
Scriviamo perché il silenzio non basta.
Perché ciò che accade, se non viene detto, sembra non essere mai accaduto davvero.
Scriviamo per fermare qualcosa che scivola, per dare un nome a ciò che altrimenti resterebbe solo un peso indistinto dentro il petto.
Raccontare storie è un modo per trattenere il tempo senza illudersi di vincerlo.
Non salva, ma rallenta la caduta.
Non guarisce, ma rende la ferita dicibile.
Si narra per non lasciare che il mondo passi senza lasciare traccia,
perché ogni vita, anche la più minuta, reclama una forma,
una frase almeno, che dica: io sono stato qui.
Scriviamo per capire dopo, ciò che non abbiamo capito mentre accadeva,
per dare un ordine provvisorio al disordine dell’esperienza,
per abitare, con parole fragili, ciò che altrimenti resterebbe muto.
E forse si scrive anche per questo:
perché raccontare è il modo più umano che abbiamo
di restare un poco,
quando tutto ci insegna a sparire.
Rocco Carta

