilis contro il San Protaso. Sai che sono in lizza per vincere il titolo di cannoniere? Rispetto all’attaccante del San Protaso sono sopra di un goal, ma domani cercherò di farne il più possibile.

Gli esami scritti credo mi siano andati bene e anche i problemi di matematica non mi sono sembrati particolarmente difficili. Dai, è quasi finita, mi manca un ultimo sforzo.

A proposito: l’Italia ai mondiali ha pareggiato anche con il Perù 1-1 e adesso rischia l’eliminazione al primo turno, nella partita contro il Camerun. Rossi continua a non segnare e si comincia davvero a rimpiangere il bomber Pruzzo. Mi sa che il mago Giove ci ha visto giusto, non andremo molto lontano.

Ora ti saluto. Domani ti scrivo per raccontarti come è andata la finale all’oratorio.

Domenica 20 giugno 1982

Ciao diario

la finale l’abbiamo persa 5 a 3. Che sfortuna! Abbiamo giocato bene ma non è bastato, il San Protaso è stato nettamente più forte. Comunque una piccola soddisfazione me la sono levata: ho vinto il titolo di capocannoniere grazie alla doppietta che ho messo a segno oggi. Mi hanno dato una piccola coppa che conserverò per tutta la vita.

L’anno prossimo ci rifaremo di sicuro. Ora vado perché devo ripetere a mia madre gli argomenti di cui parlerò domani durante l’orale.

A domani

Lunedì 21 giugno 1982

Ciao diario

Finitaaaaaa!!!

Stamattina ho dato l’orale e credo mi sia andato bene. Non mi sono neanche mai impappinato. Ora manca solo l’esito che ci diranno lunedì prossimo. Poi sabato tutta la classe sarà alla festa di fine anno a casa di Simone. Non vedo l’ora.

Domenica 27 giugno 1982

Ciao diario, quante cose ho da raccontarti.

Cominciamo dall’Italia che pareggiando con Il Camerun è riuscita, nonostante tre pareggi e giocando male, a qualificarsi alla fase successiva al Mundial e, il 29 giugno, affronterà l’Argentina e subito dopo il Brasile di Zico, in quello che è di sicuro il girone più difficile di tutti. Non la vedo molto bene ma, come dice il mio papà, la palla è rotonda, quindi chissà.

Passiamo ad altro.

Ieri è stato il grande giorno della festa nella villa di Simone. Lui ha una villa davvero molto grande. Sua mamma è un noto avvocato e suo padre è medico all’ospedale Niguarda. Ogni volta che vedo la sua casa, dove tra l’altro mia madre va una volta alla settimana a stirare, rimango a bocca aperta. Simone mi è antipatico perché è uno che si dà molte arie, ma giuro di non provare nessuna invidia. Mai mi permetterei di lanciare un malocchio a lui e alla sua famiglia, ognuno ha quello che si può permettere e, io e la mia famiglia rispetto ad altre, siamo già fortunati.

La festa l’abbiamo fatta nella sua taverna, uno spazio davvero grande. Avevamo uno stereo con delle casse molto grandi e delle luci psichedeliche con una palla fatta di stagnola, appesa al soffitto, che faceva da strobo come in una vera discoteca.

Su un tavolo lungo quanto un’intera parete, vi erano patatine, pop-corn, panini e dolci di vario tipo e bibite a non finire e vicino alla parete opposta un Calcio balilla per chi non aveva voglia di ballare.

Eravamo tutti presenti, insieme ad alcuni compagni e compagne invitati da Simone della quinta A e B.

Marco, un compagno della quinta A, si è proposto per fare il Claudio Cecchetto* della situazione, mettendo e togliendo i dischi di volta in volta. Quanti bei brani abbiamo ascoltato e ballato. C’erano i successi del momento fra i 45 giri di Simone e Marco, ma anche qualche brano di qualche anno fa. Devi sapere, caro diario, che a me ballare piace un sacco, anzi credo di avere proprio ritmo. Non per niente, alle feste, i miei compagni mi paragonano a John Travolta. Dovresti proprio vedermi, mica tutti si muovono come me.

La festa è stata davvero bella e ci siamo divertiti un sacco, sia noi maschi, sia le femmine. Eravamo tutti ben vestiti e ben pettinati, anche se alla fine di tutto eravamo sudatissimi. 

