A Peppino

A muovere i primi passi si impara da piccoli.
E quei piccoli passi, col tempo, diventano strada, memoria, destino.

Un ragazzo, attraverso quei passi, ha scelto di sfidare il silenzio.
Ha dato voce a ciò che molti soffocavano, luce a ciò che troppi nascondevano nell’ombra.

Ha camminato controcorrente, mentre l’omertà consumava la sua terra e il silenzio sembrava più facile della verità.

Cento passi.

Cento piccoli frammenti di coraggio.

Cento passi di sacrificio, compiuti per insegnare che ribellarsi all’ingiustizia è ancora possibile, che la bellezza può nascere anche dove la paura tenta di spegnere tutto.

Cento passi che, ancora oggi, continuano a parlare.
Ci ricordano che certe voci non si fermano, che certi cammini non finiscono con l’assenza.

E allora quei passi dobbiamo continuarli noi, giorno dopo giorno, parola dopo parola, nel coraggio di non voltare lo sguardo, nel coraggio di non tacere.

I passi del cammino di Peppino Impastato.

Perché alcuni uomini non smettono di vivere: continuano nei passi di chi sceglie il coraggio di non restare a guardare.

Rocco Carta

Peppino Impastato (Cinisi 5 Gennaio 1948 – Cinisi 9 maggio 1978)

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore

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