Piccole composizioni

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Queste sono piccole composizioni che ho scritto negli ultimi mesi, pubblicate sulla pagina Facebook di Storie Qualunque. In attesa di condividere un nuovo racconto, le inserisco anche sul blog. Buona lettura!

Non lo so

Non lo so, ma vorrei saperlo, 

il perché a questo mondo esiste la crudeltà

Non lo so, ma vorrei saperlo, 

il perché, secondo alcuni, se non sei nato dalle nostri parti, sei da trattare diversamente da noi

Non lo so, ma vorrei saperlo,

il perché, chi fa politica, usa sempre le stesse frasi fatte, vuote e inconcludenti, ma, soprattutto, esiste ancora la politica?

Non lo so, ma vorrei saperlo,

il perché, purtroppo, ancora al giorno d’oggi, non si può amare chi si vuole senza essere additati, giudicati.

Non lo so, ma vorrei saperlo, il perché ai maschietti che vengono al mondo, tocca il fiocco azzurro e alle femmine il fiocco rosa. I bambini basta guardarli disegnare: a loro piacciono i colori. Quindi, non sarebbe meglio un bel fiocco arcobaleno? 

Non lo so, ma vorrei saperlo il perché, nelle scuole, si dedicano poche ore allo studio della musica e dell’arte. Spiegatemi perché? 

Se vogliamo bellezza, dobbiamo insegnare bellezza.

Non lo so, ma vorrei saperlo, 

il perché, continuiamo a chiamare “delitto passionale” o a nominare la gelosia, per giustificare l’omicidio di una donna.

Non lo so, ma vorrei saperlo 

il perché, se vince la nazionale di calcio si fa festa e, invece, per gli altri sport, si esulta quasi in silenzio.

Non lo so, ma questo forse lo so, perché non ci sono più le mezze stagioni, perché la natura si rivolta, perché i ghiacciai si stanno sciogliendo, perché andare nello spazio non ci basterà. 

Non lo so, ma forse lo so, il perché sto scrivendo queste cose: un po’ perché ho bevuto e un po’ perché vorrei dedicare queste parole, scritte in una sera d’estate, a chi ha i miei stessi dubbi. 

Serata estiva

La brezza marina rinfresca il mio spirito

Il rumore delle onde pacifica le mie orecchie, purificando i rimasugli di rumori cittadini e di voci caotiche che vorrei mute.

La gente passeggia osservando bancarelle da cui si fa ipnotizzare.

L’odore che arriva alle mie narici è quello del sale, mischiato al pesce cucinato dai ristoranti.

Ho il peso di un anno di fatiche da sgravare dalle mie spalle e

l’anima inquieta per questa umanità infame. 

Sí, infame! Ma non è questa la serata giusta per avvelenare un’anima già delusa.

Spalle dritte e camminata lenta per consentire a quel peso di scivolare.

Due passi, chiudere i pensieri e piano piano andare incontro alla notte.

Mentre corro

Allaccio le scarpe.

Scaldo i muscoli ed esco di casa.

Mi metto in marcia, trovo il ritmo e pian piano le gambe mi conducono.

Il vento mi spinge e altre volte si oppone al mio passo, ma non provo fastidio, anzi, lo sfido.

Il sole a Nord Ovest inizia la danza del riposo, per lasciare la scena a Donna Luna e a sua maestà l’Oscurità.

Ogni passo è una goccia di sudore.

Ogni passo il respiro mi guida.

Ogni passo si coordina con i miei pensieri.

Ogni passo è un centimetro su un percorso che è mio. Faticoso, ma esclusivamente mio.

La corsa è un attimo di solitudine voluta e desiderata.

Quiete infingarda

È mattina, mi muovo a piccoli passi e a schiena dritta, verso la riva del lago.

È estate, ma la frescura del luogo ritempra.

Gli occhi si fanno rapire dalla vista dell’acqua, in cui si specchiano cielo e colline.

Un pescatore è l’unica presenza umana sulla battigia.

Si sta apprestando a lanciare la lenza, in attesa che qualche pesce abbocchi al suo inganno.

Una barca galleggia vicino alla riva, ferma.

Rimanere a galla, riuscirci, quello che proviamo a fare ogni giorno faticosamente.

Lei è fatta apposta per riuscire nell’impresa.

Noi, invece, dobbiamo imparare, sperando in esiti positivi.

Intorno è tutta una quiete.

Una quiete infingarda.

Ispirazione

Cosa scrivo? Cosa invento? 

Allora, potrei scrivere di…

No, dai, raccontiamo di quella faccenda…

Se invece narrassi la storia d’amore di quei due, oppure l’avventura di quel gruppo di amici che…?

Ispirazione, fammi compagnia, scava dentro me, sussurrami parole da dirigere con l’inchiostro all’interno di un foglio.

Sposa la mia fantasia e costruiamo un racconto.

Aiutami a narrare la vita o la morte,

i sentimenti e le emozioni. 

Aiutami a far vibrare le corde del lettore.

Rifugio

Fine giornata, ho male alla testa e mi fa male il mondo. 

Mi stendo sul letto cercando di rilassare le membra. 

Fermo ogni attività, fermo ogni pensiero, cerco un rifugio. 

Lo trovo fra gli scaffali dei libri, Pessoa e il suo “Libro dell’inquietudine” conquistano il mio sguardo. 

Lo prendo e mi avvicino allo stereo: ogni mio piccolo rifugio deve essere avvolto da note musicali, protetto. 

Note leggere, voci celestiali. Ella o Amy, Billie o Aretha? Direi tutte e quattro. 

Chiudo il rifugio, mi isolo. 

In questi luoghi, il mondo mi fa meno male. In questi rifugi, con il mondo, faccio quasi pace. 

Estate 2017 – Rocco Carta

 

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