Ieri è stato un gran pomeriggio e credo che non lo dimenticherò per parecchio tempo. Anzi, a descriverlo, mi emoziono tantissimo anche adesso. Vuoi sapere per cosa? Ok ti racconto.

Alla festa, ovviamente, c’era anche Lisa. Lei è una ragazza davvero carina. Ieri, invece era super carina. Aveva i capelli sciolti e una gonna a fiori colorata che la rendevano ancora più bella. Appena l’ho vista, sono rimasto a bocca a aperta e, come me, sono rimasti a bocca aperta anche altri compagni, in particolare Diego della quinta C che ha iniziato a ronzarle attorno fin da subito, moscone malefico!

Lei, invece ha salutato dapprima le sue amiche e poi è arrivata verso di me, sorridendomi. Giuro che mai mi era battuto il cuore come in quel momento. Mi ha salutato e abbiamo parlato del più e del meno, fino a quando non ci hanno chiamato per fare il gioco della pentolaccia*. Non avrei mai voluto finire quella chiacchierata, volevo stare con lei.

Invece, durante i giochi, siamo stati sempre separati o in squadre diverse, mentre invece, quel bell’imbusto di Diego sempre vicino lei. Mi credi se ti dico che stavo esplodendo di gelosia?

Poi, finalmente, Marco ha messo sul giradischi “Disco inferno”: le luci si sono abbassate e sono iniziati i balli. Tutti siamo entrati in pista a scatenarci sulle note dei Bee Gees, di Donna Summer* e di Alberto Camerini*. Quanto mi piace “Tanz bambolina”!

 Ho ballato come un pazzo, cercando in tutti i modi di attirare l’attenzione di Lisa verso di me, solo che in pista i mosconi da uno erano diventati già tre che cercavano di ballare e attirare la sua attenzione verso di loro, accidenti.

Ho pensato che forse me lo meritavo: a Lisa sono sempre piaciuto ed è sempre piaciuta anche a me, fino a quando non mi sono invaghito momentaneamente di Maria. Che stupido sono stato. Ora, se dovesse preferire Diego o uno degli altri mosconi, farebbe benissimo!

Tutto questo è andato avanti così, fino a quando Sergio è andato da Marco a chiedergli di partire con i lenti. I lenti sono il momento giusto per invitare una ragazza a ballare stretti stretti. Marco non si è fatto pregare e ha annunciato il momento solenne.

Le luci sono diventate ancora più basse e le note iniziali del primo lento hanno accompagnato noi ragazzi verso l’invito alle ragazze. Ho cercato di farmi largo velocemente fra i miei compagni, quasi come fossi Mennea* dopo il colpo dello start dato dalla pistola del giudice di gara, temendo di essere fregato al fotofinish da Diego.

Mentre io cercavo di farmi largo, Lisa faceva la stessa cosa, cercando di arrivare verso di me, respingendo gli inviti dei mosconi.

Ci siamo ritrovati al centro della taverna, sotto lo strobo, occhi negli occhi e, senza dire una parola, ci siamo abbracciati e abbiamo iniziato a ballare, accompagnati da lei: Phoebe Cates e “Paradise”, che in quel momento ho iniziato ad apprezzare tantissimo. Il lento successivo è stato “Reality”, di Richard Sanderson* e non poteva essere altrimenti: quest’anno è stato il lento dei lenti e Lisa ha appoggiato la testa sulla mia spalla facendosi accompagnare dai miei passi. Infine Marco ha messo sul piatto del giradischi un lento che non avevo mai sentito, cantato da quel cantante che aveva fatto scalpore a Sanremo, quello che i miei dicevano essere un ubriacone e invece a noi ragazzi stava molto simpatico: Vasco Rossi* di cui lui e il suo papà andavano matti.

 La canzone aveva delle parole bellissime, anche se a me sarebbero andate bene pure le parole del “ballo del qua, qua” pur di stare abbracciato a Lisa. Quel brano si chiama “Canzone” ed è incredibile che una canzone abbia questo titolo vero? Eppure s’intitola così ed è stupenda.

