Note erranti

La strada era quasi vuota, illuminata da lampioni che tremavano appena. I passi risuonavano irregolari, come se non trovassero un ritmo a cui appartenere.

Camminava senza fretta, ascoltando i suoni dispersi della città: una finestra che si chiudeva, un motorino lontano, una risata spezzata nel buio.

Niente sembrava accordarsi davvero.

Per anni aveva creduto che, da qualche parte, esistesse una melodia capace di tenere insieme tutto, le scelte, gli errori, gli incontri mancati. Una composizione maestosa, chiara, inevitabile.

Ma quella notte, tra i rumori slegati della strada, qualcosa cambiò.

Non c’era una musica nascosta.

C’erano solo frammenti.

Si fermò sotto un lampione. Alzò lo sguardo, come ad aspettare un segno che non arrivava.

Forse siamo note acute, erranti fuori dal pentagramma, convinte di appartenere a una composizione maestosa.

Lasciò cadere il pensiero come si lascia andare un peso.

E riprese a camminare.

Questa volta, senza cercare armonia.

Rocco Carta

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