
Io sono empatia.
Ho la capacità di ascoltare anche ciò che non viene detto, di riconoscere un dolore dietro un silenzio, una paura dietro una rabbia, una fragilità dietro una corazza.
So essere presenza e ascolto attivo, con il cuore e con la mente.
Sono il desiderio di comprendere senza giudicare, di accogliere senza pretendere di avere tutte le risposte.
Essere empatici significa saper entrare, con delicatezza, nel mondo dell’altro, provare a guardare attraverso i suoi occhi, sentire per un istante ciò che sente, comprendere ciò che, forse, non riesce a spiegare.
Ma l’empatia non significa perdersi nell’altro:
significa avvicinarsi senza confondersi,
comprendere senza assorbire,
accogliere senza dimenticare se stessi.
Io sono empatia quando ascolto senza interrompere, quando riesco a sentire anche ciò che rimane tra le parole, quando scelgo la comprensione invece del giudizio.
Sono quella sensibilità che mi permette di percepire le emozioni degli altri, ma anche la consapevolezza di rispettare i miei confini, la mia identità e il mio spazio interiore.
Perché essere empatici non significa vivere tutte le emozioni degli altri come se fossero proprie.
Significa riconoscerle, rispettarle e accompagnarle.
Io sono empatia.
Sono il ponte tra ciò che provi e ciò che riesci a dire.
Sono uno spazio sicuro in cui puoi sentirti ascoltato.
Sono la capacità di esserci, davvero.
Con il cuore aperto, ma senza mai smarrire me stesso.
Rocco Carta