Verso la fine della canzone, Lisa ha tirato su la testa dalla mia spalla. Ci siamo guardati un attimo negli e occhi e poi, e credo di essere arrossito mentre te lo sto scrivendo, ci siamo baciati.

Un bacio lungo, labbra su labbra, con gli occhi chiusi, interrotto solo dal cambio di disco. Marco ha messo un altro lento e io, continuando a ballare abbracciati, ho preso coraggio per chiedere a Lisa se si voleva mettere con me. La risposta è stata un bel sì e ora io e lei siamo fidanzati.

Non sai come sono felice. È pensare che tutto questo è accaduto a casa di Simone che, dopo questa festa, non mi è più antipatico. Insomma dopo il bacio con Lisa, vedo l’amore dappertutto!

Ora devo andare! A presto

I love Lisa

Lunedì 28 giugno 1982

Ciao diario, ce l’ho fatta: promosso!

Anz,i tutti promossi!

Mercoledì pomeriggio ci consegneranno le pagelle e sapremo anche i risultati. Ora, fino a settembre, voglio solo giocare e divertirmi. Penso proprio di essermelo meritato.

Ovviamente, in questi giorni, passo molte ore in cortile e sul marciapiede davanti a casa, dove ci raduniamo con i miei amici e con Lisa. I momenti che adoro di più, comunque, sono quelli in cui restiamo da soli. Purtroppo oggi mi ha anche detto che domenica partirà per la Sicilia e starà via due mesi a casa dei suoi nonni.

Speravo partisse molto più avanti, anche perché io resterò a Milano fino a fine a luglio. Mi ha promesso che non smetterà di pensarmi e che mi scriverà. Io ho promesso altrettanto.

Ora vado, perché essendo estate, i miei mi hanno dato il permesso di uscire in cortile, dove mi incontrerò con i miei amici e con Lisa. Ogni momento che avrò disponibile per stare insieme a lei lo sfrutterò.

A presto!

Lunedì 12 luglio 1982

Ciao diario, scusa, scusa e ancora scusa. Ma quella stordita di mia sorella Silvia ti aveva nascosto dentro a una sua borsa e non riuscivo più a trovarti. Mi sono anche arrabbiato con i miei, perché credevo che ti avessero buttato via, magari per sbaglio e quindi ho rischiato pure di prenderle. Mia mamma ti ha ritrovato stamattina. Comunque appena torna Silvia, che è dalla nonna, uno dei miei scappellotti non glielo leva nessuno.

Ho una marea di cose da raccontarti.

Primo: con i miei sono andato a ritirare la pagella.

Le maestre ce l’hanno consegnata riempendomi di complimenti per come avevo svolto l’esame e per come, secondo loro, io sia pronto più di altri ad affrontare le medie. I miei erano strafelici e giuro di essere rimasto stupito anche io. Oltretutto sono uscito con un bell’ottimo!

Ma non dovevo superare l’esame, come mi aveva predetto il mago Giove, con dei voti bassi?

Secondo: Lisa è partita.

Questo un po’ mi rattrista. Mi manca moltissimo e continuo ad ascoltare i tre lenti, che mi sono fatto regalare dai miei come premio per il mio esame, a più non posso, tant’è che mia madre minaccia di farmeli sparire.

Prima che lei partisse, siamo stati insieme più tempo possibile e, addirittura, i suoi mi hanno invitato a pranzo da loro. Quando il padre di Lisa ha chiesto a mio padre se potevo andare da loro a pranzo, sono arrossito come un peperone, perché loro due hanno iniziato a scherzare sul nostro fidanzamento e si sono stretti la mano chiamandosi consuoceri. Menomale che non era nei paraggi mia sorella, se no sai che pezza che mi faceva!

A casa loro, a un certo punto, sono rimasto da solo con suo padre che mi ha raccontato di come, da ragazzini, lui e sua moglie si fossero conosciuti e innamorati e di come siano stati sempre insieme. Poi ha anche aggiunto di trovarmi simpatico e di piacergli. Quelle parole mi hanno fatto un sacco di piacere e mi hanno messo proprio a mio agio.

Poi, abbiamo iniziato a parlare dei mondiali. A proposito, dell’Italia e di come è andata a finire ti racconto nel terzo punto.

