Rimembranze (versione completa)

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PREMESSA DI SIMONA ADELAIDE MARTINI

Il prossimo racconto sarà suddiviso in cinque atti. Cinque momenti di vita del protagonista, attraverso cui entreremo nel vortice del suo passato e nei meandri oscuri del suo animo.

Rocco Carta ci condurrà nella narrazione di un’esperienza nota a molti e molte, ma con risvolti e sfumature che scopriremo poco a poco.

State pronti ad interrompere il flusso narrativo, per riprenderlo in un secondo momento, lasciando in sospeso l’immaginazione e i vissuti personali, per ritrovare, ogni volta, la storia del protagonista e intrecciarla alle vostre RIMEMBRANZE.

Buona lettura

IL RICORDO DELLA FELICITÀ NON È PIÙ FELICITÀ;
IL RICORDO DEL DOLORE È ANCORA DOLORE.
– GEORGE GORDON BROWN –

 

Atto I

“Ed è augurandovi un sontuoso buon appetito ed un’ottima digestione che, come ogni giorno, passiamo la linea al telegiornale. A domani.”

Si spengono le telecamere: tecnici di studio e cameraman applaudono la star del programma. Lui ringrazia, unendo le mani e chinandosi appena, quasi come fosse un monaco tibetano,avviandosi verso i camerini.

Giorgio Tiraboschi è una stella del piccolo schermo, ma prima di tutto è uno chef di prima grandezza, conosciuto in tutto il mondo e proprietario della famosa catena di ristoranti “Giorgio’s”, con sedi in tutte le più grandi città del pianeta. Spesso è chiamato a cucinare per i ricevimenti di grandi personaggi della politica o del mondo dello spettacolo e il suo cachet si aggira su cifre da capogiro. È un uomo dal fascino indiscutibile: quarantenne, alto, brizzolato, occhi azzurri e un fisico ben curato. Un sondaggio lo dava al secondo posto, come possibile sogno erotico delle italiane, secondo solo a Jude Law. Eppure è un uomo che vive da solo e, al momento, nonostante abbia avuto molte storie, risulta single. Non ha bisogno di lavorare in televisione, ma l’idea di avere una rubrica di cucina “vera”, come ama spesso sottolineare, l’ha intrigato ed ha accettato di condurla, presentando un piatto ogni sera, prima del telegiornale delle 20. Anche il pubblico hapremiato la scelta di questa rubrica, remunerando la trasmissione con audience molto alti.

Quella sera Giorgio abbandona gli studi televisivi, recandosi immediatamente nel suo Loft fuori città. È stanco e, dopo essersi fatto una doccia, decide di mettersi a letto, spegnendo il cellulare e non accedendo nemmeno il televisore. Si infila sotto le coperte, ma non è per niente tranquillo. Chiude gli occhi, bisbigliando una piccola richiesta al Signore:

“Ti prego, stanotte lasciami riposare senza rimembranze. Ti prego!”. Rimembranze, quel termine che sua madre utilizzava quando narrava i suoi ricordi di gioventù.

Dopo pochi minuti chiude gli occhi, ma non passa nemmeno un’ora che quel sonno diviene inquieto e movimentato. Cosa sta sognando Giorgio? Quali sono le rimembranze a cui fa riferimento nel momento della preghiera?

Quell’incubo è ricorrente fin dai tempi delle scuole medie, quindi, dall’età della preadolescenza. Il problema è che non si tratta di un incubo e basta, ma della continua ripetizione onirica di un fatto a lui realmente accaduto. Per capirlo dobbiamo entrare nel suo inconscio.

Ci troviamo all’interno di un edifico scolastico, si sente il chiasso di bambini che giocano e chiacchierano nei corridoi dove stanno facendo ricreazione. L’occhio cade su un bambino un po’ paffuto che se ne sta in disparte a consumare la sua merenda. È Giorgio, anche se a guardarlo così non si riesce a trovare nessuna somiglianza con l’uomo affascinante che è stato descritto. Sta mordendo voracemente una focaccia, guardando fuori da una finestra, colpito dall’andirivieni di merli su un albero. Ha i capelli a spazzola, come si portavano negli anni ‘80, pieni di gel e porta degli occhiali spessi, a causa di una forte miopia. Un po’ più in là tre suoi compagni di scuola lo fissano sghignazzando, con un’aria che non promette nulla di buono.

