
2 giugno 1946.
La Repubblica nasce dopo anni bui.
Nasce dopo che chi gridava “Dio, Patria e famiglia” aveva trascinato il Paese nel baratro, soffocato il dissenso, cancellato libertà e diritti, con la complicità della monarchia e di un re che avrebbe dovuto difendere la nazione e scelse invece di voltarsi dall’altra parte.
La Repubblica è costata sangue.
Il sangue di giovani vite, di donne e uomini che non accettarono più di piegarsi alla dittatura, alla violenza, alla paura. Di chi scelse di resistere mentre tutto intorno chiedeva obbedienza.
Poi venne il giorno della Liberazione.
E fu festa, fu conquista, fu futuro restituito.
E venne il 2 giugno.
Il giorno in cui il popolo, finalmente, votò a suffragio universale.
Universale: una parola bellissima. Perché unisce, perché include, perché non lascia indietro nessuno.
Per la prima volta milioni di persone entrarono nelle urne senza paura, senza minacce, senza padroni a decidere al posto loro e scelsero quale Paese ricostruire.
Scelsero la Repubblica.
Scelsero l’idea che il bene comune dovesse contare più del potere di pochi.
Scelsero che libertà, dignità e uguaglianza dovessero avere finalmente una casa comune.
Quella casa è la Repubblica.
Non è stata perfetta, non lo è oggi, ma è la casa che custodisce i nostri diritti, la nostra libertà, la possibilità di dissentire, di scegliere, di essere cittadini e non sudditi.
Ed è proprio per questo che va difesa,
ogni giorno.
Perché la Repubblica non è solo una ricorrenza.
È una conquista.
Ed è una responsabilità.
Rocco Carta