L’Italia aveva appena battuto l’Argentina grazie ai goal di Tardelli* e di Cabrini* e si stava per apprestare ad affrontare il grande Brasile di Zico e Falcao. Ebbene, io sostenevo che con Il Brasile non ci sarebbe stata partita e che saremmo stati eliminati sicuramente anche perché mi era stato predetto.

 A quel punto, mettendosi a ridere, mi ha chiesto chi mi aveva fatto quella previsione. Ho risposto che era stata fatta dal grande mago Giove in persona. Lui è scoppiato a ridere ancora di più domandandomi che altro mi aveva predetto. Io gli ho raccontato tutto. A quel punto, dandomi una pacca sulla spalla, mi ha chiesto se io credevo alle parole di quel ciarlatano, visto che aveva già sbagliato la previsione sui miei esami e che dovevo fidarmi di lui, l’Italia avrebbe sconfitto il Brasile, se lo sentiva.

Ho passato proprio un bel pomeriggio con la famiglia di Lisa. Al momento dei saluti, sulla porta, ci hanno lasciati da soli e noi ci siamo abbracciati forte e ci siamo dati un bacio. Ci siamo promessi ancora una volta che ci saremmo pensati e abbiamo incrociato le dita, per fare in modo che a settembre ci saremmo ritrovati nella stessa classe. Speriamo. Poi ci siamo salutati e sono tornato a casa. Lei l’indomani è partita.

Mi manca da morire.

Terzo: siamo campioni del mondo!

È incredibile e stento ancora a crederci: gli Azzurri dopo aver battuto l’Argentina di Maradona* e Passarella*, hanno fatto fuori il Brasile dei fenomeni con una tripletta di Paolo Rossi, proprio lui che ora tutti chiamano Pablito.

In semifinale Rossi ha segnato due goal alla Polonia, regalandoci la finale al Santiago Bernabeu di Madrid contro la Germania Ovest di Rumenigge. Davanti agli occhi di tutto il mondo, ieri sera l’Italia ha battuto la Germania Ovest per tre reti a uno, facendo saltare sulla sedia della tribuna dello stadio, a ogni goal, il nostro presidente Sandro Pertini. Rossi, sì ancora lui, Tardelli, che dopo il goal urlava e correva come un pazzo e il giovane Altobelli ci hanno fatto questo regalo.

La gioia è scattata ovunque. A Milano al fischio finale ci siamo riversati tutti in strada con bandiere, trombette e clacson che hanno suonato per tutta la notte all’impazzata.

Tutti cantavano una canzone lanciata dalle radio che si intitola “Siam tutti figli di Bearzot”*, rifatta da un trio di ragazzi, in onore della vittoria e, ripresa a sua volta da una canzone di un gruppo tedesco che si intitola “Da,da,da”*.

Una notte davvero stupenda che non scorderò mai.

Alla fine il mago Giove non ha azzeccato neanche una previsione e, forse, ha ragione il padre di Lisa a chiamarlo ciarlatano. Stai a vedere che, probabilmente, il vero mago è stato il mister Enzo Bearzot?

Che periodo straordinario. Da tutto quello che ti ho scritto in questi mesi, ho imparato molte cose e ho quasi la voglia di rileggere tutto per capire quanti cambiamenti sono avvenuti.

Una cosa è certa, i maghi che guariscono le persone, tolgono i malocchi e le fatture non esistono e non esistono nemmeno i malocchi e le fatture. Esistono i prestigiatori come Silvan, ma quelli no.

Sto iniziando a notare che anche in famiglia cominciano a non parlarne quasi più e ho sentito mia madre, finalmente, dire a mio padre che, forse, i soldi spesi per il lavoro di quei maghi potevano essere risparmiati. Sono d’accordo con lei! Mia zia, invece continua ad essere convinta del contrario. Presto cambierà idea anche lei. Credimi, è più facile completare il cubo di Rubik* che credere alle formule pronunciate da quegli impostori.

Fa caldo caro diario e passo molti pomeriggi al parco, dove, con i pochi amici rimasti, chiacchieriamo e giochiamo a pallone, rigorosamente all’ombra e alcune volte, con la mia famiglia, andiamo in piscina al Lido di Milano, dove mio zio, che lavora lì, ci fa entrare tutti gratis, grazie a Dio. Tuttavia non vedo l’ora di andare al mare, in Calabria dai miei parenti. Il mar Ionio mi sta aspettando.