Sono Giacomo, Emilio e Marco, suoi compagni di prima media che, fin dai primi giorni di scuola lo hanno preso di mira, facendolo diventare loro vittima sacrificale e zimbello di tutta la classe. Quasi ogni giorno non perdono occasione per insultarlo o per organizzare degli scherzi ai suoi danni, creando grasse e stupide risate da parte di tutta la classe, ma anche mortificazione, paura e profonda tristezza alla loro vittima.

Giorgio è nuovo in quel quartiere e non ha nessuno dei vecchi compagni delle elementari in quella sezione. Purtroppo ha dovuto cambiare residenza a causa della separazione e del conseguente divorzio dei suoi genitori. Una grossa ferita mai rimarginata per questo bambino già pieno di complessi, timidezza e paure.

Il trio di ragazzi si porta verso il banco del capobranco Marco.

“Sei sicuro che ne sia terrorizzato?”, chiede Giacomo

“Certo, ma non lo avete visto in giardino come urlava quando una formica gli ha camminato sulla gamba? Sembrava una femminuccia…”

“Ok, ma non è che questa volta passiamo guai se facciamo quello che abbiamo in mente?”, ribatte Emilio

“Chi se ne frega! Non mi vorrete fare buttare via, dopo tutta la fatica fatta a prenderle e metterle nel barattolo, le formiche, vero?Ho aggiunto anche uno scarafaggio e un ragnetto. Tra poco andrà in bagno e lì realizzeremo il nostro piano…”

Quei tre avevano scoperto che Giorgio soffriva di entomofobia, ovvero una terribile paura degli insetti. Questa cosa li divertiva parecchio e avevano organizzato un piano per umiliarlo ancor più profondamente.

Appena Giorgio si muove per recarsi in bagno, Giacomo ed Emilio lo seguono con passo fulmineo. Ad attenderli, dentro il bagno, vi è appostato Marco. Non appena Giorgio varca la porta, Giacomo ed Emilio lo spingono all’interno, afferrandolo per le braccia.

Giorgio prova a dimenarsi in qualche modo e a chiamare aiuto. Nessuno dei presenti in quella stanza cerca di aiutare il ragazzo. Anzi, si levano di torno a gambe levate. A quel punto da dietro una porta di un gabinetto si fa avanti Marco, ridendo.

“Che volete da me? Lasciatemi, non vi ho fatto niente. Vi prego!”. Con voce ansimante e qualche lacrima che scende dal viso, Giorgio prova a chiedere clemenza ai suoi aguzzini. “Basta, non ne posso più!”

Marco non ascolta nessuna di quelle parole. Con una mano afferra il collo della felpa indossata dal suo compagno di classe e la allarga, mettendosi faccia contro faccia.

“Cazzo che alito! Che schifo, non solo sei brutto da guardare, ma sei anche un puzzone”, scatenando la risata compiaciuta degli altri due compari

“Ti prego Marco, lasciatemi! Giuro che non dirò nulla ai professori, ti prego!”

“Non ti preoccupare, noi tre non vogliamo farti nulla di male. Siccome sabato c’è una festa a casa di Tiziana, abbiamo voglia di vedere come te la cavi a ballare. Anzi, vediamolo subito…”

Appena pronunciate queste parole, Marco dalla mano che aveva nascosto dietro la sua schiena, tira fuori il barattolo con dentro gli insetti che stavano già cercando una via di fuga e, in un lampo, lo riversa per metà all’interno della felpa del ragazzo e gli rovescia il resto del contenuto in testa. L’urlo di Giorgio è spaventoso, talmente acuto da coprire il suono della campanella che sancisce la fine dell’intervallo. Viene liberato dalla morsa in cui lo tengono i suoi compagni e inizia a correre, sbattendo contro i muri e contro chiunque gli si para davanti. Gli alunni, i professori e i bidelli nel corridoio lo guardano atterriti, senza capire cosa stia accadendo, finché un bidello e una professoressa non intervengono per cercare di calmarlo e fermarlo. Un’altra insegnante con le mani cerca di togliere dal corpo del ragazzo gli insetti.

