Se domani non torno. Perchè questa storia riguarda tutti noi.

Oggi, insieme alle colleghe docenti della scuola in cui lavoro, ci siamo recati al cinema con le classi terze, quarte e quinte del liceo per assistere alla proiezione di Se domani non torno, il film dedicato alla storia di Giulia Cecchettin.

Questa mattina, in anteprima, il film è stato visto da circa 70.000 ragazze e ragazzi in tutta Italia. Al termine della proiezione, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare, in collegamento da Roma, le parole di Gino Cecchettin, papà di Giulia, della regista, della sceneggiatrice e del cast del film, che ha risposto alle domande dei giovani presenti nelle diverse sale cinematografiche.

La storia portata sul grande schermo dalla regista Paola Randi è quella della vita e dei sogni di Giulia, una storia che va oltre la cronaca e che restituisce spazio e voce alla persona, alla ragazza, ai suoi desideri e ai suoi progetti.

Il film racconta la vita di una ragazza di 22 anni, prossima alla laurea in Ingegneria biomedica, un traguardo che avrebbe potuto aprirle una strada professionale, ma che non sarebbe stato necessariamente il suo futuro. Giulia, infatti, era stata ammessa a una scuola di fumetto a Reggio Emilia: voleva inseguire il sogno di realizzare libri per bambini e dare vita a tanti altri progetti.

Una ragazza con una vita davanti, piena di sogni, entusiasmo e possibilità.

La storia prende spunto dal libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia, scritto da Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso, da cui è tratto il film.

La narrazione ci riporta all’11 novembre 2023, cinque giorni prima della laurea di Giulia, e segue la famiglia fino al ritrovamento del suo corpo. Sono giorni interminabili e difficilissimi, vissuti nell’attesa angosciante da un padre, una sorella e un fratello, davanti a un dolore inimmaginabile.

Un dolore che Filippo Timi (Gino Cecchettin), Tecla Bossi (Elena Cecchettin) e Tommaso Allione (Davide Cecchettin) riescono a trasmettere agli spettatori attraverso interpretazioni intense, profonde ed emotivamente coinvolgenti.

La trasposizione cinematografica, però, va oltre il racconto di un femminicidio. Si sofferma sui segnali di una relazione tossica, sui comportamenti e sugli atteggiamenti che possono aiutarci a riconoscere quando l’amore smette di essere libertà e si trasforma in controllo, possesso e limitazione dell’altra persona.

Grande risalto viene dato anche alla voce di Elena Cecchettin, la sorella di Giulia. Una voce che, grazie al suo coraggio e alle parole pronunciate in quei giorni, ha raggiunto televisioni e social, denunciando la cultura patriarcale e invitando tutti noi a non restare in silenzio. Non a limitarci a un minuto di silenzio, ma a «continuare a fare rumore per Giulia».

C’è poi una scelta narrativa particolarmente significativa: nel film l’assassino non viene mai nominato, né mostrato in nessuna sequenza.

Un’assenza voluta, come hanno spiegato la regista e la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan. Perché mostrarlo, nominarlo, indicarlo semplicemente come il colpevole rischierebbe di portarci a una conclusione fin troppo rassicurante: Ecco, il colpevole è lui. Io non sono così. Io non c’entro.

È il meccanismo del classico «Not all men», che rischia di diventare un modo per sottrarsi a una riflessione più profonda e necessaria.

Invece, soprattutto noi uomini, siamo chiamati a interrogarci. Dobbiamo chiederci quanto, nella nostra quotidianità, nei nostri comportamenti, nelle nostre parole e nelle relazioni che costruiamo, contribuiamo, anche inconsapevolmente, a perpetuare una cultura maschilista e patriarcale.

Non basta prendere le distanze da chi commette violenza. Occorre riconoscere e mettere in discussione quei modelli culturali, quegli stereotipi e quegli atteggiamenti che alimentano il possesso, la disparità e l’idea che una donna possa essere considerata proprietà di qualcuno.

È un lavoro che deve partire da ciascuno di noi, dal nostro modo di essere, di educare, di relazionarci e di stare insieme agli altri.

Per questo credo che Se domani non torno sia un film da vedere e, soprattutto, da far vedere a ragazze e ragazzi, ma non soltanto a loro.

Come ricorda la poesia Si mañana no vuelvo, da cui il film prende il titolo, scritta dall’attivista peruviana Cristina Torres Cáceres:

«Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima».

Eppure Giulia non è stata l’ultima. Purtroppo, dopo di lei, altre donne hanno perso la vita per mano di uomini che non hanno saputo riconoscere la libertà e l’autonomia dell’altra persona.

Il lavoro contro la cultura del possesso, il sessismo e la mascolinità tossica è ancora enorme e non può essere rimandato.

Come educatore, credo che questa storia e la sua trasposizione cinematografica possano rappresentare un monito, ma anche uno strumento prezioso per aprire domande, stimolare consapevolezza e mettere in moto un cambiamento autentico.

Perché educare al rispetto non significa soltanto condannare la violenza quando si manifesta. Significa imparare a riconoscerla prima, prevenire i comportamenti che la alimentano, costruire relazioni fondate sulla libertà, sull’ascolto, sulla reciprocità e sul rispetto dell’altra persona.

Significa insegnare che amare non vuol dire possedere, controllare o decidere al posto di qualcuno.

Voglio concludere con le parole che Gino Cecchettin ha voluto donare alle ragazze e ai ragazzi durante il collegamento, parlando del film e di Giulia:

«Spero che vi portiate dietro qualche riflessione sulla vostra vita, su quei sogni che Giulia aveva. La vita ci dà tantissime altre opportunità, l’importante è coglierle, saper sognare e sognare in grande. Vi abbiamo raccontato una storia tragica, ma da quella storia vorrei far nascere un seme, che tocca a voi far fiorire»

Credo che sia proprio questo il messaggio più importante da portare a casa oggi.

Da una storia tragica può nascere un seme di consapevolezza. Ma siamo noi, adulti, educatori, ragazze e ragazzi, a doverci prendere la responsabilità di farlo germogliare.

Per Giulia. Per tutte le donne. Per una società diversa, nella quale nessuna debba più avere paura di non tornare.

Rocco Carta

Importante:

Il 1522 è il numero nazionale antiviolenza e antistalking, gratuito e attivo 24 ore su 24. Offre aiuto, ascolto e protezione alle donne vittime di violenza e stalking.
È possibile chiamare o scrivere in chat, anche in anonimato.

Qui, invece, il link della Fondazione intitolata a Giulia Cecchettin:

https://fondazionegiulia.org/

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