
Una nota canzone di Guccini dice:
«Gli eroi sono tutti giovani e belli…»
E allora come si spiega il fascino che esercitano, oggi, le pagine riempite di personaggi negativi, di vecchie cariatidi dagli ego smisurati e dalla cattiveria a profusione, capaci di governare il mondo e le nostre vite, di pistoleri, giustizieri improvvisati, ladri e corrotti, condannati dalla legge ma elevati a eroi dai social e mezzi di comunicazione del nostro tempo?
Stiamo vivendo un’epoca in cui nemmeno la storia, i documenti e le prove sembrano più essere considerati dati ufficiali. Nemmeno i dati scientifici.
C’è sempre un però.
Un «mah».
Un «in verità, anche su quella questione…».
E così, di fronte a fatti documentati, prove, dati e conoscenze condivise, compare sempre qualcuno che solleva un dubbio. Non con una confutazione. Non con altre prove. Non con evidenze capaci di mettere in discussione ciò che è stato dimostrato. No.
Semplicemente con la propria opinione.
E spesso con la convinzione che un’opinione, se urlata abbastanza forte, possa avere lo stesso peso di un fatto provato.
Ed è così che gli eroi non sono più giovani e belli.
Non sono più coloro che hanno lottato per la libertà, contro le discriminazioni, contro le ingiustizie. Non sono più quelli che hanno provato, almeno, a lasciare in eredità la speranza di un mondo migliore mettendo a repentaglio o sacrificando le loro vite .
Gli eroi, oggi, sembrano essere diventati il loro contraltare.
Perché a questo mondo, ci viene detto, è meglio il pugno di ferro del dialogo. È meglio chiudere a più mandate che aprire porte. È meglio dividere che comprendere. È meglio alzare muri che costruire ponti.
E anche gli eroi giovani e belli di un tempo sbiadiscono.
Gli eroi veri, quelli che hanno lottato, che hanno pagato un prezzo, che hanno lasciato un’impronta nella storia, vengono rimessi in discussione. Vengono definiti divisivi. Vengono ridotti a una frase, a un errore, a una colpa, come se una vita intera potesse essere cancellata da una semplificazione.
Tutto questo fa male.
Fa male perché non avrei mai pensato di doverlo vedere.
E invece lo sto vivendo, in diretta.
Dentro un film che non posso fermare, che non posso mettere in pausa, che continua a scorrere davanti ai miei occhi anche quando vorrei distogliere lo sguardo.
Allora cerco la bellezza.
Provo a raccontarla, narrarla e ricordarla.
Parlo di quegli eroi giovani e belli e provo a far capire che ne esistono ancora.
Che non tutto è perduto.
Che esistono ancora persone capaci di scegliere il dialogo invece della forza, la libertà invece della paura, la solidarietà invece dell’egoismo.
Eppure il fascino dei loro contraltari sembra essere più grande, più rumoroso, più smisurato.
Ed è spaventoso.
Spero, intanto, in un cambio di trama.
In una svolta improvvisa di questo film che stiamo vivendo in diretta, nel quale siamo tutti attori: protagonisti, comparse, spettatori.
Un film che nessuno di noi ha scelto davvero, ma nel quale tutti, in qualche modo, stiamo recitando.
Chissà se e quando arriverà il momento in cui la storia cambierà.
Chissà se torneremo a riconoscere gli eroi.
Quelli giovani e belli.
Quelli che, forse, non lo sono mai stati davvero nell’aspetto, ma lo sono stati nelle scelte, nelle idee e nel coraggio.
Nella capacità di guardare il mondo e provare, nonostante tutto, a renderlo un posto un po’ migliore.
Rocco Carta
*La canzone è “La locomotiva” di Francesco Guccini