Giorgio resta immobile, con lo sguardo perso nel vuoto. Gli occhiali gli sono caduti nel tentativo di divincolarsi. Il corridoio è pervaso da un silenzio assordante. Ha tutti gli occhi addosso, quando, ad un tratto, il silenzio viene interrotto da Marco:

“Ehi, guardate, il ciccione si è pisciato addosso”, facendo partire le risate di buona parte degli alunni e delle alunne del corridoio.

A quel punto il povero Giorgio sviene.

La preside telefona ai genitori di Giorgio e, dopo averli avvisati del malore del ragazzo, immediatamente chiama un’ambulanza. Convoca in presidenza il trio di ragazzi e ne fa convocare immediatamente i genitori.

Quando ai genitori di Giorgio viene raccontato l’accaduto e viene loro svelato che queste angherie proseguono da mesi, vanno su tutte le furie. Decidono di sporgere denuncia nei confronti della scuola e dei tre ragazzi che, in seguito a una sospensione di numerosi giorni da scuola, le punizioni e le botte prese dai genitori, iniziano a mostrare segni di pentimento per quanto provocato ai danni del compagno. Dopo la presentazione della denuncia, i genitori di Giorgio decidono di iscriverlo in un altro plesso scolastico.

Giorgio da quel giorno ha iniziato a soffrire di balbuzie e a chiudersi sempre più in sé stesso. Nella nuova scuola non accadono più episodi come quelli avvenuti nella precedente, ma,nonostante ciò, non è riuscito a legarsi a nessuno dei nuovi compagni. Anche nel periodo delle superiori viene identificato da compagni e docenti come un solitario. È lo studente migliore della scuola professionale per cuochi, con ottimi rendimenti. Fisicamente ha iniziato a cambiare e, al posto degli occhiali da vista, utilizza lenti a contatto. Negli anni precedenti, aveva iniziato a curare il corpo e a seguire dei corsi di difesa personale e a essere seguito per risolvere il problema delle balbuzie. Piace molto alle ragazze ed è uscito con alcune coetanee, senza mai legarsi mai per lungo tempo. Nessuno si azzarda a provocarlo o insultarlo: ci ha provato un ragazzo più grande, durante una manifestazione, geloso degli sguardi che la sua ragazza gli rivolgeva insistentemente. È finito in ospedale con una mascella e due costole rotte e, se altri compagni non lo avessero fermato, forse Giorgio lo avrebbe ucciso. Si era preso una denuncia.

Comunque, uscito dalla scuola con il voto finale più alto, è stato assunto immediatamente dal miglior ristorante della città. Di Marco, Emilio e Giacomo non ha saputo più nulla. Di loro, e di quella ferita, sono rimasti solamente gli incubi notturni. Proseguono da quel dannato giorno.

Atto II

Giorgio si sveglia di colpo, sudato e tremolante. Si alza di scatto e scaglia una sedia contro il muro della camera, rompendola. Corre verso una stanza adibita a piccola palestra personale e inizia a prendere a pugni e calci un sacco da boxeur appeso al soffitto. Dopo una ventina di minuti, si accascia al pavimento tenendosi il petto e si abbandona a un pianto a dirotto, iniziando un monologo con la sua anima:

“Non ne posso più, basta! Devo fare qualcosa, devo fare qualcosa, qualcosa…”, continuando così per parecchio tempo.

Ha provato di tutto per riuscire a rimuovere quegli incubi. È anche ricorso a parecchie sedute di psicoterapia, all’ipnosi, alla meditazione e ai farmaci, ma tutto ha sempre avuto effetti poco duraturi. Gli incubi tornano sempre a fargli visita. In alcuni periodi, ha assunto persino droghe pesanti e alcool, peggiorando il suo stato fino a lungo e forzato periodo di disintossicazione.

Ora è stanco, provato e sente il bisogno di trovare una soluzione una volta per tutte. Stanotte inizia a pensare che, forse, è giunto il momento di ritrovarsi faccia a faccia con quei tre ragazzi. Non sa dove vivono, né come reagirebbero a ritrovarselo di fronte. Ma è arrivato il momento di cercarli e invitarli a un incontro. Deve tentare: forse ha trovato la terapia adatta a rimuovere quel dolore.

