Mettersi in cammino

Mettetevi in cammino.

È nel passo che nascono le idee migliori, nel movimento che i pensieri trovano respiro, nella strada che i sogni imparano ad avere gambe forti.
Macinate chilometri.

Ogni luogo custodisce un angolo nascosto, una porta socchiusa, una tavola apparecchiata, un rifugio che attende soltanto di essere trovato.

Perché chi resta fermo troppo a lungo non solo smette di ricevere ospitalità, ma rischia di dimenticare come offrirla.

Visitate luoghi, attraversate soglie, entrate nelle case e nei racconti.

Stringete mani. Riempitevi gli occhi di paesaggi, di volti, di vite diverse dalla vostra.

Scoprirete che ogni casa, ovunque sorga, custodisce lo stesso desiderio: sentirsi riparo per qualcuno.

Accogliete la mano che vi viene tesa e non lasciate cadere nessun saluto.

Cambiano le parole, cambiano le lingue, ma il loro significato resta lo stesso: «Ti vedo. Sei qui. E per un momento condividiamo lo stesso mondo».

Viaggiate.

Non per collezionare luoghi, ma per imparare a guardare.

Per capire l’altro non servono le paure raccontate da chi non lo conosce, servono le sue parole, i suoi silenzi, la luce dei suoi occhi mentre racconta la propria storia.

Viaggiate con i piedi, ma anche con i libri.

Ci sono pagine che sanno attraversare oceani, superare muri, spalancare orizzonti.

E quando non potete partire, viaggiate con la fantasia: è lì che spesso nasce il desiderio della strada, ed è dal desiderio che prende forma ogni partenza.

Non restate ancorati troppo a lungo.
Le navi non sono nate per il porto. L’immobilità le consuma, la ruggine le divora lentamente.

Così accade anche agli esseri umani: quando smettono di partire, di ascoltare, di incontrare, finiscono per chiudere le finestre sul mondo.

E un cuore chiuso vede confini dove esistono soltanto orizzonti.

Rocco Carta

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