Comincio a pensare al primo di giorno di scuola alle medie e, di tanto, in tanto, mi concentro e incrocio le dita a occhi chiusi, chiedendo a qualche santo, di farmi finire nella stessa classe dei miei migliori amici e di Lisa. Secondo me, funziona di più questo rito che quelle formule dei maghi.

Aspetta un secondo, mi sta chiamando la mamma con urgenza.

Non ci crederai, era Lisa che mi chiamava da una cabina a gettoni dalla Sicilia. Sentire la sua voce, mi ha fatto battere forte il cuore.

Mi ha detto che si sta divertendo, che è già abbronzata e che ieri sera anche loro hanno festeggiato la vittoria degli azzurri. Poi mi ha salutato perché aveva finito i gettoni, dicendomi che le mancavo.

Che ci vuoi fare, l’ho conquistata! Scherzo, manca tanto anche a me.

Ora devo andare perché usciamo tutti a mangiarci un gelato.

A presto!

Fine (per ora…)

Dedicato a tutte e tutti i bambini degli anni 80 e a quelli degli anni duemila. 

 

Sandro-Pertini Sandro Pertini il più grande Presidente della Repubblica

CLAUDIO-BAGLIONI-BOX-OLANDA-ALE-150x150 Claudio Baglioni nel 1982

Battiato Il maestro Franco Battiato

Chicago-if_you_leave_me_now I Chicago storica band americana e il 45 giri di “If you leave me now”

Julio Iglesias Ora vanno per la maggiore suo figlio Enrique, Alvaro Soler, ecc., ma a quei tempi el calor latino l’aveva lui: Il pirata e signore Julio Iglesias

Miguel bosè Miguel Bosè

Guerin sportivo 1982 Il mitico almanacco targato Guerin Sportivo dedicato ai mondiali di Spagna

Ataru e Lamù Lamù la ragazza dello spazio e quel disgraziato di Ataru Moroboshi

gary-coleman-arnold_400x400 Gary Coleman ovvero il mitico Arnold.

Jeeg collana La collana con la testa del Jeeg robot d’acciaio portata all’esame come portafortuna. L’autore del racconto ai tempi l’avrebbe tanto voluta!

cecchetto IL disc jockey, il presentatore, mister Giocajouer, Claudio Cecchetto

donna_summer-hot_stuff_s_1 Donna Summer

CAMERINI ALBERTO-Il monello 28 del 1983 Il mitico Alberto Camerini

mennea La freccia del sud Pietro Mennea

Reality Reality il lento dei lenti di quell’anno, colonna sonora del film “Il tempo delle mele” cantata da Richard Sanderson

Vasco Rossi “Il Blasco” Vasco Rossi nel 1982

Cabrini Il bell’Antonio. Il terzino della Nazionale e della Juventus Antonio Cabrini

Maradona Diego Armando Maradona, credo non abbia bisogno di presentazioni

Passarella Passarella che poi andò a giocare nella Fiorentina

tardelli Marco Tardelli e la sua esultanza dopo il secondo Goal alla Germania Ovest

Da da da Trio è una band tedesca che realizzò il brano Da Da Da; a seguito della vittoria italiana ai mondiali ne venne incisa anche una versione in italiano dai Masters (tre ragazzi italiani, Paolo Paltrinieri, Lorenzo Canovi e Romeo Corpetti), intitolata Da Da Mundial ’82, con il testo che rende omaggio ai calciatori italiani definendoli “tutti figli di Bearzot”.

 

 

 

 

 

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena Palombo ha detto:

    Grazie per queste spassosissime “pagine”! E’ da quando ho letto il diario di Adrian Mole, tanti anni fa, che non ridevo da sola davanti a un libro … e grazie anche per la dedica, nel 1982 avevo giusto 11 anni e mi rivedo molto nei tuoi racconti. Grazie di tutto insomma, Elena

    Piace a 1 persona

    1. storiequalunque ha detto:

      Grazie di cuore a te Elena. Sono davvero felice e commosso e lo è anche Mario 😉

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...