La mattina seguente comincia a cercare informazioni, ricordandosi i cognomi dei tre, attraverso i social network e, nel giro di poche ore, riesce a risalire al profilo facebook di Marco, il capobranco. È cresciuto, ma nella foto ha ancora quel sorriso beffardo di quando era un ragazzino. Le informazioni dicono che è diventato un architetto e che è single. Spulciando tra le sue amicizie riesce a trovare anche il profilo di Emilio. Cavoli se è invecchiato. È stempiato e molto corpulento. Diplomato in ragioneria e divorziato. Si potrebbe affermare tranquillamente che, per la legge del contrappasso, ora appaia lui, quello sfigato e grasso. Di Giacomo non riesce a trovare nulla. Né sui social, né sul web. Decide, quindi, di agire, scrivendo un messaggio privato e congiunto ai due ritrovati.

La sorpresa di Marco e di Emilio è enorme, quando capiscono di essere stati contattati da Giorgio: la star della cucina e della TV, quello che loro hanno tiranneggiato ai tempi delle medie. Dopo aver letto il suo invito, Marco prende il cellulare e compone immediatamente il numero di Emilio:

“Pronto?”

“Dimmi che sei stupito pure tu?”

“Ho riletto il messaggio almeno trenta volte. Non volevo crederci…”

“Cazzo, un invito a cena da colui che dovrebbe odiarci? A cena nel suo loft. Un personaggio famoso come lui che vuole lasciare nel passato, parole sue, tutto ciò che è avvenuto ai quei tempi. Dopo tutti questi anni…”

“Infatti! Io non ho mai avuto il coraggio di cercarlo, dopo che ha abbandonato la scuola. So che, invece, tu e Giacomo, gli avevate scritto più di una lettera di scuse”

“Non ci ha mai risposto. Credo che abbia fatto bene: siamo stati veramente tre bastardi. Ogni volta che ci penso mi sento male e ringrazio Dio per essere diventato un altro tipo di persona.”

“Forse è arrivato il momento giusto per scusarci e chiudere una volta per tutte questo capitolo.”

“Già, peccato solamente che Giacomo non potrà essere con noi. Hai letto, Giorgio ci ha chiesto se sapevamo dove poterlo contattare”

“Dobbiamo metterlo al corrente di quanto gli è accaduto. Piuttosto, chi lo chiama? Ci ha lasciato il suo numero di cellulare chiedendo di fare attenzione a non renderlo noto a nessuno dei nostri cari e a non dire a nessuno dell’invito a cena.”

“Lo chiamo io. Mi raccomando, niente errori. Dopo il trauma che gli abbiamo fatto vivere tanti anni fa, abbiamo l’occasione per chiarirci e chiudere questo capitolo e magari diventare anche amici. Quindi niente cazzate! Dell’invito lo sappiamo solo io e te, chiaro?”

“Chiaro! Ehi, ma che diavolo portiamo a una persona così ricca che avrà già tutto?”

“A questo pensiamo dopo. Ora metto giù e provo a chiamarlo. Appena ho finito con lui ti richiamo, ok?”

“Ok! Ciao Boss!”

“Ciao pirla!”

Passano almeno una decina di minuti prima che Marco riesca a riprendere in mano il cellulare e comporre il numero di Giorgio. È emozionato e, allo stesso tempo, sente una fortissima inquietudine. È come se qualcosa di sovrannaturale lo stia trattenendo dal comporre quel numero, cercando di spingerlo a non rispondere a quell’invito. Come vorrebbe che Giacomo, il suo migliore amico, fosse lì.

“Ah, ma che cazzo sto aspettando?” esclama ad alta voce, nel suo studio.

Prende coraggio, afferra lo smartphone e compone il numero…

Atto III

La sera della cena, Giorgio organizza tutto minuziosamente, preparando alcuni dei suoi piatti migliori e portando sulla tavola, direttamente dalla sua cantina privata, i migliori vini rossi, per accompagnare le pietanze. A guardarlo non sembra far trasparire nessuna emozione.

Al contrario, Emilio e Marco sembrano piuttosto agitati.

Marco passa a prendere l’amico con largo anticipo sull’orario dell’appuntamento. L’idea è quella di passare in una delle più grandi pasticcerie della città a comprare un dolce per la serata e un paio di passiti siciliani di prima scelta, per omaggiare il vecchio amico che li ha invitati. Diamine, si stavano pur sempre recando a cena da una celebrità!

