Manifesto della fragilità

I fragili inciampano spesso.
Cadono, si feriscono, raccolgono lividi che nessuno vede e portano addosso pesi che nessuno immagina.

Sentono tutto più forte: le parole, le assenze, le delusioni, l’amore.
Ai fragili si perdona poco.
Ogni errore viene evidenziato, ogni esitazione giudicata, ogni crepa scambiata per una mancanza.

Come se il mondo pretendesse da loro la forza di chi non ha mai dovuto guardarsi dentro.
Eppure, è proprio nelle crepe che vive la loro luce.
Perché la fragilità non è arrendersi.
Non è debolezza.
Non è incapacità di affrontare la vita.

La fragilità è il coraggio di restare sensibili in un mondo che insegna a indurirsi.
È continuare ad amare dopo le delusioni.
È continuare a fidarsi dopo le ferite.
È conoscere il dolore senza permettergli di diventare cattiveria.

I fragili sanno riconoscere le battaglie silenziose degli altri.
Hanno imparato la compassione attraverso le proprie cadute.
Sanno tendere una mano perché conoscono il peso di sentirsi soli.

Li ammiro proprio per la loro fragilità.
Perché chi affronta ogni giorno le proprie paure, le proprie insicurezze e le proprie ferite possiede una forza rara: quella di non smettere di essere umano.

Amo le fragilità, ne ho parecchie anche io.
E se qualcuno continuerà a chiamarle debolezze, io continuerò a chiamarle virtù.
Perché la fragilità, quella buona, non è il contrario della forza.
È la sua forma più autentica.

Rocco Carta

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