L’equilibrista

Equilibrista

“Cielo sopra cielo avanti e cielo intorno

e sotto le case piccole del mondo

la differenza spesso ci sorprende

della paura si ha paura sempre

il coraggio trova la sua strada

quando il dubbio invece non ne ha

e tu lo sai che poi comunque vada

solo chi sogna non precipita”

Aliante- Niccolò Fabi

 

 

Salgo su un filo. Inizio a fissare il vuoto. L’equilibrio!

Devo trovarlo, devo arrivare dall’altra parte.

Muovo un piede, mi gira la testa, le vertigini sembrano avere la meglio. Non mi arrendo.

Muovo l’altro piede. Il filo traballa, non io.

Vedo l’orizzonte davanti a me, mi attira, cosa lascio dietro lo so, cosa ho davanti lo devo scoprire.

Faccio altri passi sulla corda sempre più tesa che, ora, sembra volermi sorreggere.

Guardo giù, la vita scorre come ogni giorno, gente che si muove sulle strade per raggiungere un luogo qualsiasi: chi parla, chi corre, chi si dispera, chi osserva in silenzio, chi critica, chi segue la massa e chi si isola.

Osservo la vita che va avanti come sempre e non si cura di me che, in bilico su un filo, cerco di trovare un po’di stabilità.

Avanzo ancora, inizio a capire che non cadrò.

Forte è il desiderio di arrivare alla fine. Tanta, a questo punto, la voglia di superare la prova.

La prova con sé stessi, vincere la paura del vuoto, un vuoto dentro, mai riempito.

La solitudine è la giusta compagna di questa impresa.

La solitudine, che ho sempre cercato di allontanare, accompagnandomi a ideali, a progetti, a persone, pur di poter fare tratti di cammino in compagnia. Ora è lei che mi accompagna.

Ci sono quasi, vedo la fine del filo.

L’equilibrista sta portando a termine la sua impresa.

Eppure, ora che sono così vicino alla fine, mi manca il fiato, inizio a sentire un’inquietudine che mi attanaglia la gola.

Si è ribaltato tutto: ora ho paura di portare a termine ciò che ho iniziato. Di trovarmi di fronte alla domanda: “adesso?” Di dovermi cimentare in un’altra impresa.

Riuscire a stare in equilibrio su questo filo, attualmente mi fa sentire più sicuro che pensare di scendere da esso.

Anche perché scesi, non è detto che si riesca a trovare un senso di stabilità in tutto quello che ora vedo dall’alto. A distanza.

Ancora un paio di passi e sarò riuscito a non cadere. Il filo traballa molto forte. Riesco a starci sopra bilanciando il mio corpo, su una gamba sola.

Resisto! Ma sudo freddo.

Mi manca un passo. Non voglio scendere. Ci sono riuscito! Questo mi dà coraggio: quasi quasi mi vien voglia di percorrere il percorso a ritroso.

Ma un colpo di vento fa traballare il filo talmente forte da farmi saltare sul trampolino, come se quel vento fosse arrivato per aiutarmi a compiere l’ultimo atto di questa avventura.

Ho i piedi per terra.

Respiro forte.

Ora sono pronto.

Ora, sognare, non mi spaventa più.

 

Rocco Carta

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