Si sono tirati a lucido e sono entrambi stati dal barbiere. Non hanno rivelato a nessuno dove e da chi si sarebbero diretti quella sera, rispettando le volontà di Giorgio.

Partono alla volta del loft. Purtroppo, a un incrocio non distante dal luogo della destinazione, sbagliano strada.

“Dove cazzo siamo finiti?” urla Marco

“Ti avevo detto di stare attento a quell’incrocio. E poi, per che cazzo non mi hai fatto usare il cellulare con il navigatore!”.L’agitazione è proprio la terza passeggera di quella automobile.

“Perché conosco la strada, solo che stavamo chiacchierando e mi sono distratto. Scusami! Dai accendi quella merda di navigatore.”

“Come vuole lei, Boss.”

Con l’aiuto del navigatore giungono a destinazione, dieci minuti dopo in ritardo, sempre più irrequieti. Scendono dalla macchina e si avvicinano videocitofono sul cancello.

Da una telecamera di sicurezza, posta all’esterno, il padrone di casa li osserva abbastanza divertito. Si accorge subito di quanto i suoi due ospiti siano in fibrillazione. Quello spettacolo non gli dispiace affatto. Le cose, rispetto al tempo della scuola, si sono ribaltate. Ora quelli goffi e imbranati sono loro. Lui si trova in una posizione di vantaggio.

Il videocitofono suona e Giorgio apre le porte ai suoi ex tormentatori.

Marco ed Emilio percorrono il tratto che separa il cancello dall’entrata principale a passo spedito. Rallentano solamente quando la sagoma di Giorgio appare fuori dalla porta, andando loro incontro.

“Benvenuti ragazzi!” Giorgio accoglie i suoi ospiti con uno dei suoi sorrisi televisivi, poi stringe forte loro le mani:“Accomodatevi!”

Entrambi ricambiano il sorriso e la stretta di mano, ma nessuno dei due riesce a tenere gli occhi in quelli di Giorgio, che se ne accorge, ma si volta e fa loro strada.

“Posate pure le vostre giacche su quell’attaccapanni e seguitemi. Prima di sedervi a tavola, voglio farvi visitare la casa. Oh, ma che diavolo? Vi avevo detto di non portare nulla!”

“No dai, a qualunque invito a cena si porta sempre qualcosa al padrone di casa: è una questione di galateo.” risponde Marco, sempre meno agitato.

“Va bene, allora grazie.”

Giorgio li conduce in un tour molto accurato del suo grande loft, ma la stanza che fa più colpo sui suoi ospiti è la stanza con le foto in compagnia di varie celebrità e dei vari riconoscimenti, premi e cimeli ricevuti nella sua carriera di grande chef. In quell’istante, i loro volti appaiono talmente meravigliati da sembrare quelli dei bambini che varcarono, per la prima volta, l’ingresso della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. Giorgio, ovviamente, ne è compiaciuto.

Dopo aver visitato le stanze, si accomodano in sala, dove le loro narici possono inebriarsi con i profumi di prelibatezze che arrivano dalla cucina.

“Sedetevi pure a tavola e iniziate a versarvi del vino. Spengo il forno e torno da voi in un baleno.”

Emilio si rivolge a Marco:

“Cristo santo, hai visto che casa?”

“Sì, ho visto, è tutto davvero molto bello, ma non mi sentirò del tutto a mio agio finché non troveremo un minuto per parlare di quello che è accaduto quando eravamo ragazzi.”

“Ma che cazzo, Boss…”

“Smettila di chiamarmi così, non siamo più dei ragazzini!”

“Ok, ma rilassati un attimo. Avremo tutto il tempo, durante la serata, per rivangare i vecchi tempi e per scusarci. Ora versiamo il vino nei bicchieri.”

“Ehi, ragazzi, che fate ancora in piedi? Sedetevi ché partiamo con gli antipasti” apostrofa Giorgio, rientrando dalla cucina. “Quello che sto per sottoporre ai vostri palati è solo l’inizio di un viaggio di sapori, in cui vi condurrò per tutta la sera. Mi spiace solo che non possa essere dei nostri il povero Giacomo. Dai, facciamo un brindisi.”

