
Osserva, in quella piccola fessura,
si vede una delle ferite del mondo.
Ma non tutti la scorgono.
La mette a fuoco solo chi sa fermarsi a guardare, senza parlare, senza giudicare, semplicemente osservando con attenzione.
Vede quella lacerazione che pulsa e che il mondo, quasi implorando aiuto, vorrebbe fermare, cicatrizzare.
Ma non basta una sola persona capace di guardare dentro quella fessura per poterla arginare, così come non basta per le innumerevoli altre fessure che attraversano questo nostro piccolo globo.
Sono troppe e troppo spesso scegliamo di guardare altrove.
Eppure, è soltanto chi trova il coraggio di guardare dentro quelle fessure che può cercare di ricucire quelle ferite, che può provare a sanarle.
Senza giudicare.
Senza cercare ragioni o torti.
Senza chiedersi da quale parte stare.
Solo cercando di capire dove la ferita fa più male e come fermarne il sanguinamento.
Perché il mondo è pieno di ferite.
Ferite diverse, profonde, antiche, alcune appena aperte, e troppo spesso, invece di curarle, scegliamo una bandiera, un colore, una parte.
Facciamo il tifo.
Difendiamo le nostre convinzioni come fossero verità assolute.
E nel farlo, finiamo per non vedere più la ferita.
A volte arriviamo persino a dimenticare che, dall’altra parte della nostra posizione, c’è qualcuno che soffre.
E allora la fessura si allarga.
Per questo, prima di cercare colpevoli, bisognerebbe imparare a guardare.
Prima di prendere posizione, bisognerebbe avere il coraggio di osservare ciò che accade nel mezzo, proprio là dove il dolore è più profondo.
Prima bisogna volerle sanare, quelle ferite.
E poi bisogna convincere altri a cercarle, a fermarsi davanti a esse e a guardarle davvero.
Perché forse il mondo non ha bisogno di altre persone pronte a scegliere da che parte stare.
Ha bisogno di persone capaci di fermarsi davanti a una ferita e dire:
“Non mi importa da quale parte viene.
Non mi importa chi ha ragione.
Se sanguina, va curata.”
Forse è da lì che si comincia a ricucire il mondo.
Rocco Carta

