
Siamo davvero alla follia.
I ragazzi, dai bambini agli adolescenti, hanno bisogno di confronto, di informazioni, di formazione.
E la politica, invece, cosa sceglie di fare?
Tenta di cancellare l’educazione sessuale dalle scuole.
Tutto questo accade in un Paese che avrebbe bisogno di educazione all’affettività più che mai, viste le quotidiane discriminazioni, le difficoltà relazionali e la sofferenza di tanti giovani.
Parlare di sessualità, affrontarla e comprenderla non è un rischio: è una necessità educativa e sociale.
Eppure, in un’Italia dove i femminicidi sono all’ordine del giorno, invece di costruire fin da subito percorsi di consapevolezza, rispetto e responsabilità, si preferisce bloccarli.
Il paradosso è che tutto questo viene giustificato con l’idea di “proteggere la famiglia”.
Ma come si può proteggere la famiglia negando formazione ai suoi figli?
Si fa finta di nulla, come se le fragilità dei ragazzi e delle ragazze non esistessero.
Come se le loro domande, le loro ansie, le loro paure fossero un dettaglio.
Tanto, qualcuno pensa, con internet e la tecnologia “si informeranno da soli”.
Che errore. Che superficialità. Che tristezza.
Da educatore, non posso che esprimere profonda indignazione.
Il mio lavoro consiste nel riconoscere queste difficoltà, ascoltare, intervenire e costruire reti con altre figure professionali in campo educativo e psicologico.
Bloccare l’educazione sessuale significa ostacolare proprio questo lavoro, significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà.
Spero davvero che questa decisione non passi.
Perché un Paese che ha paura di educare è un Paese che sceglie, consapevolmente, di restare indietro.
Rocco Carta


Si vuole tornare indietro di decenni… con l’idea che una società anni Cinquanta fosse migliore. E di sicuro per alcune categorie di persone quelli erano tempi d’oro!
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Proprio così.
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