“Alzo anch’io il calice”, prende parola Marco, “ringraziandoti per questo invito inaspettato”. Giorgio annuisce con la testa “So che anche a Giacomo avrebbe fatto davvero piacere, ma, soprattutto,per averci dato la possibilità di poter riparare finalmente ai torti che…”

“No! Ti fermo subito.” Giorgio blocca Marco con tono perentorio “Non ho voglia di parlare di questo argomento ad inizio pasto.”

Marco ed Emilio si lanciano un’occhiata di sfuggita e, al primo,quell’intervento di stop fa sopraggiungere un brivido lungo la schiena. Non è completamente a suo agio e si nota.

“Come vi ho accennato”, ora con tono più pacato, “vorrei che questo incontro fosse soprattutto l’occasione per iniziare a conoscersi meglio. Di quello che è accaduto tanti anni fa, vorrei affrontare il discorso più tardi, se non vi dispiace”, sorridendo bonariamente.

Brindano e aprono le danze con un’ouverture di antipasti.

Atto IV

Durante la cena, tra una pietanza e l’altra, i tre si raccontano buona parte di quello che hanno vissuto nel corso degli anni. Giorgio lascia ampio spazio alle loro narrazioni. Ne è incuriosito e ha desiderio di sapere chi sono diventati quei ragazzi di tanto tempo fa. Prova a non accentrare la serata su di sé, ma non è semplice. I suoi ex compagni di classe fremono di conoscere segreti e aneddoti delle star che hanno avuto a che fare con Giorgio e con i suoi piatti. Lui lascia che gli vengano poste alcune domande. La cena, oltre che dagli ottimi primi e secondi, preparati dalle mani del grande chef, è accompagnata dalle note di un CD che il grandissimo Ray Charles in persona ha regalato e autografato a una cena di gala al grande cuoco.

La cena prosegue in scioltezza, quando il padrone di casa si alza,chiedendo un secondo per potersi recare in bagno. Una volta in piedi, Marco nota un’ombra sul volto di quell’uomo. Un’ombra che, fino a quell’istante, non è mai apparsa su quella faccia. Tuttavia, quell’immagine non lo scompone più di tanto, tanto che riprende a chiacchierare con Emilio, assaporando una delle ottime paste che hanno portato al loro ex compagno.

Giorgio entra nel bagno. Tira fuori una scatoletta dall’armadio dei medicinali, prende da una tasca dei pantaloni una banconota da dieci euro già arrotolata, pone e prepara, sul marmo del lavandino, una lunga striscia di cocaina che sniffa velocemente. Rimette in ordine tutto. Si dà una sciacquata al viso e, guardandosi allo specchio, esclama:

“È ora di andare in scena!”

Rientra nella sala, portando un vassoio con tre bicchieri e la bottiglia del passito. Spegne la musica e si siede al suo posto.

“Scusate se interrompo la piacevole chiacchierata, ma, prima di servire caffè e ammazzacaffè, credo sia giunto il momento di ascoltare quello che avreste voluto dirmi già all’inizio della serata. Questa cena è stata organizzata per chiudere una volta per tutte i conti che abbiamo in sospeso da quel maledetto giorno. Credo sia così anche per voi, giusto?”

Marco, mentre Giorgio parla, non gli toglie mai gli occhi di dosso. Da quando si è alzato per recarsi in bagno, qualcosa in lui è mutato. Un mutamento che, fino a quel momento, è stata una compagnia affabile e simpatica.

Lancia un’occhiata a Emilio che, ora, tiene gli occhi bassi sul piatto. Si sente autorizzato a prendere la parola, ma riprende ad avvertire quel senso di disagio che ha avuto all’inizio della serata.

“Esatto! Siamo qui anche per questo.” esordisce Marco con voce tremante. Emilio alza la testa ed annuisce.

“Perfetto. Sono tutto orecchi. Vi ascolto.”

Attorno al tavolo cala il silenzio. Per un attimo, a Giorgio, pare di trovarsi nella scena del duello finale del film “Il buono, il brutto e il cattivo”. Lui ricopre il ruolo che fu di Lee Van Cleef.

