
Ieri mi sono recato, finalmente, al cinema per vedere un film che, da grande fan della persona a cui è dedicato, non potevo assolutamente perdermi.
Je so pazzo, di Nicola Prosatore, ripercorre gli inizi e l’ascesa della carriera di Pino Daniele, fino ad arrivare al mitico concerto del 1981 in piazza del Plebiscito, a Napoli.
Il rischio, in un biopic come questo, era enorme: quello di santificare Pino, anche attraverso una narrazione retorica, trasformandolo in un personaggio senza ombre e senza contraddizioni.
Invece, a mio avviso, il film evita questa trappola.
Nella narrazione, Pino emerge come una figura complessa, spigolosa, segnata fin dall’infanzia da tensioni familiari e da un’inquietudine che ce lo restituiscono in tutta la sua umanità.
Non un personaggio da celebrare a ogni costo, ma un uomo con le proprie fragilità, le proprie contraddizioni e il proprio modo di stare al mondo.
Ovviamente, a fare da cornice alla sua vicenda c’è la musica. Ed è proprio qui che il film trova uno dei suoi punti di forza: nel legare il percorso artistico di Pino al fermento culturale della Napoli della fine degli anni Settanta.
Una Napoli in pieno fermento, in cui i Napoli Centrale del mitico James Senese rappresentavano un punto di riferimento e nella quale l’arrivo di Pino, con la sua capacità di mescolare blues, jazz e funky alla melodia napoletana, contribuì a cambiare il panorama musicale italiano, aprendogli nuove strade e portandolo, negli anni, a essere apprezzato anche a livello internazionale.
La colonna sonora? Una bomba!
Anche perché attinge a piene mani dai primi, leggendari album di Pino.
C’è Terra mia, con brani come Che calore, Terra mia e quel capolavoro assoluto che è Napule è.
C’è Pino Daniele, con Je so’ pazzo, E cerca ‘e me capì, Chillo è nu buono guaglione e tanti altri brani straordinari.
E, infine, c’è forse il suo album più iconico: Nero a metà, con gioielli come Quando chiove e A me me piace ‘o blues.
Insomma, per chi ama la musica di Pino, ritrovare questi brani sul grande schermo è un’esperienza che va oltre il semplice accompagnamento musicale: è un viaggio dentro una stagione irripetibile della musica italiana.
Non si può, poi, non sottolineare la splendida prova attoriale di Massimiliano Caiazzo, che affronta il ruolo con una trasformazione fisica importante e restituisce un Pino credibile, fatto non soltanto di gesti e parole, ma anche di sguardi, silenzi ed espressioni. Una prova che, a mio avviso, riesce a trasmettere emozioni senza scadere nell’imitazione fine a se stessa.
Lo dico senza girarci troppo intorno: sono uscito dalla sala ampiamente soddisfatto.
E lo consiglio sia a chi ama la straordinaria musica di Pino Daniele, sia a chi lo conosce poco e vuole scoprire qualcosa in più sulla sua storia, sia a chi, magari, non lo ha mai amato particolarmente.
Perché, al di là del rapporto personale con la sua musica, se avete voglia di vedere un buon film, Je so pazzo merita davvero.
Ma questa è soltanto la mia impressione, il pensiero di un educatore e narratore che da sempre è un grande fan di Pino Daniele.
E adesso sono curioso di conoscere le vostre: avete visto il film? Che cosa ne pensate? Vi ha emozionato? E, soprattutto, quale Pino Daniele vi siete portati a casa dopo averlo visto sul grande schermo?
Vi leggo volentieri.
Un abbraccio,
Rocco

