
Ci lasciano i cantori, gli aedi, i poeti. Eppure non ci lasciano davvero.
La loro anima trasmigra in un alito di vento, nel mormorio di un ruscello, nella luce quieta di un tramonto. Attraversa muri e confini, il tempo e l’oblio, per continuare a cercarci.
Abita le pause tra un rumore e l’altro, i silenzi profondi della notte, quello spazio invisibile da cui ogni parola nasce, si raccoglie e attende il momento di venire alla luce.
Rivive nei versi e nella voce di altri, nelle labbra e nei pensieri di chi legge, di chi ascolta, di chi custodisce le narrazioni di queste donne e di questi uomini immensi.
Ci lasciano, ma non ci lasciano mai soli. A testimoniare il loro passaggio restano i fiumi impetuosi delle loro parole: attraversano l’anima, insegnano l’arte dell’ascolto, ci invitano a decifrarle con pazienza, a leggerle nel raccoglimento della solitudine o a donarle ad alta voce, perché ogni parola pronunciata torni a essere respiro, canto, memoria.
Così le parole continuano il loro viaggio: passano da un’anima all’altra, come una fiamma che non si consuma, ma si rinnova. Ed è in questo passaggio, infinito e silenzioso, che i poeti continuano a vivere.
Per sempre. Con immensa gratitudine.
Rocco Carta
*Nell’immagine ci starebbero tante altre e tanti altri, ovviamente. Ma di più non si poteva.