“In tutti questi anni ho, anzi, abbiamo pensato spesso a quello che è accaduto a quei tempi. Ti possiamo assicurare che, anche Giacomo, non ha mai smesso di pensarci. Ne soffriva e anche molto. Dopo quel giorno, ha cambiato parecchio personalità e, se non fosse per quel maledettissimo incidente che gli è capitato, certamente ora sarebbe seduto qui con noi.” Marco fa una pausa per riprendere fiato. Ora, sia Emilio che Giorgio lo fissano. Eppure, l’espressione del volto del secondo è molto diversa da quella del primo. “Eravamo dei ragazzini, stupidi e viziati. Ti abbiamo distrutto solo per passare qualche minuto di quello che credevamo fosse un divertimento. Ora, siamo davvero felici di poterci trovare qui e di avere la possibilità di scusarci per quello che ti abbiamo fatto.” Emilio continua ad annuire in silenzio “Anche se ho paura che non possano esistere scuse così grandi per riparare quel torto. Ma, credimi, sono davvero sincere.”

Le parole sono lente a causa di un groppo alla gola. Anche gli occhi e quelli di Emilio sono umidi.

“Mi associo a tutto quello che ha detto Marco. Io, io…” Emilio non riesce a finire la frase e scoppia a piangere a dirotto“Scusatemi!”

In quello stesso istante, Giorgio fissa con disprezzo i suoi due ospiti e inizia ad applaudire all’indirizzo dei due. Marco ed Emilio lo guardano immobili e stupiti. Il volto di Giorgio, adesso, è una maschera di rabbia e fa paura.

“Cazzo! Davvero, Santo Dio, siete dei pessimi attori! Non siete nemmeno riusciti a commuovermi un pochino. Al contrario, mi avete fatto salire una rabbia fuori dal normale.”

All’interno della sala si percepisce un’agitazione pazzesca. I due malcapitati si sentono attoniti e impotenti.

“Sarebbero queste, Marco, le vostre scuse? Tutto qui? Ma dai, io mi aspettavo almeno che vi metteste in ginocchio, imploraste il mio perdono baciandomi i piedi o le mani e invece quattro parole del cazzo? Ma dai…”

“Ora stai esagerando!” Sbotta Marco “Capisco la rabbia ma…”

“Ora parlo io!”, urla Giorgio. “Ora tocca a me. Ti ho lasciato parlare e il coglione di tuo amico qui di fianco ha avuto il suo turno. Ora è il mio.”

Nessuno dei due ha il coraggio di contraddirlo.

“È vero, ho voluto questa cena per chiudere i conti una volta per tutte. Ma credete davvero che volevo chiuderli con delle scuse patetiche trovate da voi? No, se pensate di cavarvela così, avete proprio sbagliato a capire.”

Marco ed Emilio continuano a fissarlo increduli e immobili sulle sedie.

“Ma voi avete in mente l’odio che io provo per voi tre? L’umiliazione che mi avete fatto provare me la porto ancora dentro. Di notte la sogno di continuo!” urla paonazzo. “Da quel giorno, non ho mai smesso di pensare a come guarire da quell’ossessione di vendetta che mi porto dietro. Mi avete trasformato in un antisociale, in uno che non è in grado di fidarsi di nessuno. Non ho mai fatto durare più di un certo numero di mesi i miei rapporti di amicizia o le mie relazioni. Anni di cure, di farmaci inutili, di dolore e voi, adesso, venite qui a farmi la scenetta degli affranti? Non è così che dovrà andare…”

“Ma che cosa vuoi di più? Ci siamo scusati, siamo qui, ti stiamo dicendo che non siamo più quelli di allora…”

Giorgio tira un pugno sul tavolo interrompendo Marco e facendo sobbalzare Emilio. È talmente forte che due bicchieri cadono,rovesciando il contenuto.

“Mi pare di averti detto che non voglio essere interrotto quando parlo o sbaglio? Non provare a farlo un’altra volta!”

Giorgio lo minaccia senza mai abbassare lo sguardo. Sguardo che Marco non riesce più a sostenere. A quelle minacce Emilio,invece, alza finalmente gli occhi dal tavolo, voltandosi verso il proprietario di casa.

“Che cazzo fai ciccione, osi alzare lo sguardo verso me?”

Quel piccolo atto di coraggio finisce in quell’istante. Giorgio riprende la parola:

“È incredibile come la vita faccia cambiare il corso delle cose. Guardatevi, sembrate proprio dei cagasotto, esattamente come ero io a undici anni. Oh, non è che ora vi pisciate addosso dalla paura? Ho appena comprato il tappeto persiano sotto il tavolo, non vorrei si rovinasse”. La risata che segue assomiglia a quella di un folle. Somiglia a quella di Joker quando crede di poter far soccombere Batman e Robin con un piano malefico “No, non ve lo concedo il mio perdono, anzi, vi disprezzo ancor di più e l’unica cosa che mi dispiace è che Giacomo non sia qui presente a prendersi la sua dose di umiliazione. Anzi, riempite i bicchieri” Si alza di scatto facendo cadere la sedia. “Propongo un brindisi: a quel pezzo di merda di Giacomo, che pur di non trovarsi davanti all’espiazione dei suoi peccati, si è fatto investire da una macchina. Che possa bruciare all’inferno…”

“Questo è troppo! Emilio alziamoci e prendiamo le nostre giacche.” grida Marco senza mai distogliere gli occhi da Giorgio

“Andiamocene. Il nostro ex compagno si è preso la sua rivincita. Ci hai umiliato abbastanza. Sarai soddisfatto, immagino?”, domanda Emilio che ora lo fissa con disprezzo. “Fottiti tu e il tuo perdono!”

Si alzano da tavola dirigendosi verso l’uscita. Sono un misto di incazzatura e frustrazione. Entrambi vogliono levarsi di torno velocemente. Tutti e due hanno compreso che la situazione può solo peggiorare.

“Ah, ah, ah…”, una risata fragorosa li ferma “Ma dove state andando? Ma non avete capito che è stata tutta una messa in scena” dice Giorgio, continuando a ridere in maniera sguaiata “Avreste dovuto vedere la vostra mimica facciale. Perché non ho registrato tutto con delle videocamere?”

Marco ed Emilio restano fermi ad osservare quella scena, pensando, probabilmente, di essere finiti in una Candid Camera di Nanny Loy o di Buster Keaton. Un piede di ognuno dei due è posizionato verso l’uscita, l’altro verso la sala. Qualcosa d’interiore lotta dentro provocando indecisione sul da farsi. Giorgio si muove verso di loro e, posando una mano sulla spalla di entrambi, li spinge a tornare verso la tavola.

“Ve l’ho fatta eh? Oh, ripigliatevi, vi ho preso un po’ per il culo. Mi sono preso la mia vendetta!” I due ospiti tornano a sedersi. Giorgio si sposta verso un trumeau della stanza e apre un cassetto.

“Accidenti, una prova d’attore davvero credibile. Mi hai ucciso.” esclama Marco

“Davvero, ci hai fatto quasi morire.” Lo segue Emilio, ridendo nervosamente. “Sei un fottuto, maledetto, genio Tiraboschi. Uno scherzo… Ma era davvero tutto uno scherzo?”

Giorgio si volta. Ora si trova quasi davanti alla postazione di Emilio

“No, non era uno scherzo!”

Il colpo che parte dalla pistola con tanto di silenziatore sulla canna, colpisce direttamente la fronte di Emilio.

Marco inorridisce. Un urlo silenzioso esce dalla sua bocca. È paralizzato sulla sedia.

“Sbagliato Boss. Ora, ti uccido!”

Tre colpi partono verso il petto di quel disgraziato, prendendosi la sua vita.

Atto finale

Giorgio trasporta i due corpi all’interno di una cella frigorifera situata in cantina. Fa sparire la macchina di Marco in un luogo non lontano dal loft. Infine, ripulisce la sala molto accuratamente e va a farsi una doccia. Immediatamente dopo, decide di mettersi a letto. Questa volta non esce nessuna preghiera dalla sua bocca e quasi subito si addormenta.

Quella notte dorme senza nessun incubo o rimembranza. Dorme beato anche le sere successive.

I famigliari di Marco ed Emilio denunciano la scomparsa. I media iniziano a occuparsi del caso. Una sera, la polizia fa irruzione in casa, scoprendo, dopo un’indagine di settimane, i cadaveri. Il grande chef conquista di nuovo le prime pagine dei giornali e il clamore di quel gesto suscita una grossa risonanza. Nonostante ciò, lui continua a dormire serenamente, quasi come se non fosse mai riuscito a farlo davvero.

La rimozione definitiva del trauma è avvenuta.

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